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L'appuntamento è per le 17.30 di giovedì 8 maggio, alla sala Welcome di Air One a Fiumicino; è di là che parte il volo speciale organizzato dai produttori di "Baaria", Medusa e Tarak Ben Ammar, e che porterà una quarantina di giornalisti televisivi e della carta stampata a Tunisi, per avviare una prima informazione sul film, che si preannuncia come una megaproduzione, e non solo per l'investimento.
Ci sono le troupe di Rai , Mediaset e la 7, e i giornalisti di tutti i principali quotidiani nazionali da Repubblica al Tempo dal Corriere alla Stampa.
Non è la prima volta che vado a Tunisi, in nave o in aereo, ma mentre il sole che sembra tuffarsi nel mare, regala gli ultimi tenui bagliori color arancio, quel primo lembo di terra, Kelibia, el Haouaria, avvistato dall'alto, provoca sempre una grande emozione: no, non è il mal d'Africa, del quale qualche volta diremo, e che sta in quei cieli perennemente velati e lattescenti, che stanno in un tempo quasi sospeso.
Quelle prime propaggini di terraferma ti fanno pensare di stare arrivando su un altro continente, di leoni ed elefanti, di grandi riserve naturali, ma gonfio di una umanità sofferente.
Non possiamo non pensare a questo, anche se la Tunisia è terra lontana dall'Africa affamata e assetata, mentre l'Airbus 330, sotto i colpi di un vento fortissimo all'atterraggio, sembra un enorme uccellaccio ubriaco.
Finalmente a terra, all'aeroporto di Tunis-Chartage, espletate le formalità di rito, sotto lo sguardo sempre occhiuto di decine di poliziotti, e il sorriso beneaugurante di Ben Alì; poi rapido trasferimento all'Hotel Africa, in Avenue Abib Bourghiba, per la sistemazione e la cena.
E là che, mentre ceniamo ci viene a trovare Peppuccio con il presidente di Medusa Gianpaolo Letta, e il produttore esecutivo Mario Cotone per darci il benvenuto.

Riusciamo a trovare lungo l'arco di una lunghissima serata, il tempo per parlargli a lungo, e riandare sul filo dei ricordi: la sua prima macchina fotografica comprata nel 1967 dopo la promozione in prima media: costò allora 65.000 Lire. Lui ne aveva 25.000 di lire, frutto di risparmi certosini, suo padre aggiunse il resto con parole che ancora oggi Peppuccio ricorda: "Preferisco comprarti la macchina fotografica piuttosto che il motorino: se sbagli a usarla, male che vada si brucia un rullino; se sbagli a usare la moto, il rischio è più grosso".
Sarà anche per questo che Peppuccio non ha mai amato molto l'auto; sino a grande usava una vecchia, lentissima 500, e ancora oggi preferisce camminare a piedi, soprattutto per pensare e osservare.
O ancora, nel 1979, il suo primo documentario, "Cara Bagheria" allora finanziato con 800.000 come ricorda lui, o 1.000.000 come penso io, dalla sezione del Partito Comunista per la campagna elettorale delle amministrative.
I produttori scherzano: "Già allora andava fuori budget".
O i primi tempi duri, durissimi a Roma, occupava una stanzetta con un piccolo bagno, sulla circonvallazione, oltre il Quarticciolo.
Un giorno, ricorda Peppuccio, suo padre volle andarlo a trovare, entrò in casa e disse solo: "Però, è pulito".
E in questa espressione così sintetica c'era tutta, trattenuta e controllata, perchè non trasparisse, la sua preoccupazione per un futuro incerto.
Non lasciò mai venir fuori la legittima apprensione di un padre per un figlio che in quegli anni sembrava solo inseguire chimere. Ma ebbe sempre, e ne siamo stati testimoni, una fiducia serena e consapevole nelle doti e nella tenacia di Peppuccio.
Visse tanto Peppino Tornatore per vedere realizzati i sogni di una famiglia, che, unita, aveva superato momenti anche molto difficili, ma non abbastanza per potersi godere una notorietà e un successo, in cui ha avuto e avrà grande parte e merito.
Dopo le nostalgìe e i ricordi, ci diamo appuntamento all' indomani sul set di "Baaria".
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