Zone Economiche Speciali: un'importante strumento per la Sicilia- di Alessia Girgenti

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Si è svolto la scorsa settimana, presso la sala Gialla del Palazzo Reale, un incontro di grande importanza sull’istituzione, in Sicilia, delle Zone Economiche Speciali (ZES).

Le ZES vengono istituite in Italia dal D.L. 91/2017, anche conosciuto come “Decreto Sud”. Esso prevede l’introduzione di “nuovi strumenti volti a favorire il superamento del divario economico e sociale delle regioni del Mezzogiorno rispetto alle altre aree del paese”.

La Zona Economica Speciale viene ivi definita come “una zona geograficamente limitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita anche da aree non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale, e che comprenda almeno un'area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell'11 dicembre 2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, collegata alla rete transeuropea dei trasporti (TEN-T)”.

Caratterizzano inoltre le ZES particolari benefici e semplificazioni rispetto al regime ordinario di credito di imposta al Sud, validi sia per le nuove imprese che per quelle già esistenti.

Il decreto promuove l’istituzione delle ZES nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Ad aprire la stagione d’istituzione delle ZES è stata la Calabria e sembra che anche la Sicilia potrebbe agire presto in tal senso.

Per questa ragione il confronto tra la III Commissione e i principali rappresentanti delle forze politiche, nonché dirigenti, sindaci, rappresentanti delle associazioni e delle università siciliane.

Dopo una serie di note introduttive di carattere politico e tecnico, abilmente esplicitate dall’Onorevole G. Cafeo, segretario della Commissione, si è aperto nella Sala Gialla un vivo dibattito sull’esito che il decreto avrà entro i confini dell’isola.

É innanzitutto emerso che la superficie complessiva disponibile alle creazione delle ZES è pari a 5 mila 580 ettari, una superficie non da poco, svincolata peraltro dall’obbligo di adiacenza territoriale. Sembrerebbe che, dovendo le ZES sorgere in prossimità di Autorità di Sistema Portuale, le zone identificate per la loro istituzione sarebbero il Palermitano e il Catanese. Questo dato crea una prima fonte di problematicità: resterebbe infatti totalmente esclusa dai benefici economici ed amministrativi delle ZES l’intera fascia sud-est della regione. A tal proposito estremamente interessante si è rivelato l’intervento della dott.ssa M. Arena, docente presso l’Università degli Studi di Messina, che ha sottolineato l’importanza di un imprescindibile coinvolgimento della zona del Messinese in queste nuove e importanti politiche di sviluppo, al fine di arginare la possibilità di ritrovarsi presto di fronte ad una Sicilia “a due velocità”.

Proprio a questo aspetto ha più volte fatto riferimento l’onorevole Ragusa, presidente della III Commissione, il quale ha affermato: “Deve partire una proposta condivisa finalizzata a superare la logica che limita l’individuazione delle aree di Palermo e Catania, perché sedi di Autorità Portuale. Non possiamo accettare che territori come la fascia del sud-est possano essere esclusi dai benefici della ZES. Lavoreremo per creare le condizioni affinché ciò accada”.

Emerge dunque l’importanza di un intervento massiccio a favore della condivisione territoriale e della piena collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti. L’opportunità di sviluppo offerta dall’introduzione delle ZES, d’altro canto, ne rende estremamente appetibile la creazione: si parla di un credito di imposta per maxi investimenti fino a 50 milioni, di un dimezzamento dei tempi per le autorizzazioni e della drastica riduzione degli oneri amministrativi e istruttori. Ha continuato il presidente Ragusa: “La nostra volontà è quella di dare a tutti i territori una giusta opportunità. Chiederemo al Governo regionale di farsi carico di un’istanza per creare lo spazio in cui calare le ZES”.

Il primo passo verso l’individuazione delle ZES in territorio siciliano è già stato fatto: si tratta dell’istituzione di una Cabina di Regia che, con delibera di Giunta del 28 Marzo, dà seguito alla legge 123/2017 e al decreto del Presidente del Consiglio pubblicato lo scorso 26 Febbraio nella Gazzetta Ufficiale con cui si istituivano le ZES. La Cabina detiene un ruolo chiave in quanto sarà deputata all’elaborazione della proposta di istituzione delle ZES e alla trasmissione del Piano di Sviluppo Strategico al Presidente del Consiglio dei Ministri. Secondo quanto specificato nel documento dell’Assessorato per le Attività Produttive essa dovrà anche dar conto di “criteri e obiettivi di sviluppo perseguiti”, nonché delle “forme di coordinamento, ove necessario, con la pianificazione strategica portuale”. Quanto al Piano di sviluppo esso dovrà contenere, oltre che l’identificazione geografica delle ZES e il loro collegamento con le infrastrutture già esistenti nella regione, un’analisi delle attività previste e delle conseguenze della nuova organizzazione sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale. Importante anche la trattazione delle agevolazioni economico-finanziarie previste, nonché l’elenco di tutti gli attori coinvolti nelle attività da svolgersi all’interno delle ZES. Sarà inoltre fondamentale stabilire la portata degli investimenti effettuati in ciascuna ZES, poiché il credito d’imposta applicato sarà proporzionale al costo dei beni acquistati al 31 Dicembre 2020. Il limite massimo per il singolo progetto di investimento non dovrà superare i 50 milioni di Euro.

Alla luce di tutti i dati di cui sopra è evidente che le ZES, qualora gestite sapientemente, possono costituire un’importante occasione di sviluppo economico e di attrazione di investimenti. La sfida più importante per la Sicilia diviene oggi quella di tentare il superamento, per quanto difficoltoso, delle lungaggini burocratiche e delle contraddizioni della politica, al fine di lavorare efficacemente nell’ottica di uno sviluppo intelligente e duraturo, le cui ricadute non saranno unicamente di carattere economico, ma anche sociale. La disponibilità al dialogo della III Commissione sembra decisamente muoversi in questa direzione, lasciando trasparire una grande apertura al territorio, accompagnata da un approccio concreto e pragmatico.

Alessia Girgenti