Lunedì, 30 Marzo 2015
   
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Mappa aggiornata delle 'scaffe' sulle strade bagheresi ed una domanda a chi ci amministra FOTO

Cronaca

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Completiamo la top ten delle buche più pericolose sulle strade del nostro comune, ricordando agli amministratori che sono responsabili in prima persona dei danni materiali ai mezzi e, Dio non voglia, anche alle persone, che dovessero derivarne dalle condizioni disastrate delle strade; e ricordando loro che nella peggiore tradizione degli amministratori che li hanno preceduti, si rischia di pagare migliaia, se non centinaia di migliaia di euro di indennizzi, per non avere tempestivamente investito qualche centinaio di euro per riparare le strade.

Non solo: ma gli indennizzi che il comune ha pagato e continuerà a pagare, anche perchè sono centinaia le richieste di indennizzo in sospeso o in corso di definizione, sono una delle voci di quel dissesto finanziario, che il MoV 5 stelle si sta trovando davanti come un macigno.

La mappa che pubblichiamo è utile, e qualora l'amministrazione dovesse ancora manifestare inerzia nell'affrontare il problema, continueremo ad aggiornarla. 

La domanda che facciamo al sindaco e all' assessore ai Lavori pubblici è semplice: perchè non si è proseguito sulla strada avviata due, tre mesi fa, e cioè di operare con risorse, mezzi e uomini del comune, in emergenza certo, ma per mettere almeno una pezza, e mai il termine fu più appropriato.

E' vero che i lavori non fatti a regola d'arte prima o poi si sgretolano, però è pure vero che meglio un rattoppo che nulla. Ed a questo proposito facciamo presente che un metro cubo di conglomerato bituminoso a Bagheria costa intorno a 90 euro; senza voler fare i professori, chè la materia non è la nostra, ad occhio con dieci metri cubi di asfalto , le dieci, quindici o venti buche più pericolose si potrebbero 'rattoppare'. 

altE poi non pare, stando al titolo del 'Giornale di Sicilia' di ieri, che 'il piatto piange', se è vero, come dichiara il sindaco Patrizio Cinque, che abbiamo un avanzo di amministrazione per ben cinque milioni di euro; a meno di non voler pensare che questo avanzo di amministrazione esista solo sulla carta e che nei fatti sia solo propagandistico e illusorio.

E comunque sia, anche a non avere un solo euro in cassa, il conglomerato bituminoso, (considerato che si possono impiegare, così come si era fatto sinora, uomini e mezzi  del comune), si sarebbe potuto acquistare in due 'trance' con i fondi di economato, il cui massimo di spesa, se non ricordiamo male, è di cinquecento euro.

Si dirà: ma mica troviamo la ditta che ci fornisce i cinque mc di materiale, con uno schioccar di dita, occorre attendere  che l'azienda che produce l'asfalto entri in produzione per quantità consistenti.

Ragionamento giusto, giustissimo: ed allora perchè non si è programmato tempestivamente l'acquisto in due trance di dieci metri cubi di materiale?

Forse perchè si va avanti alla giornata, senza un minimo di programmazione, e, mi avrebbe rimproverato la buonanima di mio padre, 'ca testa 'nno saccuni ?

Sappiamo che, come in altre occasioni, l'amministrazione non si degnerà di darci alcuna risposta, nè a noi nè soprattutto ai cittadini: vorremo conoscere un giorno che è sì lontano, ma non lontanissimo, chi è l'ideatore di questa strategia suicida di non-comunicazione del MoVimento 5 stelle, che, mentre sino a qualche tempo fa si nutriva di annunci a raffica (e a vuoto),  ora sembra essersi richiuso in una torre d'avorio, e non parla più a nessuno.

Nessun comunicato ufficiale sul sito istituzionale, nessun comunicato del MoVimento in quanto tale sulle due emergenze del momento e cioè emergenza rifiuti e strade in dissesto, resta solo il solito ciacolare su facebook: un silenzio astioso di chi si è, e chissa perchè, convinto forse che i propri 'datori di lavoro' cui rendere conto, non siano gli elettori e l'opinione pubblica bagheresi, ma altri e altrove.

Bruttissimo segno.

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Via S.Ignazio (di fronte ITC 'Sturzo')                                                         

                                                                                                                                          Via Inzerillo ( prima di Bar Ester)

In copertina Via Coffaro ( accanto Torre Ferrante)

   

La mappa delle buche più pericolose nelle strade di Bagheria FOTO

Cronaca

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Non passa giorno che non ci arrivino segnalazioni sullo stato di dissesto delle nostre strade e sui pericoli che soprattutto i motociclisti corrono, quando inavvertitamente, e può succedere, vanno a finire dentro una di queste 'scaffe'; nella migliore delle ipotesi danni ai cerchioni, nella peggiore cadute con conseguenze serie.

Per questo pensiamo di fare opera utile segnalando ai cittadini quali sono le situazioni di maggior pericolo sulla rete stradale di Bagheria, avvertendo nel contempo, che in ogni caso è meglio procedere a velocità moderata, anche se sappiamo che talora le buche si trsformano in pozzanghere 'traditrici' e che il buio o la macchina che talora ci precede tendono a mascherare i pericoli dovuti  alla presenza di queste vere e proprie trappole con le quali dobbiamo fare i conti ogni giorno.

Oltre  le foto che pubblichiamo, occorre stare molto accorti sulla corsia sud di via Libertà.

Naturalmente contiamo sulla collaborazione dei nostri lettori per aggiornare periodicamente la Mappa.

Nella foto di copertina via De Spuches civico 20 E

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via città di Palermo (ang. via Mons. Arena)      Svincolo autostrada ( accanto bar DIVA)

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via Mattarella ( davanti Chiesa San Pietro)                                                                  via Dante ( angolo via Leoncavallo)

   

A Palermo due arresti dei CC e del G.I.C.O. per estorsione aggravata dal metodo mafioso FOTO

Cronaca

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Militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri e del G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Palermo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Palermo, Dott. Ziino, su richiesta dei magistrati della DDA che coordinano le indagini sulla parte orientale della città, nei confronti di due soggetti ritenuti responsabili di estorsioni aggravate dal metodo mafioso commesse nei confronti di un’azienda di trasporti per conto terzi da e per l’estero, operante nel centro di Palermo.

I due soggetti tratti in arresto sono La Torre Giuseppe, classe 1951 e Gravagna Danilo classe 1978 e sono accusati di aver dapprima (dal 2011 al 2013) costretto l’azienda a pagare 500 euro in occasione delle festività (Natale e Pasqua) e, successivamente (nel settembre 2013), di aver tentato di imporre alla stessa azienda, di affidare tutti i trasporti alla ditta gestita dal GRAVAGNA stesso.

Dalle indagini, ancora in corso e che costituiscono la prosecuzione dell’operazione “New Gate” (ottobre 2013), è emerso che la ditta già dal 2007 (fino al 2010) pagava il pizzo a esponenti di “Cosa Nostra” poi tratti in arresto nell’operazione Eleio del giugno 2010. Dopo l’operazione, il pagamento del pizzo si era interrotto, per poi riprendere a distanza di un anno, proprio ad opera di La Torre  e Gravagna.

I due soggetti erano già stati tratti in arresto il 17 ottobre 2013, unitamente ad altre 20 correi. In particolare: La Torre Giuseppe perché al vertice di un’associazione dedita alla commissione di furti, rapine, ricettazione, commercio di prodotti con contrassegni falsi, sequestro di persona ed altro;  Gravagna Danilo per aver svolto un ruolo rilevante nelle fasi di organizzazione logistica e di esecuzione materiale delle suddette condotte illecite.

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   Gravagna  Danilo                                                                       La Torre Giuseppe
 

   

Da Apocalisse 2, la storia dell'impresa bagherese costretta a pagare due volte il pizzo

Cronaca

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altLa Eurocostruzioni, impresa di costruzioni con sede a Roma, ma con titolari locali, sapeva che per operare nel territorio di Bagheria e Santa Flavia e dintorni occorreva pagare dazio a cosa nostra, ed aveva sempre subito.

Le vessazioni cui avevano dovuto sottostare i due titolari dell'impresa erano stati ricostruiti con dovizia di dettagli nelle 'confessioni' prima di Sergio Flamia e confermate poi da Antonino Zarcone; gli imprenditori non avevano potuto far altro, di fronte agli inquirenti, che confermare quanto era accaduto.

Già per la costruzione di trenta villette a Santa Flavia oltre dieci anni fa era arrivato un segnale inequivocabile sotto forma di un bottiglia di liquido infiammabile con uno straccio imbevuto lasciata nel cantiere, ed a bussare alla sua porta era stato nel 2003 Gino Mineo del clan di Bagheria, che aveva fatto una richiesta di pizzo per quindici mila euro. La trattativa si chiuse con otto mila euro. 

Più di recente durante la ristrutturazione da parte dell'impresa di un palazzo di via Sant'Agostino nel cuore della vecchia Palermo, si aprì un conflitto tra famiglie per la riscossione della messa a posto. E l'imprenditore si venna a trovare in una morsa dalla quale per venirne fuori dovette pagare due volte, ed in un caso alla persona sbagliata.

Per primo si erano fatti vivi in  momenti diversi Sergio FlamiaAntonino Zarcone, allora boss di Bagheria, oggi pentiti. Rivendicavano il diritto di riscossione visto che bagherese era l'imprenditore che aveva preso i lavori, peraltro, in sub appalto da un altro costruttore.

Il costruttore si era difeso sostenendo che pensava che sarebbe spettato al capofila pagare; ma non era così, secondo le leggi di cosa nostra, lui doveva rispondere alla mafia bagherese per l'importo dei lavori che aveva ottenuto in subappalto, altrimenti si 'puteva cogghiri i fierri' e lasciare il lavoro.. Pertanto diede a Zarcone, come ha raccontato la stessa vittima, due assegni da trentamila euro ciascuno emessi da Giuseppe Di Marco, titolare di un negozio di polli che aveva un debito con il titolare dell'impresa appaltante per l'acquisto di una villetta a Santa Flavia. 

L'accordo prevedeva che Zarcone incassasse altri trenta mila euro  in contanti che avrebbe poi girato ai “palermitani”, cui spettava una fetta della torta del racket visto che il cantiere si trovava in città. L'imprenditore, però, non consegnò il denaro a Zarcone, perchè quest'ultimo venne arrestato

Nel frattempo però, nel cantiere si erano intensificate delle visite minacciose e si era fatto sotto un tale “Giuseppe il meccanico”, che era stato piuttosto convincente nel chiedere “trenta mila euro per i carcerati”. "Giuseppe il meccanico" sarebbe stato identificato in Giuseppe Fricano, boss di Resuttana oggi al 41 bis, e titolare di un'officina in via Libertà, coinvolto anche nel blitz di ieri.

L'imprenditore non aveva battuto ciglio alla richiesta di denaro da parte di Fricano abituato com'era a pagare il pizzo e si era ancora una volta piegato, però stavolta alla persona sbagliata. Peraltro a Palermo lo aveva già fatto, così ha raccontato, nel 2008 “a gente che si presentava a nome di tali Lo Presti” per la tassa di Cosa nostra sulla ristrutturazione che aveva fatto di diverse palazzine ai Quattro Canti, alla Vuccuria e in via Garibaldi. 

altMa quando fu accertato dagli stessi mafiosi che, di fronte alle rimostranze dell'imprenditore di avere già pagato, avevano fatto una indagine interna, il costruttore  fu pure rimproverato  da Antonino Zarcone,( che aveva già 'prelevato' per la famiglia di Bagheria e che lo convocò ad una riunione in presenza di Sergio Flamia, oggi pentito, e Carmelo Bartolone), di avere pagato uno che non aveva alcun titolo per chiedere soldi in quella zona, il Fricano appunto.

Proprio Zarcone, nel frattempo diventato collaboratore di giustizia, nell'ottobre scorso ha raccontato che "Daniele Lauria, Alessandro D'Ambrogio, Masino Lo Presti e Nicola Milano  si erano lamentati pesantemente con il meccanico Giuseppe Fricano (nella foto) per l'indebita riscossione non autorizzata”.

Intanto il pizzo era stato pagato due volte.
 

   

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