Gli studenti del Liceo Classico in agitazione dichiarano l'occupazione

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Dal 6 dicembre è iniziata l’occupazione degli studenti del Liceo classico Francesco Scaduto, segno estremo di protesta per le fatiscenti condizioni delle strutture della centrale e della succursale.


“La nostra lotta è cominciata anni fa” – dichiarano Biagio di Paola e Fabio Maggiore, due dei rappresentanti del Liceo – “Abbiamo organizzato proteste, cortei autorizzati, manifestazioni a Palermo. In questi anni abbiamo provato a dialogare con la Provincia, soprattutto per la situazione della succursale del Liceo, ma non siamo stati ascoltati”.
Gli edifici che ospitano gli studenti del Liceo Classico Scaduto hanno, in effetti, bisogno di una manutenzione straordinaria. La scorsa estate nella sede centrale sono stati montati degli infissi nuovi nelle finestre, ma questo piccolo intervento non è servito a risolvere neppure marginalmente i diversi problemi degli studenti. “Oltre alla mancanza di riscaldamenti nella sede succursale, ci sono molti problemi strutturali importanti da risolvere, accertati anche dalle perizie di ingegneri della Provincia”.
Dopo il periodo di auto-gestione dell’anno scorso, in cui i ragazzi hanno provato a farsi sentire spiegando quali fossero i problemi degli edifici, la Provincia a giugno ha inviato un comunicato alla Preside del Liceo in cui si diceva che la struttura della succursale era inagibile ed era compito della scuola trovare una sede autonomamente. “Ovviamente noi la sede non l’abbiamo trovata” – continuano i rappresentanti – “perché è un compito che non spetta noi e non sappiamo neanche come muoverci. Allora improvvisamente a luglio è arrivato un nuovo comunicato dalla Provincia in cui si diceva che la scuola era nuovamente idonea”.
In questi anni sono stati diversi i sopralluoghi degli ingegneri inviati dalla Provincia: “Poco tempo fa un ingegnere con un leggero colpo di bastone ha fatto crollare un pezzetto di tetto del bagno nel corpo basso; inoltre abbiamo perdite da tubature sotterranee e siccome non si capisce da dove arriva la perdita bisogna chiudere la cisterna. Questo significa che da un certo orario in poi restiamo senza acqua e tutto deve essere gestito con bidoncini e secchi. Siamo all’età della pietra”.
La Preside garantisce che, insieme al corpo docenti, si muoverà attraverso tutte le vie legali possibili, mettendo al primo posto la sicurezza dei ragazzi e degli insegnanti “Con le proteste, l’autogestione, i cortei non abbiamo risolto nulla. Ci resta da giocare la carta dell’occupazione; vediamo che succede”.
L’occupazione è stata preceduta da un’assemblea e da un corteo; i ragazzi poi sono rientrati a scuola dove, all’interno di un’altra assemblea, hanno votato per l’occupazione. La scelta è una scelta ponderata, ma soprattutto sentita da parte degli studenti che, numerosissimi, affollano la scuola, lottando insieme per esigenze che dovrebbero essere garantite di diritto.
“L’occupazione è una occupazione bianca; l’ingresso alla scuola non è interdetto agli insegnanti e al personale scolastico, perché non vogliamo penalizzare loro che, proprio come noi studenti, sono a rischio”.
I ragazzi hanno inviato un comunicato alla Provincia da cui aspettano una risposta il prima possibile, per far partire i lavori immediatamente, vista la situazione di emergenza.

 Stefania Morreale