Pirriaturi - di Francesco Lo Iacono Battaglia PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesco Lo Iacono Battaglia   
Monday 09 November 2009
All’alba come tanti cirenei,”sul collo recando i sacri arnesi”, come direbbe il Parini, si riuniscono silenziosi sulla via dolorosa. Il Calvario non è lontano.
Li attendono le pirriere a cielo aperto di Torremuzza, di Solanto, di Mondello, di Carlo di patti, di Campofranco, e dell’Olivella, tutte ben lontane dal borgo. Hanno appresso una turba di “carusi” con in mano un tovagliolo,”a mappina”, legato a cocche. Custodisce la frugale colazione che deve bastare sino a sera.

Volontari ai lavori forzati, stanno a scavare tutto il giorno curvi dentro una cava mentre i carusi corrono su e giù, avanti e indietro con la “cartidduzza” piena di sterro e di “mazzacani” che vanno a svuotare nella discarica accanto, una vecchia cava esaurita. Domani sarà un giardino di limoni reso fertile dal sudore dei “mastri” e dalle ossa dei carusi.

I genitori affittano questi ragazzi-bambini ai “mastri” per un pugno di quattrini e piangono davanti ad un lumino acceso nell’alcova. Fanno comodo quei quattrini per sopravvivere perché la miseria è tanta ed anche la fame. Conta poco se i carusi tornano a casa con le deboli spalle piegate e piagate dai pesi che per un’intera giornata, senza sosta hanno trasportato.

La sera tardi, quando i camini delle loro povere case a schiera già fumano abbondantemente e i lampioni mandano fievoli luci, i cirenei sono sulla via del ritorno, Muti, cotti dal sole o fradici di pioggia,a secondo della stagione, si trascinano lenti con le croci in spalla. Sono i ferri del mestiere che il fabbro dovrà “azzariari” perché il sacrificio continua.

Le attente Maddalene che stanno a spiare sull’uscio, appena avvistano i loro uomini, lontano in fondo allo stradone corrono ad attizzare il fuoco.

Il pentolone di rame, pieno di verdure e fagioli, canta allegramente espande invitanti odori. Una nidiata di bambini, futuri carusi votati alla “cartidduzza”, seduti con davanti le scodelle vuote non cinguettano più da tempo. Ora sbadigliano aprendo bocche fameliche, il sonno ha sconfitto la fame.
 
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