Come rilanciare Bagheria a costo zero – di Ezio Pagano

Come rilanciare Bagheria a costo zero – di Ezio Pagano

attualita
Typography

Per poter sostenere con certezza che Bagheria è, già da diverso tempo, espressione di una cattiva amministrazione, non è neanche necessario fare due conti.

Auspicare che la nostra Città divenga, nei i fatti, uno dei migliori paesi della Sicilia è possibile.
I media locali in questi giorni ci informano che secondo “Forbes”, l’autorevole rivista statunitense, nella classifica delle mete preferite dai turisti americani c’è, al secondo posto, la Sicilia. Bene, ne siamo tutti contenti! E poi? Poi a Bagheria si passa dalla padella alla brace. Si! Perché, una volta che i turisti arrivano in Sicilia, Bagheria non è tra le mete preferite e, per quanto ci riguarda, Forbes va a farsi benedire. E allora? Se non vogliamo continuare a prenderci in giro e a tirare a campare con il reddito di cittadinanza, almeno tra noi, diciamoci le cose come realmente stanno!

Non aver mai creduto, da parte di certi amministratori, nella possibilità di rilanciare l’economia bagherese attraverso la cultura è la vera ragione per cui il settore è stato quasi sempre mal gestito.
A Bagheria, la cultura viene considerata, tutt’alpiù, come il dolce dopo un buon pranzo domenicale; dovrebbe essere considerata, invece, come il “pranzo di tutti i giorni”.
Il Turista culturale non disdegna né lo sfincione bianco né la mafalda con le panelle, ma se verrà a Bagheria carico di aspettative, sarà in cerca di emozioni. In altre parole, è un’errata convinzione quella di pensare che la cultura porta benefici solo a pochi. La verità, invece, è che solo il turismo culturale può far crescere l’economia contestualmente in tutti i settori, compresi e principalmente quelli commerciali.

Il vero cambiamento è possibile, basta crederci e volerlo. Andando sul concreto, facciamo un esempio di come sarebbe possibile rilanciare Bagheria, a “costo zero”, con soli tre punti rapidamente attuabili:
1°Istituire, con il supporto dell’amministrazione comunale, una catena di musei. Penso al museo del cinema, al museo della fotografia, al museo del carretto, al museo del limone, al museo della letteratura, al museo ornitologico, al museo delle pietre dure. Non ignorando, ovviamente, le realtà già esistenti: il museo della storia cittadina, il museo dell’acciuga, il museo del giocattolo, il museo Guttuso e l’Osservatorio dell’arte Museum.
2°Creare una rete tra i musei cittadini, da divulgare e promuovere con un unico portale internet.
3°Rendere nota tale realtà attraverso la presenza nelle borse del turismo in Italia ed all’Estero.

A questo punto la questione rimane tutta di merito, e va portata avanti perseguendo la via dell’eccellenza, ovvero, non assegnando la gestione dei singoli siti a dipendenti da imboscare o agli amici degli amici.
Per comprendere le ragioni di questa raccomandazione basta rispolverare le nostre origini bagheresi, quando i padri fondatori, ovvero i nobili di Palermo, edificarono le loro residenze dando origine a quella che oggi è Bagheria. Essi, infatti, per edificare si sono avvalsi delle migliori eccellenze, con il risultato che oggi Bagheria è un museo diffuso di cultura materiale e immateriale. I Nobili, viaggiando per l’Europa e spostandosi da uno Stato all’altro, con la stessa normalità con cui il popolo baharioto si spostava da un quartiere all’altro, diventavano serbatoi e portatori di cultura. Da questa cultura mitteleuropea e dalla sua contaminazione è scaturito il “Genio di Bagheria”.(1)

Se questo progetto dovesse trovare attuazione (stabilito a priori che Villa Cattolica non potrebbe più essere utilizzata come centro di stoccaggio di ogni genere di merce) vi assicuro che ci sarebbe un apprezzabile ritorno per tutte le attività commerciali di Bagheria e, in primis, per quelle gastronomiche.
È giunto il momento di ribaltare il pensiero che Tancredi, nel Gattopardo, indirizza a Don Fabrizio con la famosa frase così modificata: “… Se NON vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”!
L’auspicio è di rendere realmente, e non a parole, Bagheria talmente “appetibile” che i turisti, una volta giunti in Sicilia, assieme ad Agrigento, Catania, Cefalù, Erice, Monreale, Palermo, Piazza Armerina, Segesta, Taormina e la val di Noto non disdegnerebbero una tappa anche a Bagheria.

1. A proposito del “Genio di Bagheria” sarebbe anche giunto il momento di perpetuarne il ricordo edificando, in luogo adeguato, un supporto architettonico–memoriale sul quale installare targhe dedicate a ciascuno dei bagheresi “illustri” e sinteticamente tramandare le ragioni che li hanno resi tali.

Immagine di copertina Sergio Mammina – “Coleopardi - mutazione gattopardesca”, 2013