Il sanguinoso intreccio tra Bagheria, donne e mafia - di Lorenzo Gargano

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Il caso del boss Pino Scaduto che meditava di far uccidere sua figlia, non è il primo che vede Bagheria sulle prime pagine per il sanguinoso intreccio tra donne, mafia e morte.

Il 23 novembre 1989 a Bagheria venivano trucidate dentro una Citroen Ax in via De Spuches la madre, la zia e una sorella del mafioso Marino Mannoia, che aveva appena intrapreso segretamente un percorso di collaborazione con il giudice Falcone, l'episodio divenne famoso come la strage delle donne di Bagheria. La cronaca della barbarie di quell'omicidio fece il giro del mondo per l'efferattezza del delitto. Per uccidere le donne secondo le risultanze medico legali furuno sparati a bruciapelo colpi di fucile caricato a pallettoni. L'omicidio fu fatto a Bagheria perchè le donne si stavano spostando nottetempo nel loro nuovo alloggio per sfuggire ai sicari che, secodno loro, non potevano sapere della collaborazione del familiare e il loro nuovo domicilio di Bagheria. Fu una valutazione errata e fatale per loro. "Finalmente ci siamo levati questa vergogna" - fu la brutale frase che un collaboratore di giustizia riferisce di aver sentito da uno dei killer all'opera quella sera. I bagheresi avevano lavato l'onta ed avevano consumato la loro vendetta trasversale, Mannoia era il primo pentito del fronte vincente dei Corleonesi, un uomo che poteva fare molto danno all'organizzazione. Era però la prima volta che la mafia faceva una strage di donne, il martirio del piccolo Di Matteo sarebbe avvenutto molti anni dopo, passando per le stragi del 92', in un culmine di violenza. L'eco della disumana crudeltà dela mafia torna fino ai giorni nostri dalle intercettazioni del boss Pino Scaduto emerse dall'inchiesta, mentre meditava l'omicidio della figlia. "Questo regalo quando è il momento glielo farò”. Così scriveva il boss a un’altra delle sue figlie dal carcere. E in una seconda lettera era ancora più esplicito: “Glielo faccio ancora molto più bello questo regalo, tempo a tempo che tutto arriva”.

Nel progetto omicidiario Scaduto tentava di compromettere il figlio che recalcitrante si rifiutava, ma non per una cedimento morale ma in punto di diritto " mafioso" rispondeva: "“Io non lo faccio, il padre sei tu e lo fai tu. Ti consumi tu”.

Scaduto, che ha negato al Gip ogni addebito in merito a questa vicenda, per gli inquirenti voleva uccidere la figlia perchè intratteneva una relazione sentimentale con un carabiniere, ed era una circostanza che il vecchio boss Scaduto non era riuscito a digerire, poichè totalemte assogettato alle regole mafiose. In questo dramma c'è però una nota positiva e di speranza se vogliamo, il coraggio di una donna che nell'asfissiante ambiente mafioso è riuscita a ribellarsi al giogo di cosa nostra e non può che essere da esempio e stimolo per tante altre donne e uomini che questo coraggio lo cercano.

Lorenzo Gargano

La fotografia è tratta dal volume di John Dickie "Cosa nostra", edito nel 2004 da Editori Laterza. Il giudice Falcone sulla scena del crimine a Bagheria.