Baarìa: le foto del set, e il video dell'intervista a Tornatore PDF Stampa E-mail
Scritto da Angelo Gargano   
Sunday 11 May 2008
 

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La prima impressione è quella di una giornata normale, come tutte le altre, da qualche tempo a questa parte.
Alle nove del mattino in Piazza Madrice, a vedersi con i collaboratori di Teleone, salutando le persone che parrebbe che da sempre stanno là: Pippo Bonura, che è qualcosa di molto di più di un giornalaio; Ignazio Chiello "u vastiddaru"; Elio Carollo della torrefazione; Michele Bartolone, ora sindacalista; e via via quelle venti o trenta persone che incontro e saluto e con le quali mi soffermo quasi ogni mattino, e che si incontrano al bar Valentina, al bar Oasi o al bar Carmelo.
La chiesa sta là, maestosa e rassicurante, la fontana che certe volte zampilla e più spesso no, a ricordarci la precarietà delle nostre cose, le "carnezzerie", nome incomprensibile per i "padani", i saloni di barbiere, meno di quelli di una volta.

Stamane però i miei amici e conoscenti di sempre, in Piazza Madrice non ci sono: al loro posto c'è Peppuccio Tornatore e la troupe di "Baarìa".
Siamo a Ben Arous, nell'area di una fabbrica dismessa, una decina di chilometri a sud di Tunisi, dove siamo venuti a riscoprire, (ahimè per gli anni trascorsi) la Bagheria che abbiamo conosciuto cinquanta e più anni fà.
I giornalisti si interrogano e si chiedono tutto, ad ogni angolo; per me è come fare una passeggiata lungo lo stratonello: all' Aurora, sutta l'archi, 'a piscarìa, i pilastri, 'u chioschu ri Carminu, 'u Vittoria dove sono entrato una sola volta, 'u Nazionali, dove andavo più spesso - perchè il figlio di uno dei proprietari, mio amico, mi faceva entrare gratis-, 'u chioscu ri Ron Ginu 'o chianu ri Palaunìa.

Il più grande set nella storia del cinema italiano, 400 metri x 200, è stato realizzato, in più di un anno di lavoro, da oltre 300 artigiani e operai tunisini che sotto la guida di una ventina di italiani hanno ricostruito con accuratezza e amore, in base a foto e testimonianze la Bagheria di 50-60 anni fà.
La prima visita dei giornalisti è proprio al set, con regista, sceneggiatore, e produttori a spiegare, a rispondere alle curiosità di giornalisti anche loro francamente sorpresi da questo maestose costruzioni così vive; anche perchè il movimento di operai e tecnici lo rendono un paese vero e non di cartone; anche perchè il vento africano che solleva la polvere e fa sventolare le tende che coprivano una volta le nostre persiane ti fa pensare che dietro quelle porte, quegli usci, possa all'improvviso venir fuori qualcuno, così come entrando nella ricostruzione del bar Aurora, così verosimile, ti viene da ordinare una gazzosa o una granita o un caffè; anche perchè le balaustre dei balconi sono di vero ferro battuto, le persiane e le porte sono veramente di legno, le selci dell'incrocio tra Corso Umberto e Corso Butera sono quelle originali che erano state ammassate in un magazzino comunale a Bagheria, e le basole dei marciapiedi sono vere balate.

Non sarà smantellato un set così incredibile e straordinario, non sarà buttato al vento il lavoro appassionato delle maestranze italiane e tunisine: il set resterà, e proprio nei prossimi giorni Fedele Confalonieri, sarà a Tunisi per vedere l'uso che può esserne fatto dalle televisioni locali e non.
Si va alla conferenza stampa: all'inizio Gianpaolo Letta, presidente della Medusa, snocciola una serie di cifre, che già abbiamo ricordato: oltre 200 attori, 104 ambientazioni diverse solo in Tunisia, oltre 2000 le comparse, 20 milioni di Euro il budget.
Poi un'ora di botta e risposta, con i giornalisti a incalzarlo di domande, e Peppuccio a rispondere a cercare di far capire che cosa lo ha mosso nel realizzare questo film.

Perchè "Baarìa"? E' stata la produzione a volerlo; avevo messo sul tavolo una serie di proposte, Baarìa li ha subito convinti.
A questo film ci penso da sempre , e se debbo essere sincero pensavo che doveva esser l'ultimo, quello della maturità anagrafica, quello dove ci metti dentro tutta la tua vita e la tua memoria , quelle cose che negli altri film non hai messo.
C'è un legame con Nuovo Cinem Paradiso? In parte sì: quella era una storia autobiografica, questo è un film "personale" legato a storie, vicende, emozioni, ricordi che mi sono state trasmesse, e che in qualche modo mi hanno formato: in ogni film, ovviamente, come in ogni creazione del pensiero, il regista mette se stesso, il suo passato.
In che periodo si svolge la storia? Tra la prima e l'ultima scena corre un arco temporale di quasi un secolo, ma il "cuore" della storia si sviluppa dalla fine degli anni 40 sino agli anni 70.
Di cosa si parla? E' la vicenda che lega tre generazioni di una stessa famiglia, con il nucleo della storia nella generazione di mezzo.
Si parla di politica? Di politica, ma non solo. Ci sono le grandi vicende della storia come venivano rilette e vissute all'interno di queste famiglie e di una comunità come Baarìa, che aveva in quegli anni come cuore pulsante il corso cittadino, come "topos" non solo geografico, ma come crocevia di interessi, passioni, discussioni, scontri ed in cui si manifestava un tempo la coralità delle emozioni, delle idee ma anche delle contrapposizioni.
C'è un sindacalista tra i protagonisti? C'è n'è più di uno, ma non è solo storia di sindacato e di lotte contadine.
Qualcuno ha parlato di una sorta di affresco, di un film per capirci tipo "Novecento"?
E Peppuccio, sinceramente modesto: vorrei lasciare anche solo una parte del segno lasciato da un film come Novecento: definitelo come volete, ma io credo che l'espressione più giusta sia "commedia". Una commedia umana, anche perchè , pur facendo capolino talora la malinconia, figlia dei ricordi, via via duranre le riprese ha preso corpo una giocosità di molte scene, che coinvolgeranno lo spettatore così come è accaduto per noi che stiamo girando.
E poi, lo definirei un film corale, in cui qualcuna della miriade di voci, oltre 200, ogni tanto esce "fuori dal coro" e assurge, anche solo per un istante a protagonista, per rientrare poi nel registro collettivo.
Quando uscirà il film? Tra dicembre di quest'anno o a gennaio: il film uscirà in dialetto "baarioto" in Sicilia, da Reggio Calabria in sù verrà, nelle parti meno comprensibili, doppiato in un dialetto italianizzato; nei paesi stranieri in dialetto, con i sottotitoli nella lingua dei paesi dove viene proiettato.

Si sta facendo tardi, fervono i preparativi per l'evento clou, la processione di S. Giuseppe , girata nella serata di venerdì, che richiederà un impegno di regista, troupe e attori veramente notevoli.
Come abbiamo già riferito Banca Nuova, la banca di Zonin che ha individuato nel Sud una area di sviluppo, sta sponsorizzando l'evento, con la possibiltià di potere utilizzare dei frammenti di ripresa, confidando fors'anche sul fatto che lo spot di Peppuccio su Montepaschi, è stato giudicato lo "spot" dell'anno.

Per chiudere: ci chiedevamo qualche mese fa che film sarà Baaria? ci abbiamo azzeccato allorchè lo definimmo, il film della memoria individuale di Peppuccio e collettiva di una comunità.
Ed alla fine, vedere di presenza uno dei protagonisti del film, Francesco Scianna, e la sua incredibile rassomiglianza con un uomo che abbiamo conosciuto, ha sciolto ogni residuo dubbio su quella che sarà la trama del film.

Sarà una espressione abusata; ma Baarìa sarà un gesto d'amore di Peppuccio verso la sua famiglia di sangue, verso la comunità che gli ha dato i natali e lo ha cresciuto, e ce lo auguriamo di cuore, anche un passaggio importante nella storia del cinema italiano, e non solo.
In bocca al lupo, e un grazie comunque!

Vai alla fotogallery sul set di Baarìa a Tunisi


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