Itinerario Liberty

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A cavallo dei secoli XIX e XX, si regista a Palermo un profondo rinnovamento nel campo delle arti decorative e industriali.
Un’innovazione tipologica che mediava fra necessità, bellezza e ricerca del comfort, del tutto corrispondente al nuovo stile di vita che prendeva forma, oltre che nei quartieri in espansione, anche nei cottages, ossia villette “stagionali” delle città.


La tipologia diffusa era quella del villino nelle sue innumerevoli variazioni stilistiche. Che lo stile di queste architetture fosse essenzialmente “liberty”, è affermazione parzialmente corretta; infatti il loro sviluppo è da ascrivere a quello stesso periodo in cui operarono alcuni degli esponenti più in vista del nostro modernismo, artefici di alcuni fra i manufatti architettonici che di lì a breve sarebbero diventati i veri capisaldi dello stile.

Per quanto riguarda il territorio di Santa Flavia, alla fine del Corso Filangeri, si incontra la casa del grande statista F. P. Perez. Notevoli sono anche le palazzine Lipari, Morello, Gebbia, Gambino.
Una nota a parte merita quella dell’ingegnere Ernesto Basile, al principio della strada che conduce nella frazione di Porticello, con pregiate decorazioni in tufo che rimandano allo stile soluntino.
Parallela alla linea ferrata s’apre la via Perez, sul cui prolungamento Domenico Paladino fece innalzare quattro costruzioni bellissime, sui disegni dell’illustre architetto Armò.
Passando in treno, quel nucleo di abitazioni di alto valore artistico, testimonia il grado di civiltà raggiunto dalla giovanissima Santa Flavia, già famosa meta per la villeggiatura.
Quasi contemporaneamente, anche Corso Lungarni si popola di nuove abitazioni signorili, segno che sta per verificarsi un pratico congiungimento con il Piano di Casteldaccia, detto anche “belvedere” o “sedile”.

Parlando del paese di Casteldaccia, non si può fare a meno di sottolineare la ricchezza della sua posizione geografica. La sua piena valorizzazione ebbe inizio dopo il 1930: il pendio roccioso del “Piano”, che digrada verso la stazione ferroviaria, con una vista stupefacente che abbraccia la porzione di mare compresa fra capo Zafferano ed il golfo di Termini Imerese, divenne un luogo privilegiato per lo sviluppo turistico (villeggiatura estiva dei palermitani e centro residenziale di Casteldaccia stessa).
Sempre all’interno di questo territorio, intorno agli anni Trenta, sorsero le ville in stile liberty sulle colline di fronte il mare; in una zona del paese destinata però a rimanere isolata dal contesto urbano a causa del successivo subentrare del tratto autostradale.
Quasi completamente di proprietà della borghesia palermitana, la maggior parte di esse fu realizzata dall’unico capomastro Giuseppe Bucalo.
Francesco Clemente – pioniere nella sua attività di costruzioni sulla zona panoramica della riviera di Casteldaccia -, fece edificare sulla zona il primo villino, nel 1923, per conto dei si quello dei sigg. Menichelli. Tale scelta si verificò particolarmente felice, imprimendo un grande impulso all’accaparramento di posti edificabili da parte di altri signori; la famiglia dello scultore Pietro Piraino, per esempio, realizzò il più importante edificio in stile liberty lungo il tracciato che conduceva al paese.

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