Se si inizia a credere di poter decidere del destino degli altri... - di Federico Modica

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Certo che a Bagheria si è arrivati ad una concezione veramente ben strana dell'agire istituzionale se mi trovo nuovamente costretto a rivolgermi ad un mezzo di comunicazione popolare per evidenziare storture che, sinceramente, non avrei mai e poi mai pensato di dover segnalare.

Eppure...
L'ultima (e unica) volta che ne ho avuto l'esigenza è stata quando mi è stato necessario raccontare come, in un primo momento, l'Amministrazione Comunale si fosse rifiutata di rendere esecutivo il contenuto di una sentenza del tribunale per l'aumento delle ore di assistenza alla comunicazione per mio figlio (la storia la potete leggere qui: "La vergogna ha un nuovo colore: il blu"). Oggi, al secondo ricorso vinto, sempre per lo stesso motivo, mi ritrovo a dover rendere pubblico un altro fatto a dir poco increscioso che, credo, non debba passare sottotraccia. E' importante si sappia a quali atti scellerati sono disposti a prestarsi alcuni dipendenti che lavorano nella pubblica amministrazione.
Vi chiedo di leggere attentamente quanto segue, perché è importante capire i pericoli che stanno alla base di azioni tanto avventate quanto assurde e nelle quali, penso, si annidi la vera fisionomia di un sistema oramai corrotto che utilizza l'abuso di potere quasi senza farci caso e che, purtroppo, non è peculirità della nostra sola città.
Vi parlerò ancora una volta di disabilità, di diritti, di didattica e di inclusione. Anzi, di mancata inclusione.
Ebbene, trovo doveroso avvertirvi che in sede di Gruppo Misto (GLIS - Gruppo di Lavoro per l'Iclusione Scolastica), durante la compilazione del PEI (Piano Educativo Individualizzato), a Bagheria può succedere che individui estranei a questo esercizio decidano arbitrariamente di intervenire o, ancora peggio, influire sui contenuti che tale documento fondamentale deve avere.
Tento di farmi capire ancora meglio... Il PEI è quel certificato indicato nella Legge 104 e definito "strumento fondamentale" che contraddistingue ciascuna istituzione scolastica che vuole essere veramente inclusiva. Alla stesura del PEI devono e possono partecipare solo alcune precise figure, e qui riporto quanto scritto all'Art. 12 comma 5 della suddetta legge:
"All'individuazione dell'alunno come persona disabile ed all'acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato (PEI), alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei GENITORI DELLA PERSONA DISABILE, gli OPERATORI DELLE UNITA' SANITARIE LOCALI (neuropsichiatria) e per ciascun grado di scuola, PERSONALE INSEGNANTE SPECIALIZZATO DELLA SCUOLA (l'insegnante di sostegno), con la partecipazione dell'INSEGNATE OPERATORE PSICO-PEDAGOGICO INDIVIDUATO SECONDO CRITERI SABILITI DAL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE (l'assistente all'autonomia e alla comunicazione individuato e assegnato dagli enti locali dopo richiesta della scuola). Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell'alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero sia le capacità possedute che devono essere sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte della persona disabile."
Riassumendo, il PEI è il documento con il quale una scuola costruisce e integra all'interno di una classe - armonizzandolo ad essa - il percorso didattico di un bambino disabile, indicando le strategie più appropriate, il numero di ore di sostegno e di assistenza adeguate affinché si raggiungano gli obiettivi e far avanzare il soggetto in difficoltà senza svantaggiare un'intera classe di alunni.
Dunque, ha una dipendente comunale - nella fattispecie la responsabile dell'ufficio H (quindi una dipendente amministrativa) - diritto di intervento o, più semplicemente, di parola nella compilazione di un PEI?
Secondo quanto scritto nel comma 5 dell'art. 12 della legge 104 è chiaro che la risposta è no.
Eppure...
Ma quali dinamiche possono giustificare l'intervento coatto e, permettetemi di utilizzare questo termine, illegittimo di un tal individuo che, tra l'altro, non ha mai conosciuto né visto il vero protagonista di questa storia, ossia mio figlio?
Stando alle parole pronunciate dalla stessa dipendente, tale arbitraria partecipazione sarebbe dovuta servire per mettere in discussione i contenuti del PEI ed in particolare la quantificazione delle ore di assistenza. Sorprendente, vero?
A questo punto, ci si potrebbe anche chiedere per quale motivo e con quale diritto tale personaggio abbia potuto pensare di rappresentare opinioni proprie sulla quantificazione delle ore di assistenza. E in questo caso è stata la medesima a fornire una risposta (di disarmante semplicità): perché secondo lei le ore decise e apposte nel PEI erano troppe! Inoltre, ha aggiunto anche di non comprendere per quale motivo un bambino che ha già l'insegnante di sostegno debba avere anche l'assistente alla comunicazione. Ad essere onesti, anche a questa incognita ha saputo dare risposta dicendo che, evidentemente, la ragione doveva risiedere nell'incapacità delle insegnanti a fare il proprio mestiere e che di conseguenza tutto quanto scritto in quel documento doveva sicuramente essere inadatto e inutile!
In realtà i motivi di questa ingerenza, anomala e vergognosa, sono altri e di natura non meno indegna di quelli descritti fino ad ora. Sì perché, dietro a questa azione vi era solo la volontà di rendere vano un futuro ricorso al giudice. Infatti, appena una settimana prima di questa vicenda, abbiamo vinto il nostro secondo ricorso nei confronti dell'amministrazione che ha di nuovo dovuto aumentare le ore di assistenza per mio figlio. L'ennesima rivalsa di un diritto, fondamentale e inalienabile, avvenuta grazie alla corretta compilazione del PEI dell'anno precedente.
Un secondo ricorso perso per l'Ente locale e, probabilmente, il sospetto di avere a che fare con persone pronte ad appellarsi alla giustizia una terza, una quarta e anche una quinta volta. Un po' troppo. Una rogna che, magari, potrebbe tramutarsi in qualcosa di più problematico e quindi da eliminare alla base: niente ore nel PEI.
Alla base di tutto sempre la solfa: la sofferenza economica del Comune che "fa di tutto per offrire il meglio i propri cittadini". Dicono. Ma nella fattispecie, e lo dico io - e ne ho tutto il diritto - che sono il papà di un bambino autistico, vedermi assegnate 6 ore di assistenza settimanali a fronte delle 25 ore certificate e quindi opportune e necessarie per il benessere di mio figlio, trovo una tale "offerta" un vero e proprio affronto. Ma trovo sia un affronto non solo nei confronti miei e di mio figlio, ma più in generale dell'intelligenza e del buon senso, perché - diciamocela tutta - assegnare indistintamente un ora di assistenza al giorno a chiunque significa sperperare quelle già poche risorse dedicate ad uno dei segmenti più importati nei progetti di tutela e inclusione che ogni amministrazione dovrebbe destinare ai bisogni dei propri cittadini più fragili.
Eppure, abbiamo dovuto subire ricatti morali ("Sapete che le ore che verranno implementate a vostro figlio saranno tolte ad altri bambini?"); ci siamo dovuti sorbire lezioni di etica ed economia nazionale ("Dovreste, anche solo per un giorno, sedervi al posto dei nostri amministratori e provare sulla vostra pellele mille difficoltà che sono costretti a vivere per colpa del pareggio di bilancio!"); abbiamo dovuto bandire ogni ti po di stanchezza e trovare la forza di affrontare quotidianamente l'indifferenza generale che si trasforma in cieca crudeltà, in un percorso ad ostacoli che, quando riesci a raggiungere un obiettivo, si rivela un nuovo punto di partenza travestista da meta raggiunta.
"L'Italia oramai è in mano agli handicappati e agli immigrati" (anche questo abbiamo dovuto sentire), una frase che che sostanzialmente sta a significare che le cose vanno male perché sono troppi i "parassiti" ai quali vengono concessi troppi diritti che dovranno poi pagare le persone sane e italiane...
Alla fine di tutto, convinto di avere risposto con quanto scritto ad un obbligo morale, mi rendo comunque conto che nel mio animo rimangono ad albergare solo il rammarico e l'amarezza...
Il rammarico di essere impedito dalla stanchezza a rendere pubblici gli aspetti positivi di cui, grazie al percorso fatto e nonostante tutto, mio figlio riesce oggi a godere: la testimonianza di quanto sia importante e valido un intervento multidisciplinare per contrastare le difficoltà che una sindrome autistica causa ad un individuo.
L'amarezza di dover riconoscere, ogni volta, che il rispetto dei diritti di mio figlio debba sempre essere una continua lotta, una conquista che non consegna gloria al vincitore ma un attimo appena di tregua per riprendere fiato e ricominciare ad urlare nel deserto.

Federico Modica