Itinerario Barocco

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Le ragioni storiche del Barocco sono da rintracciare nella volontà di papi e sovrani europei che, a partire dalla fine del XVI secolo, intendevano esaltare, attraverso quello stile architettonico, il loro prestigio e la loro autorità sul tessuto urbano che governavano.
Le città venivano segnate geometricamente, con i vari assi urbani prolungati fino a coinvolgere le campagne circostanti, in un continuo spaziale che racchiude città e campagna nello stesso disegno urbano.


L’elemento caratterizzante è il “palazzo-villa”, con i due prospetti rivolti da un lato al tessuto cittadino e dall’altro alla campagna. Esso simboleggia un luogo ideale, perfettamente e gerarchicamente ordinato, in cui al centro di tutto vi è il dominus, il nobile proprietario a cui tutto è e deve essere ricondotto.
Negli stessi anni in cui veniva edificata ed ampliata la reggia di Versailles (certamente l’esempio più complesso di questa concezione architettonica), a Bagheria Giuseppe Branciforti faceva realizzare il suo palazzo-villa, come residenza suburbana lontana dai clamori della corte di Palermo.
Fu così che, da questo gesto ignaro delle future conseguenze, si avviò quel processo evolutivo di trasformazione delle campagne bagheresi: da realtà rurali costellate solo da torri e masserie fortificate per la conduzione di fondi agricoli, prese campo una nuova morfologia del territorio ad altissima concentrazione di elementi qualitativamente notevoli sotto il profilo architettonico.
La splendida stagione barocca annovera, a Bagheria, alcune fra le testimonianze più illustri e significative di tutta un epoca: all’incirca una trentina sono le costruzioni che ispirano le loro scelte estetiche a quel gusto, con monumenti databili tra il 1658 ed il 1775.
A seguire troverete delle schede informative sulle ville aperte al pubblico, corredate di foto e video.
Buona visita…

 

Palazzo Butera

I lavori iniziano nel 1658, per volere di Don Giuseppe Branciforti conte di Raccuja ( poi principe di Pietraperzia e Leonforte, cavaliere del Toson d’oro).
Delle due torri merlate, poste a presidio dei cortili e dell’edificio d’impianto rettangolare, oggi sopravvive soltanto quella occidentale che reca, ancora oggi visibile sul suo frontone, la nostalgica scritta del principe “O Corte, a Dio”.
La struttura viene ritrasformata nel 1769 con interventi di ampliamento ad opera di Salvatore Branciforte, principe di Butera (primo titolo del Regno e come tale comandante del braccio militare del Senato). Per suo volere avrà inizio la stesura del primo piano regolatore della nascente borgata; a lui si deve anche il taglio del Corso Butera, che avrebbe congiunto il Palazzo con il tratto della Palermo-Messina ed ai margini del quale, di lì a poco, prenderà forma una primitiva edilizia bassa, di impostazione gentilizia, tuttora riscontrabile.
Ercole Michele Branciforti, fa realizzare nel 1797, in fondo al viale centrale della villa, accanto ad una fitta pineta, la Certosa di Bagheria: raffinato padiglione neoclassico, sede di un caratteristico convento di monaci trappisti. Il principe, nella sua Certosa, volle ritrarre con statue in cera alcuni celebri personaggi, quasi tutti suoi contemporanei, vestiti col saio monacale di colore bianco. Lungo le pareti si ammiravano quadri ed incisioni di inestimabile valore e di antichissima fattura. Nei vari interni, affreschi del Velasquez decoravano gli ambienti. La Certosa di Villa Butera che per secoli fu meta di illustri ospiti, per decenni è stata abbandonata. Di essa non esiste più nulla del suo arredamento interno.
Nel 1863 vi ha sede il convitto Manzoni, prima struttura scolastica a Bagheria; successivamente il palazzo ospiterà le suore di San Vincenzo Figlie della Carità, fino a divenire oggi sede della Caritas cittadina e della mensa dei poveri.
Dal 2005 il palazzo è di proprietà del comune di Bagheria ed, attualmente, buona parte dei suoi locali, è in fase di ristrutturazione.

 

Villa Palagonia

La più famosa fra le ville bagheresi, conosciuta nel mondo anche con l’emblematico nome di “villa dei mostri”, viene edificata a partire dal 1715 da Francesco Ferdinando Gravina e Bonanni, principe di Palagonia, che ne affida i lavori all’architetto domenicano Tommaso Maria Napoli ( al quale più tardi subentrerà Agatino Daidone).
Originariamente si accedeva alla villa da un viale lungo 400 mt, attraversando due archi di trionfo, il primo dei quali, cosiddetto dei “tre portoni”, oggi non è più visibile; l’altro, della “Santissima Trinità” o detto del “Padre Eterno” (dalla statua del Creatore che si trovava all’interno) realizzato interamente in tufo, è stato recentemente restaurato.
A renderla modello estetico unico ed inimitabile, è il nipote del fondatore, Ferdinando Gravina Junior, il cui ingegno stravagante permette di impreziosire la villa con i celebri mostri: centinaia e centinaia di statue in tufo dalle sembianze grottesche, buffe, polimorfe, che venivano collocate lungo il viale cintato e sulle esedre, a sorprendere ed incuriosire i visitatori. La leggenda narra che le mostruose caricature – ritratti, fra gli altri, ospiti, amici e frequentatori del palazzo – fossero ordinate dal principe di Palagonia come nemesi contro il Fato che lo aveva voluto brutto e deforme.
L’attuale ingresso della villa è quello posteriore che, tagliando centralmente l’edificio con un vano carraio, conduce allo straordinario prospetto anteriore ornato dal doppio scalone di marmo billiemi. Il nucleo della residenza, dal caratteristico impianto concavo, prende forma dal vestibolo ellittico che riconduce al piano nobile, dove si trovano gli affreschi di alcune delle dodici fatiche di Ercole e lo stupefacente “salone degli specchi”, dal soffitto rivestito con specchi tagliati a mosaico di diverse angolazioni, pareti addobbate da lussuosi inserti in marmo, vetri dipinti e colorati, busti di antenati e medaglioni della scuola del Gagini.
Dal 1885 la villa è di proprietà della famiglia Castronovo, che attraverso i ricavi della sua Fondazione, rende la villa in parte fruibile ai visitatori ed interviene nelle opere di restauro del palazzo.

 

Palazzo Aragona-Cutò

Il fascino di questo palazzo è da ricondurre alla compostezza complessiva dei suoi volumi chiusi, massicci e squadrati, insolitamente alleggeriti da una loggia monumentale che ne sovrasta il tetto col suo belvedere sul golfo di Palermo.
Costruito fra il 1714 e il 1716 per volontà del principe Luigi Onofrio Naselli di Aragona, l’edificio presenta sul frontone, ai lati dell’ingresso principale, due nicchie scavate con all’interno due statue in tufo, dense di significato allegorico; mentre i busti di leoncello, che decorano i timpani delle aperture principali, sono lo stemma araldico della famiglia.
Si accede al piano nobile grazie ad un doppio scalone monumentale che collega i piani dall’interno, anziché esternamente dal cortile come nella maggioranza delle costruzioni residenziali. Decorazioni e rivestimenti in marmo rosso donano agli ambienti un tocco estetico raffinato e ricercato; le volte dei soffitti recano ancora visibili le tracce di pregiate raffigurazioni mitologiche.
Nel 1991 il palazzo è acquistato dal Comune che, dopo i necessari restauri, ne ha riaperto i cancelli, adibendo i suoi spazi a biblioteca civica e sede del Museo del Giocattolo e delle Cere di Pietro Piraino. Dal 2004 è anche sede universitaria del DAMS di Palermo.

 

Villa Cattolica

Circondata da alte mura merlate, la villa si staglia, con la magnificenza di un “castello”, nel paesaggio all’ingresso nord di Bagheria.
Il complesso nella sua odierna composizione, è frutto di stratificati adattamenti: da antica masseria fortificata, con baglio e torri qual era, a residenza estiva nobiliare, a pochi chilometri dalla capitale del viceregno. Edificata nel 1736 dal potente Francesco Bonanno, principe di Cattolica, la villa presenta un’architettura dalle linee squadrate, con due esedre parallele – da una di esse si diparte lo scalone barocco a doppia rampa che conduce al piano superiore. L’incavo dell’altra facciata ospita un’ampia terrazza panoramica con un loggiato sottostante, da poco restaurato.
Dal 1973, a seguito di una generosa donazione da parte del maestro Renato Guttuso al comune di Bagheria, il piano nobile è sede della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, che, tra le tante opere, vanta la più corposa racconta di tele del pittore. Dal 1990, nell’esedra settentrionale è presente il sarcofago monumentale, disegnato dallo scultore Giacomo Manzù, che accoglie le spoglie di Guttuso, proprio in faccia al mare, come la volontà del pittore indicava.
Nel 2006 anche il piano superiore viene restituito alla bellezza d’un tempo, ed adibito a spazio per l’esposizione fotografica dei nostri migliori artisti. Mentre gli spazi inferiori ospitano, insieme al laboratorio dei pittori di carretto dei fratelli Ducato e quello del maestro Durante sculture della pietra d’Aspra, una sezione cartellonistica dedicata alla cinematografia storica.

 

Villa San Cataldo

Costruita nei primi del Settecento dalla famiglia dei principi Galletti di San Cataldo, viene poi radicalmente trasformata alla fine dell’Ottocento, per assecondare le esigenze del nascente stile neo-gotico. Dell’originaria struttura settecentesca non resta che la chiesetta e l’ampio giardino all’italiana.
La villa si estende su un lungo corpo a due piani, segnato da torrette angolari, a fianco di un cortile che ha al suo interno un piccolo giardino.
Di rara bellezza è il maestoso giardino settecentesco con la sua rigogliosa vegetazione, un tempo ricco di piante esotiche, ed oggi coltivato ad agrumi. I suoi viali sono arredati con sedili, vasi e statue decorative, e tutto il verde è recintato da una balaustra in arenaria d’Aspra.
Agli inizi del Novecento la villa fu ceduta alla Compagnia di Gesù dei padri gesuiti che ne fecero la sede per l’istituto delle Missioni Estere.
Dal 1997 la villa è di proprietà della provincia regionale di Palermo che ne segue gli interventi di restauro.

 

Villa Villarosa

I lavori di questa villa, realizzata da Don Placido Notarbaltolo, duca di Villarosa, cominciano intorno al 1770, proseguendo fino alla fine dell’Ottocento. Si tratta di una costruzione rettangolare a due piani, a cui si accede salendo un’ampia scalinata che conduce, allo stesso tempo, in un imponente portico in stile corinzio a otto colonne.
Più severo appare il prospetto posteriore rivolto al porto di Palermo, in contrapposizione all’eleganza delle forme che guardano Bagheria. Da una scala interna, con balaustra in ferro, si accede al piano superiore, costituito da diverse sale convergenti sul ballatoio, da cui si giunge nel salone centrale.
Lo stile espresso dalla villa, è improntato al neoclassicismo, con insistenti richiami ai moduli stilistici dell’arte greca; mentre, poco sensibile al fascino dell’arte barocca, appare tutto il resto. Nel 1911 la villa è data in affitto ad un collegio di padri Gesuiti, che realizzano al suo interno una serie di interventi modificandone l’assetto originario.

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