Un lago d’acqua salata su Marte, la scoperta grazie al radar italiano Marsis - di G. Fiasconaro

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“Lungolago ma lungo il lago, il lago dov’è?”, inizia così una ballata del cantautore Davide Van De Sfroos dal titolo “Acquadulza”. Ed è proprio un lago lungo venti chilometri, con acqua liquida e salata, quello che è stato trovato sotto i ghiacci del polo sud del pianeta rosso. I risultati di questa ricerca, pubblicati sul numero della prestigiosa rivista Science del 25 luglio 2018, sono stati ottenuti dalle rilevazioni effettuate da Marsis, uno strumento tutto italiano a bordo della sonda europea Mars Express.


Già da alcuni anni il rover della Nasa Curiosity raccoglie immagini e dati che provano che in un passato remoto Marte ospitava acqua liquida in superficie in grandi laghi e fiumi. Quest’acqua, tuttavia, in alcuni casi è evaporata mentre in altri si è trasformata in ghiaccio a causa delle forti escursioni termiche cui è soggetto il pianeta. Nonostante ciò, una notevole quantità di acqua liquida potrebbe essere rimasta intrappolata sul fondo di questi ghiacci. I risultati ottenuti dal radar italiano, alla cui costruzione hanno partecipato enti di ricerca e Università italiane (ASI, INAF, CNR, Sapienza, Roma 3 e D’Annunzio), hanno confermato quest’ipotesi, mostrando per la prima volta la presenza di acqua liquida sotto gli spessi strati di ghiaccio.

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Per raggiungere questo scopo, gli strumenti radar di Marsis - le cui antenne radar completamente estese sono visibili nell’immagine a fianco - hanno esaminato la superfice di Marte e ciò che vi sta sotto inviando onde radio e analizzando poi come queste vengono riflesse. In effetti, materiali diversi, come per esempio ghiaccio e acqua, riflettono le onde radio in maniera diversa. Volendo fare un’analogia, si può pensare a un sasso che rimbalza in modo differente se lanciato contro un muro di cemento oppure contro una parete di gomma. Da esperimenti effettuati in laboratorio, è possibile conoscere le caratteristiche dell’onda riflessa dalle diverse superfici colpite. Pertanto lo studio del segnale radio riflesso dalla superficie di Marte ci dà informazioni non solo sulla struttura della superficie ma anche su quello che vi si cela sotto. 

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Per capire meglio possiamo esaminare l’immagine pubblicata proprio nell’articolo originale. Essa mostra una riga bianca continua nella parte superiore (Surface reflection), segno di deposito di ghiaccio e polvere superficiali. Al di sotto di questa, corrispondente a una profondità di un chilometro e mezzo, si nota una seconda riga molto spessa (Basal reflection) che, come afferma il Professore Roberto Orosei dell’Inaf, primo autore dell’articolo, “rappresenta il segno rivelatore della presenza di acqua”.
Purtroppo al momento non sono pensabili missioni che, attraverso la perforazione dei ghiacci, possano raggiungere direttamente questa sacca d’acqua per analizzarla. Arrivare a una tale profondità richiede tecnologie al momento non disponibili, ma che potrebbero diventare realtà nel prossimo futuro.
Questo risultato è di enorme importanza per gli astrobiologi. L’acqua liquida, infatti, è essenziale per la vita, almeno nella forma che conosciamo noi. Pertanto, la scoperta di acqua liquida su Marte, aggiungendosi alle altre recenti scoperte effettuate sullo stesso pianeta, come la presenza di composti del carbonio a pochi centimetri dalla superficie e metano nella sua atmosfera in concentrazioni che variano stagionalmente, rende realistica la possibilità che su Marte ci sia vita. Sebbene quella trovata da Marsis sia acqua liquida, essa ha però una temperatura che i ricercatori stimano tra i -10°C e i -30°C. Questo implica la presenza di numerosi sali disciolti che, funzionando come antigelo, abbassano la temperatura di congelamento, ma allo stesso tempo rendono l’ambiente piuttosto estremo per ospitare forme di vita. Tutto ciò però non scoraggia gli scienziati, poiché anche sulla Terra conosciamo diversi ambienti ostili che, nonostante tutto, sono abitati da forme di vita come alcuni microrganismi che per questo sono chiamati estremofili. Non ci resta, dunque, che aspettare ulteriori ricerche, nuovi risultati e futuri sviluppi tecnologici per sapere finalmente se esiste davvero vita su Marte.

Giuseppe Fiasconaro

Giuseppe Fiasconaro è un borsista dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. Ha conseguito la laurea in Biologia Molecolare e Cellulare presso l’Università degli studi di Palermo. Dopo aver condotto diverse esperienze di ricerca presso enti pubblici e privati si sta specializzando in divulgazione e comunicazione della scienza presso l’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Palermo (IASF-PA, INAF).