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"Fu lui che parlò di punici" - il Prof. Nino Buttitta su Vincenzo Tusa |
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Scritto da Autori vari
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Monday 15 June 2009 |
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Giovedì e venerdì scorso al Baglio Florio a Selinunte, è stato ricordato in un convegno dal titolo: “Il ruolo di Vincenzo Tusa nella scoperta delle popolazioni della Sicilia antica”, la figura dell’insigne studioso scomparso il 5 Marzo scorso.
Riportiamo l’intervista rilasciata al “Giornale di Sicilia” dal prof. Nino Buttitta sulla figura e il ruolo di Vincenzo Tusa.
Antonino Buttitta, antropologo, storico, studioso e docente dell’Università di Palermo è stato uno dei testimoni delle ricerche scientifiche di Vincenzo Tusa.
Prof. Buttitta, lei meglio di tutti può raccontare la ventata di novità nel campo dell’archeologia portata da Vincenzo Tusa.
“La novità più importante di Tusa è l’avere scoperto le tracce di una antica civiltà, cioè quella Punica, presente nella Sicilia antica. A differenza degli altri che si occupavano dell’archeologia classica e tradizionale, legata alla presenza, legata alla presenza greco-romana, lui capì che al pari di questa si doveva studiare la civiltà punica che tanto ha influenzato il Mediterraneo e la Sicilia”.
Cosa lo spinse, secondo lei, verso questa decisione?
“La sua natura non di professore, ma di intellettuale.L’archeologìa classica era un settore consolidato della ricerca accademica, lui che non si sentiva, per cultura e per professione, un accademico, scelse di rivolgere i suoi studi ad un settore trascurato”.
Lei fu testimone privilegiato di questi studi
“Ho visto nascere questo interesse e i vari successi che ne scaturivano ed ho seguito questo studioso con la consapevolezza che mi trovavo in presenza di uno studioso non tradizionale. Era rivoluzionario anche nei metodi di ricerca”.
Perché?
“Molti intendono l’archeologia come studio della sola arte antica, mentre per Tusa era tutta la cultura antica, compresa quella materiale, a dover essere indagata. Lui vedeva i reperti come documenti culturali e non solo artistici”.
Quali furono le conseguenze di questo metodo rivoluzionario?
“Il fatto di guardare alla storia del Mediterraneo in modo diverso, come una convergenza di più culture. E inoltre, da allora in poi si dà un taglio antropologico all’archeologia mediterranea”.
Una visione d’avanguardia.
“Sì, lui era più avanti degli altri e si collegava a metodi di ricerca anglosassoni. Oggi è diventato scontato agire come faceva Tusa, ma lui, in Sicilia e in Italia, fu un pioniere sia dal punto di vista metodologico che tematico”. |