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Giovanni Maria Falcone | Bagheria
Nasce a Bagheria il primo ottobre del 1964.
La sua fotografia è tra le più apprezzate dalla critica: Gillo Dorfles e Arturo Carlo Quintavalle sono soltanto alcuni degli studiosi che si sono appassionati all’esegesi dei suoi scatti.
Le immani che Falcone ritrae, rimandano ad un’astrazione metafisica tipica dei quadri di De Chirico e di Casorati, con quegli spazi così aperti, i cieli ritagliati dalle geometrie architettoniche, le piccole porzioni di struttura in primo piano, come a tessere una trama infinita di rimandi, in un gioco vorticoso di immagini, memorie, parole… il tutto racchiuso dentro una metafora, come uno specchio che riflette l’immagine che sta dietro.
Delle sue mostre, due hanno segnato in modo inequivocabile questa sua attitudine: la più recente “The Waste Land”, ispirata all’opera omonima del poeta T. S. Eliot, e “Dalla Sicilia a Malta”, parallelo iconografico tra queste due terre del Mediterraneo. Se compito dell’immagine è rendere visibile una superficie, l’opera fotografica di Falcone va oltre, riuscendo a rendere visibile persino l’invisibile, come l’etere o il trascolorare di una nuvola, fra tenebre crescenti o in piena luce.
Aperto come pochi altri alle epifanie della nostra isola dove assoluto è il regno della Luce, Falcone è profondamente motivato a ricercare, al di là dei paesaggi e delle atmosfere, l’archetipo che sovrasta la realtà, di cui, ciò che è noto al nostro sguardo, è per lui una pallida copia.
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