Martedì, 30 Settembre 2014
   
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Si pente Antonino Zarcone già capo del mandamento mafioso di Bagheria - Video Operazione Pedro

Cronaca

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La notizia riportata dal gds.it preannucia un vero e proprio terremoto nella cosa nostra del territorio bagherese., che avrà conseguenze devastanti all'interno delle famiglie mafiose che fanno capo a Bagheria. 

Trema il mandamento mafioso di Bagheria, e trema dunque anche il cuore di Cosa Nostra., così scrive gds.it .

Dopo il suo atrresto il ruolo del ruolo di capomandamento era stato investito gino Di salvo arrestato nell'operaqzione Argo del maggio 2013.

Quello che fu il capo indiscusso, il boss di Cosa Nostra nella cittadina in provincia di Palermo, Antonino Zarcone, si è pentito. E' il quarto caso negli ultimi mesi, dopo il caso, eclatante, di Flamia, un altro personaggio, di assoluto spicco all'interno della mafia del capoluogo e provincia.

Antonino Zarcone era stato arrestato il 14 dicenbre del 2011 assieme ad altri 27 tra boss e gregari,e successivamente condannato a dodici anni di carcere.

Nelle inetrcettazioni dell'operazione Argo ci sono diversi riferimenti fatti da Gino Di Salvo e Sergio Flamia sulla necessità di garantire il l mantenimento dei familiari del Zarcone, qualcuno dei quali i boss nelle loro conversazioni  definiscono peraltro come spendaccioni.

Un altro duro colpo dunque per dei mandamenti che già negli ultimi mesi avevano subito dei micidiali scossoni, delle spallate vere e proprie date dai giudici, dagli investigatori, dalle forze dell'ordine.

Zarcone non conosce solo storie di pizzo, ma anche i segreti dei grandi affari che coinvolgevano i boss di Porta nuova che con Bagheria avevano creato un asse di ferro mettendo le mani su città e provincia. Senza l'aiuto dei bagheresi probabilmente Porta nuova non sarebbe diventato negli ultimi tempi il mandamento più potente della città.

. La sua collaborazione con la giustizia viene paragonata per spessore a quella di Sergio Flamia, un altro pezzo storico della mafia bagherese.

In una intercettazione suggeriva ai suoi amici palermitani un metodo sicuro  per conoscere anzitempo le informazioni che riguardavano lavori pubblici e privati: "Si va al comune, prendi un impiegato e gli dici tutto quello che esce di appalti pubblici, gare di appalto, così funziona..."

E più in dettaglio spiega il modus operandi dei mafiosi baarioti:

"Lo sai come facciamo da noi altri... io cosa faccio? Me ne vado al comune, all'Ufficio tecnico, prendi tutte le licenze, tutte le licenze che stanno per uscire, prima ancora di mettere mano, dice: La licenza...a chi l'hanno data la licenza? A Tizio, subito ci sono due costruttori dov'è il terreno e dov'è lo sbancamento, se tu ci arrivi all'ultimo non ci puoi andare a dire che ci sono gli impegni fatti... invece tu ci devi andare in partenza, si va al comune prendi un impiegato..."

Adesso saranno in tanti a tremare.

Vai al video dell'operazione PEDRO

 

   

Incidente autostradale a Buonfornello, muore una ragazza di 17 anni

Cronaca

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PALERMO. Incidente stradale, intorno alle 14.10, all'imbocco dell'autostrada Palermo-Catania, all'altezza dello svincolo per Buonfornello. Seconda una prima ricostruzione due auto si sarebbero scontrate, causando la morte di una donna, rimasta per alcuni minuti incastrata fra le lamiere.P

La vittima è una ragazza di 17 anni Ivelise Zoppis, spagnola, si trovava in città in questi giorni perché fa parte del cast dello spettacolo "Il Circo de Los Horrores". Lo spettacolo, già andato in scena a Catania per tre settimane, debutterà a Palermo alla Fiera del Mediterraneo dal 26 ottobre al 19 ottobre. Per la Fiera è una rinascita: lo spazio riapre alla città dopo alcuni anni di chiusura e ospita una grande tendone nero dove prenderà vita lo spettacolo ogni sera per mille spettatori.


La ragazza era insieme alla madre, originaria del Sudafrica, e al fratellino che si trova ricoverato in gravi condizioni alla Neurochirurgia dell'ospedale Civico di Palermo. Il giovane è stato rianimato e intubato dai medici del 118. La madre è stata trasportata al San Raffaele Giglio di Cefalù e un'altra donna rimasta ferita nell'impatto si trova al nosocomio di Termini Imerese. Una di loro è stata rianimata dal personale sanitario intervenuto sul luogo in cui è avvenuto l'incidente.
Ancora tutta da chiarire la dinamica dell'incidente sul quale sta indagando la polizia stradale.

gds.it

   

Operazione antimafia dei CC a Corleone e Palazzo Adriano: arrestato l'erede di Totò Riina

Cronaca

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altDall'alba i Carabinieri della Compagnia di Corleone e del Gruppo di Monreale stanno conducendo una vasta operazione antimafia tra i comuni di Corleone e Palazzo Adriano.

Più di 100 sono i carabinieri impiegati, supportati da unità cinofile e da un elicottero.

Le indagini , coordiante dalla DDA di Palermo e avviate nel 2012, documentano gli assetti di cosa nostra all'interno del mandamento di Corleone.

Ad essere arrestate sei persone: Antonino Di Marco, custode al campo sportivo di Corleone, Pietro Paolo Masaracchia (ritenuto il capomafia di Palazzo Adriano), Nicola Parrino, Franco e Pasqualino D'Ugo.

Di Marco in particolare, era considerato l'erede di Totò Riina a Corleone: nel suo ufficio di dipendente comunale era diventato un covo perfetto per i summit. Lì si discuteva di appalti, estorsioni e campagne elettorali.

E nessuno sospettava che quella stanza fosse intercettata 24 ore su 24 da telecamere e microspie piazzate di nascosto dai carabinieri della Compagnia di Corleone. Così, per mesi, i fedelissimi di Riina sono finiti dentro un "grande fratello" che ha svelato molti dei loro segreti.

E all'alba sei persone sospettate di mafia sono state arrestate sulla base di un provvedimento di fermo emesso dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Sergio Demontis, Caterina Malagoli e dal procuratore reggente Leonardo Agueci. 

Nel corso delle indagini sono state scoperti anche inetressamenti di cosa nostra per l'elezione del sindaco di Palazzo Adriano, Carmelo Cuccia, ed il Di Marco che si recava presso la egreteria palermitana del deputato regionale UDC, Nino Dina.

   

Sergio Rosario Flamia: punto di confluenza tra cosa nostra e servizi?

Cronaca

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C'è un nome attorno a cui convergono vicende e filoni apparentemente lontani e diversi: la sentenza di appello al generale Mario Mori, già assolto in primo grado dall'accusa di avere favorito la latitanza di Provenzano, la vicenda inquietante della lettera, palesemente intimidatoria, fatta ritrovare sulla scrivania dell'aggiunto Roberto Scarpinato ('Lei sta esorbitando dai suoi compiti e dal suo ruolo') ed il ruolo mai del tutto chiarito dei servizi in alcune delle più drammatiche vicende siciliane ma non solo: quel nome è  Sergio Flamia, mafioso 'punciuto' solo dal 2010, ma con esperienze criminali sin dall'adolescenza,  e poi via via negli anni spietato killer di mafia al punto da confessare, nella veste di pentito, diverse decine di omicidi;  Flamia potrebbe essere, secondo una ricostruzione fatta da Salvo Palazzolo su la Repubblica di venerdì, uno strumento  di quelle forze oscure e raffinatissime che da sempre, in Italia ed in Sicilia, riescono ad influenzare il corso della storia del nostro paese.

Sergio Flamia viene arrestato nel corso dell'operazione 'Argo' nel maggio del 2013, assieme a Gino Di Salvo, capo dellla famiglia e del mandamento di Bagheria, e ad altri accoliti con i quali taglieggiava commercianti e imprese del mandamento di Bagheria. 

Alla fine di ottobre Flamia si pente e la sincerità del suo pentimento deriverebbe anche dal fatto che ha confessato decine di omicidi compiuti da solo o con altri complici nel territorio da Palermo verso la provincia: ancora i verbali di queste dichiarazioni non sono stati resi noti, e sicuramente si riferiscono a storie relativamente 'vecchie', la guerra di mafia del 1989 per esempio, in cui, nell'arco di due mesi, tra il 29 marzo e il 31 maggio furono uccisi  ben otto esponenti della famiglia mafiosa di Bagheria, ed in cui Flamia oltre che se stesso coinvolgerà sicuramente mafiosi ormai condannati all'ergastolo o irrimediabilmente compromessi, gente già cunsumata, insomma

Nelle carte dell'indagine c'è però un dettaglio già noto, e cioè  che sin dal 2009 Sergio Flamia collaborava con l'AISI, il servizio segreto civile, e che questa collaborazione viene interpretata dagli inquirenti come una prodromica volontà di smetterla con il malaffare e la delinquenza.

Nessun approfondimento sulle vicende di cui si rende protagonista Flamia vengono però fornite sul periodo in cui il mafioso collabora con i servizi: quali informazioni abbia dato e  quali servigi abbia reso, a parte di un incontro di mafia svoltosi alle porte di Bagheria  alla presenza di Pino Scaduto ed altri mafiosi palermitani, e per la cui soffiata avrebbe ricevuto 150.000 euro, come lo stesso Flamia ha dichiarato.

La notizia invece assolutamente nuova è che i contatti con i servizi siano proseguiti anche dopo il suo arresto e addirittura durante il periodo successivo al pentimento, fatto anomalo come sottolinea Palazzolo, perchè nei primi sei mesi successivi alla decisione di un mafioso di collaborare sono vietati contatti non 'istituzionali'.

Pare - scrive Palazzolo - che su questi rapporti proseguiti sino a qualche mese fa tra Palermo e Bagheria e addirittura dentro un carcere, la Procura con Scarpinato stesse conducendo accurate indagini.

Peraltro nel periodo della collaborazione Flamia ha il tempo di essere arrestato, dicembre 2008 operazione Perseo, di girare tra le carceri e poi nel 2012 tornare libero, per continuare nella sua attività: ma quale è realmente ormai la sua attività ? mafioso di rango o quinta colonna dentro cosa nostra?

L'altro dettaglio che ha fatto pensare ad un intervento a gamba tesa dentro le vicende della trattativa stato-mafia è la dichiarazione che Flamia si lascia  sfuggire su Luigi Ilardo, ucciso nel 1996 , che avrebbe segnalato un summit cui avrebbe partecipato Provenzano nella zona di S.Giuseppe Iato, soffiata secondo l'accusa volutamente trascurata dagli inquirenti ( e di quì l'acccusa a Mori di aver favorito la latitanza del padrino), 'Si diceva di lui che era un confidente', lo tenevamo a distanza', fa mettere a verbale il pentito bagherese, andando così a minare la credibilità delle testimonianze di quest'ultimo e indebolendo inevitabilmente le tesi dell'accusa.

Quanto questa dichiarazione sia stata spontanea, o maieuticamente fatta emergere, non è dato sapere.

In effetti, una lettura attenta delle intercettazioni dell'operazione 'Argo' lascia trapelare qualche dettaglio che può far pensare che Flamia parlasse sapendo di essere intercettato, e che quindi parlasse, in qualche modo, a futura memoria.

Flamia nel periodo di collaborazione con i servizi non commette più gravi reati: si limita a controllare e organizzare e ad esercitare dietro le quinte il suo incarico che è  di fatto quello di vicecapomandamento, ma non esce da Bagheria dove ha l'obbligo di soggiorno, non esce la sera e non partecipa ad attentati e raid punitivi perchè dice ' io non ho problemi, ma mi dispiacerebbe farmi beccare per una sciocchezza'. Così manda sempre altri a minacciare, incendiare o riscuotere il pizzo.

altFato sta che delega agli uomini di mano intimidazioni, minacce ed altro riservandosi un ruolo dirigente, di vicecapo della famiglia: ma probabilmente qualche errore lo compie, per esempio quando, come risulta dalle intercettazioni parlando con Gino Di Salvo gli chiede se è possibile avere un contatto con Matteo Messina Denaro, ricevendo una risposta possibilista.

Quella richiesta così diretta e perentoria  aveva indotto qualcuno a sospettarlo di doppio gioco ? o forse si era sentito 'posato' dai servizi? fatto sta che nelle ultime settimane prima dell'arresto Flamia è ossessionato dall'idea di potere essere ucciso, e non solo per l'antica ruggine con i fratelli Scaduto, Pietro e Salvatore,(che saranno arrestati qualche giorno dopo 'Argo' come responsabili della eliminazione dei due ispano-americani Fernando e Pimentel), che lo ritenevano responsabile del delitto del proprio genitore, Ninu 'u carabinieri', consumato il  23.05.1989 davanti al bar Aurora di Bagheria.

Aveva elevato, e di molto, come lui stesso rivela, i livelli di allerta e vigilanza ed accolse quasi come una liberazione l'arresto 

Ampiamente giustificata quindi la domanda di fronte all'episodio Scarpinato, che non è stato certo compiuto dall'ultimo dilettante: ma chi è veramente Sergio Rosario Flamia?

Angelo Gargano

 

 

 

 

   

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