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In ognuno di noi esiste ed insiste un Adolf Buddha.
Il bene e il male sono così fusi da diventare una persona sola, un’emulsione così indistinguibile da renderla un unicum.
Un unico essere bicefalo che discorre tutto il giorno sul da farsi.
La sua bocca è piena della mela della conoscenza e masticando tira avanti per tutta la vita umana.
Ma Adolf in realtà è la belva, forse la vera essenza umana, che viene ammaestrata da Buddha a non mangiare e a non mangiarsi.
Adolf Buddha è tutto fuorché silente e soprattutto è così preso da sé da non riconoscersi negli altri e da non riconoscere la differenza che c’è negli altri.
È così ignorante della sua stessa esistenza che cerca sempre di etichettare come male assoluto ciò che gli capita a tiro.
Non esiste un male assoluto, lo dico e lo ripeto, forse sarò poco popolare, ma nessun male è assoluto. Il male, ahimè, è soggettivo.
Quando si arriva in mezzo ad una cultura di cui non si sa nulla, la prima cosa da chiedersi è: cos’è il bene e il male, qui? Sotto quali forme si manifesta?
Prendiamo la mutilazione dei genitali femminili, cosa orribile secondo il nostro metro di giudizio, cosa benefica invece per chi la pratica.
Se tutti la attuassero, intendo tutto il mondo, diverrebbe un male non farlo. No?
Ergo, spesso e volentieri chiamiamo bene la consuetudine.
Questo ragionamento può spingersi anche agli estremi, dove non voglio andare, per evitare ogni tipo di polemica.
Se comprendessimo che in noi c’è un Adolf, capace di nefandezze tali che il povero Buddha cerca, come un domatore circense, di rabbonire, forse scopriremmo il bene lontano dalla consuetudine.
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