Mercoledì, 26 Novembre 2014
   
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Flamia e servizi, il grande mistero: 'quando volevo ammazzare a Pino Scaduto'

Cronaca

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I passaggi più controversi delle dichiarazioni di Flamia che i magistrati del processo trattativa e dell'appello Mori-Obinu hanno un particolare interesse ad approfondire è quello che  riguarda proprio la collaborazione con i servizi segreti.

E' una ricostruzione quella del rapporto con i servizi che presenta diversi buchi logici e temporali, almeno per la parte di verbali resi noti.

L'ordine di uccidere Pietro Lo Iacono, sostiene Flamia, gli sarebbe stato dato già nel 2004 da Nardo Greco in carcere a Pagliarelli; subito dopo, quando lui esce nell'aprile dello stesso anno, sembra di capire che Carmelo Bartolone e Onofrio Morreale, per dissuaderlo dal mettere in pratica l'ordine di Nardo Greco, gli fanno incontrare addirittura Bernardo Provenzano che gli dice: ' a Pietro Lo Iacono e a so niputi, lassali perdiri picchì su amici nostri, persone molto vicine a noi... chiudi questo discorso...”.

altUn avallo quindi autorevolissimo per non ottemperare all'ordine di Nardo Greco. Ma qualche altro evidentemente aveva ricevuto lo stesso ordine e attraverso dei sicari non bagheresi, Cecala, Carbone e Modica, cercava di metterlo in pratica nell'estate del 2008.

Flamia teme di essere finito dentro una rete, dentro un gioco più grande di lui. E una tesi credibile o no?

 I rapporti con i servizi cominciano nel luglio 2008 in commissariato, a Bagheria, "subito dopo il discorso che si doveva fare l’attentato a Pietro Lo Iacono, il due di spade, sono stato convocato per una scusa in commissariato”. 

Siccome conosco le tragedie - fa mettere a verbale la prima botta che ammazzavanu a mia... sta cosa a me mi pesava che   Pino Scaduto   perdeva sempre tempo a sistemare questa cosa ( l'eliminazione di Pietro Lo Iacono n.d.r.) e avevo preso due decisioni o di ammazzare a Pino Scadutocosa che per fortuna non ho fatto perché sono stato visto, perché per due volte io, abbiamo avuto appuntamenti con Pino Scaduto fuori in parte di campagna ed io intenzionato ad ammazzarlo, però una volta sono stato visto da una persona che fa il fotografo a Bagheria e ho evitato, poi c’è stato questo discorso dei Servizi segreti e ho deciso di aprirmi con loro...”.

Ed è a Bagheria che incontra l'uomo dei servizi segreti che descrive in maniera abbastanza dettagliata “...Altezza 1,76, capelli nel biondo, pochi capelli davanti, ha cambiato più nomi, è nata questa cosa che è durata sei anni dai primi di luglio del 2008 fino al giorno degli arresti del maggio 2013”. “...Questa persona si presenta come persona dello Statoperò facendo capire a chi faceva riferimento...io gli avevo chiesto che imminente dovevo avere il discorso in Cassazione per il processo di Genova... ci dissi c’è la possibilità in cambio di avere una mano di aiuto in Cassazione, perché io aspetto un definitivo di sei anni. Dice: no su questo no, dice, però sicuramente ti possiamo dare una mano di aiuto che andrai a finire in un carcere a scontare la pena, in un carcere buono dove c’è la possibilità di potere prendere i benefici penitenziari, tipo semilibertà e ho deciso a collaborare con i Servizi”.

Una buona fetta di questi anni Flamia li ha trascorsi in carcere. Non è stato un ostacolo, perchè in forza del protocollo 'Farfalla', sulla cui legittimità la magistratura sta indagando, gli agenti segreti pare che entrassero ed uscissero dalle carceri per parlare con i loro confidenti, (ma non solo), quando e come volevano, di fatto senza lasciare tracce.

“...Lui mi mandava a chiedere qualche informazione ma a livello di scemenze fesserie, tramite qualche agente, si presentava qualcuno con la scusa di avvocato però era sempre qualcuno mandato da lui... "

Dove si incontravano ?

“...All’inizio, nel 2008 era lui sempre a chiamarmi che mi contattava e per un periodo di tempo mi dava appuntamento lui a Palermo che mi diceva la strada che dovevo fare per recarmi in via Mazzini in un appartamento di via Mazzini dove ci incontravamo... o telefonicamente oppure lui mi veniva dietro in qualche posto... lui mi si avvicinava con la macchina... ci vediamo domani al solito posto”...."avevamo due posti in campagna e ci fermavamo uno era un po’ più avanti della Casa dei giovani di Bagheria, la comunità di padre Lo Bue..."

Quando viene arrestato nel dicembre del 2008 nell'operazione 'Perseo' , il suo contatto nel preannunciargli l'imminente arresto, aggiunge che, per un errore voluto nella trascrizione della sua data di nascita, verrà arrestato qualche giorno dopo, giusto il tempo per coordinarsi e gli promettono dei soldi, che puntualmente arriveranno con i 150.000 euro che faranno avere al figlio. 

In cambio di cosa ? è questa la domanda cardine. ...Nel periodo 2011-2013 tante cose che io prima che succedessero le avevo fatte sapere ma che sono accadute realmente poi le cose”.

Ma perchè 150.000 euro per una collaborazione che andava,  a dire del Flamia, da luglio-agosto a dicembre 2008 ? Vero è che essendo sotto la sua responsbilità tutta l' organzizazione degli appuntamenti di Pino Scaduto con altri sodali mafiosi, Flamia aveva reso possibile controlli ravvicinati e continui, anche se in un passaggio delle sue dichiarazioni, dirà che in gran parte le intercettazioni erno inutilizzabili, perchè non autorizzate.

Farà conoscere anche il giorno della sua affiliazione avvenuta nel gennaio 2012, “...Stasera devo andare là... come ho riferito che io non volevo andare quando è stata fatta la mia affiliazione ufficiale a Cosa nostra, la puncitina, io gli ho detto: guarda, vedi che dovrei andare, così così, niente puoi fare per farmi fermare, che io prendo la scusa che non posso, che c’ho sbirri addosso, non ci vado... dice: e che fai, vacci vediamo di capirne il più possibile ed effettivamente è stato tutto registrato quando sono stato affiliato”.

altSono tante insomma le cose che i magistrati vogliono capire di questa collaborazione.
 
 Per esempio in  una intercettazione in carcere con un suo parente in visita durante un colloquio nel 2009 diceva : “Minchia ogni giorno per ora parlano di lui, giornali, telegiornale tutti”. Sono i giorni in cui il pentito Spatuzza raccontava di avere incontrato un personaggio misterioso nel garage dove si stava preparando l’autobomba per ammazzare Paolo Borsellino.

Flamia  ha negato che quel lui  fosse un riferimento ad una persona fisica: “Ma parrano d’iddu - chiarisce - io mi riferisco sempre come Servizi segreti, non come persona reale,perché ripeto per me i Servizi segreti era”.

E nell'ultima nota a verbale legittima quella opinione che in tanti dentro e fuori si erano formati, di un Provenzano cioè 'trattativista', che, pur sottoscrivendola, avrebbe in qualche modo subito la  strategia stragista di Totò Riina  “Bernardo Provenzano quando capitava che veniva qualche notizia su qualche telegiornale o giornale, politica, per discorsi di stragi o cose varie, lui sempre diceva: eravamo padroni dell’Italia, dice, eravamo in condizioni di fare fare le leggi che volevamo noi, dice, per avere commesso certe cose siamo tutti nella merda. Però a che cosa si riferiva di avere commesso, non lo diceva mai”. 

   

Operazione 'Milicia violenta 2' : due arresti per rapina e porto d'armi abusivo FOTO

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Due misure cautelari, per i reati di rapina e porto abusivo di arma da fuoco. Questo il bilancio dell’operazione di polizia “Milicia Violenta 2”, condotta alle prime luci dell’alba dai Carabinieri della Compagnia di Bagheria (PA) e nel corso della quale è stata notificata l’ordinanza emessa dalla Dott.ssa Angela Lo Piparo, GIP presso il Tribunale di Termini Imerese (PA). I provvedimenti cautelari riguardano:

- Rio Giuseppe, 25enne di Trabia (attualmente agli arresti domiciliari) autore di tre rapine;

- Geraci Domenico, 34enne di Casteldaccia (già arrestato per rapina ed attualmente in carcere a Trapani), per porto abusivo di arma da fuoco.

L’operazione condotta nella scorsa mattinata rappresenta il seguito e il completamento di quella condotta lo scorso 15 aprile 2014, allorquando veniva fatta luce su un’altra lunga serie di rapine e furti, anche in abitazione, commessi tra Trabia, Altavilla Milicia e Palermo.

Le indagini, continuate anche dopo l’esecuzione di quelle misure, condotte dai militari della Compagnia di Bagheria e dirette dalla Procura di Termini Imerese (Dott. Bruno Brucoli), hanno consentito, in particolare, di fare luce su una serie di rapine in abitazione, commesse nel periodo aprile-maggio 2012 da un gruppo di giovani nel comune di Altavilla Milicia.

Tali episodi, nel corso dei quali erano state asportate anche armi da fuoco, avevano presentato sin da subito forti elementi di analogia sia per modalità commissive, consistenti in una particolare violenza ed efferatezza, che per le vittime colpite, quasi tutte appartenenti alla fascia c.d. “debole” degli anziani soli ed indifesi.

Inoltre, i militari, nell’ambito dei servizi predisposti al fine di prevenire la consumazione di analoghi reati, riuscivano a sventare la verosimile esecuzione di una rapina, che doveva essere commessa a Termini Imerese, mediante un’arma da fuoco. Di fatti, la sera del 22.03.2012 i carabinieri di Bagheria, sventando quella che con tutta probabilità doveva essere una rapina, hanno accertato la disponibilità di un’arma da fuoco, chiamata dagli indagati con l’appellativo “Bambino” onde non destare sospetti, che era nella disponibilità di GERACI Domenico.

Gli altri fatti compiutamente ricostruiti dai Carabinieri sono:

- la rapina in abitazione commessa da Rio Giuseppe (assieme ad altri) ai danni di un anziano residente ad Altavilla Milicia, nel corso della quale alla vittima, minacciata con un coltello, erano stati sottratti tre fucili, uno dei quali successivamente recuperato e sequestrato dai militari;

- la rapina commessa da Rio Giuseppe (assieme ad altri) ai danni di una anziana residente ad Altavilla Milicia, che era stata scaraventata a terra e minacciata con un coltello, mentre le venivano sottratti gioielli, soldi e buoni fruttiferi;

- la rapina in abitazione commessa da Rio Giuseppe (assieme ad altri) ai danni di un anziano residente ad Altavilla Milicia, nel corso della quale alla vittima, minacciata con un coltello e poi rinchiusa in bagno, erano stati sottratti due fucili e alcuni oggetti in oro.

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       GERACI  DOMENICO                                                  RIO  GIUSEPPE

 

  

 

   

I CC di Altavilla arrestano trentenne casteldaccese responsabile di avere svaligiato 3 villette Foto

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Approfittava dell’assenza dei proprietari delle ville, rientrati in città dopo le vacanze estive, per penetrare all’interno delle abitazioni e svaligiarle, ritenendo di agire indisturbato ed ignorando, invece, che era in corso un servizio mirato dell’Arma finalizzato a contrastarlo. È così, infatti, che i militari della Stazione Carabinieri di Altavilla Milicia, che ha all’uopo, ha intensificato i servizi di controllo del territorio finalizzati alla repressione della criminalità predatoria, nella nottata del 16 ottobre hanno arrestato, in via Consolare, TROIA Francesco, 31enne, residente a Casteldaccia.

L’uomo si era introdotto all’interno di tre villette, dalle quali aveva asportato una refurtiva che spaziava dagli utensili alle zanzariere, dai generi alimentari ai capi di vestiario, dalle lenzuola e coperte ad orologi ed elettrodomestici.

altI militari, giunti sul posto, hanno bloccato l’autovettura Seat Ibiza piena zeppa degli oggetti più disparati, all’interno della quale era difficilmente distinguibile lo stesso autore che, messo di fronte all’evidenza, non ha potuto far altro che riconoscere le proprie responsabilità. 

La refurtiva, del valore complessivo di circa 10.000 euro, è stata interamente recuperata e restituita ai legittimi proprietari.

L'arrestato dopo le operazioni di rito, su disposizione del PM di turno Dott. Bruno BRUCOLI, nella giornata di ieri, è stato tradotto presso il Tribunale di Termini Imerese (PA), ove l’arresto è stato convalidato e in attesa del processo, è stata emessa nei suoi confronti ordinanza di sottoposizione alla misura degli arresti domiciliari, anche perché gravato da recidiva specifica infra quinquennale.

Troia Francesco

 

   

Bagheria, buen retiro per mafiosi latitanti. Le dichiarazioni di Flamia

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Bagheria è stata storicamente un buen retiro per mafiosi latitanti, dai bei tempi andati: Tommaso 'Masino' Scaduto, latitante che nel 1980 muore d'infarto, o di altro, però nella propria abitazione di Bagheria, in via Roccaforte;  Pietro Aglieri , Antonino Lo Nigro, Piddu Madonia e il capo dei capi Bernardo Provenzano,  ospite a Bagheria in periodi e luoghi diversi,  per parlare dei più noti e recenti.

Quando Sergio Flamia viene incaricato di gestire la latitanza di Provenzano nella seconda parte dell'anno 2004 ,  (dopo il boss verrà  spostato nella zona  Aspra-Ficarazzi e quindi a Montagna dei cavalli dove l'11 aprile del 2006 verrà arrestato), ha già al suo attivo una storia da fedelissimo per avere curato la latitanza di Piddu Madonia dal novembre-dicembre 1984 al 2002, per quasi venti anni quindi.

Ed alla domanda dei pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Francesca Mazzocco  “Provenzano sapeva che lei gestiva la latitanza di Piddu Madonia?”, risponde:

"Lui mi conosceva perché più volte di domenica, in particolar modo capitava di festività, di cose, accompagnava il Madonia con la famiglia, a mangiare a casa dove era latitante il Provenzano o presso una delle sorelle di Nicola Eucaliptus che la via non mi ricordo....”.

I pm che stanno curando il processo sulla trattativa e quello sull'appello ai generali Mario Mori e Mauro Obinu (relativo alla mancata cattura di Provenzano e già assolti in 1° grado), dubitano della sincerità di Rosario Flamia, in relazione al fatto che tende a minare la credibilità di un mafioso-confidente Luigi Ilardo (ucciso poi nel 1996 a Catania) , che aveva fatto una soffiata su un summit di mafia a Mezzoiuso che avrebbe potuto consentire già nel 1995 l'arresto di Provenzano.

E Flamia porta due elementi che dimostrerebbero il contrario: la prima è una confidenza fattagli da Nicolò La Barbera, il proprietario del casale di Mezzoiuso dove avrebbe dovuto svolgersi il summit con la presenza di Provenzano;  il La Barbera in carcere, tra il 2001 e il 2003, gli avrebbe confidato che Provenzano quella mattina non ci doveva essere e non c'era, e subito dopo quando mette in dubbio la credibilità del mafioso-confidente Luigi Ilardo, cugino per altro di Piddu Madonia.

No di questo discorso di Ilardo io le posso solo dire che nel ‘95 mi incontrò con una persona che curava insieme a me la latitanza di Piddu Madoniaprecisamente Domenico Di Salvo... no dice... la moglie di Piddu MadoniaGiovanna Santoro, è venuta per conto del marito a riferire... la signora Giovanna ha portato questa notizia dallo zio di non dare confidenza al cugino Gino di mandarlo via, se viene per qualche favore o ospitalità, però non dicendo il motivo del perché.
Siccome il Madonia con questo suo cugino si rispettavano abbastanza forte, molto spesso venivano i genitori di questo suo cugino, di questo
 Luigi Ilardo a mangiare insieme a Piddu Madonia, a Bagheria”.

Notizie 'sincere' o abilmente 'pilotate'? è questo il nodo da sciogliere, considerato anche il fatto che i servizi in virtù del protocollo 'Farfalla' incontrasseso Flamia come e quando volevano.

altQuesto passaggio delle dichiarazioni di Flamia dimostrerebbe che Luigi Ilardo era già stato posato, ergo era difficile quindi che sapesse del summit a Mezzoiuso da La Barbera, anche se quest'ultimo parlando con Flamia in carcere gli aveva confermato  che più volte Provenzano era stato ospite a casa sua, "questo me l’aveva confidato”.

Madonia si muoveva spesso non solo in Sicilia, ma anche fuori “Non stava sempre a Bagheria, lui veniva a Bagheria, possibilmente si fermava un mese, due mesi, tre mesi, poi si spostava una settimana a Villarosa oppure a Catania oppure a Milano ma a livello di una settimana, massimo due settimane rientrava a Bagheria... io gli facevo da battistrada e uno zio mio con furgone dei passeggeri, questi che facevano Bagheria- Palermo, lo accompagnava pure, quando era sulla Sicilia, per esempio quando doveva andare a Villarosa, oppure a Catania quando era su Milano, veniva a prenderlo direttamente a Bagheria Calogero Pulci e lo portava Milano"

Ed anche Bernardo Provenzano gli raccontava di viaggi  “Lui mi diceva sempre che per più di venti anni era stato sempre insieme al suo amico Totuccio Riina - ha raccontato Flamia - ricordo che un giorno mi disse che, durante uno dei suoi viaggi che facevano per Roma tutti e due... a Roma che un giorno si incontrarono sull’aereo con un loro amico che gli chiedevano informazioni su Scaduto Tommaso..."

“...Lui mi ha detto che per un bel po’ di anni ha fatto tantissimi viaggi su Milano, Roma, sul Piemonte, però quando mi raccontava queste cose mi diceva che già era da un 5-6 anni che non usciva più... me le diceva nel 1994”.

Natiralmente a Bagheria c'era una vera e propria rete che proteggeva la latitanza di Provenzano.

Carmelo Bartolone era colui che lo spostava dall’abitazione dov’era perché di solito quando lui andava agli appuntamenti, veniva a prenderlo Bartolone, lo portava dopo poi lo riprendeva un’altra macchina e se lo riportava, tipo quando andava a fare delle visite al Buccheri La Ferla non veniva direttamente l’infermiere a prenderlo a casa ma si faceva il trasbordo per strada"

Sin quando Flamia non sente puzza di bruciato.  

"Verso fine settembre, io in quel periodo gestivo un negozio di frutta e verdura in via Palagonia vicino all’angolo dove c’era la caserma dei carabinieri... - ha messo a verbale il collaboratore - e noto che c’erano dei carabinieri in borghese appostati davanti al negozio... Onofrio Morreale mi manda un appuntamento, sempre la stessa sera, vicino il negozio... ci dissi... Onofrio per me problemi non ce n’è però mi dispiacerebbe che dopo chiossai di trent’anni a stu cristianu l’avissuru arristari dentro ame casa... e quella sera stessa è stato spostato il Provenzano... sono venuti a prenderlo”.

“...Lo vennero a prendere e lo portarono via sulla zona di Ficarazzi, credo più Aspra... dopo un paio di giorni sono venuti a prendersi tutti gli indumenti, la macchina da scrivere, la scrivania, lui portava sempre dietro con sé un frigorifero questo congelatore piccolino dove congelava tutto quello che si frullava per problemi di salute...”.

Continua

nella foto interna l'arresto a Bagheria di Antonino Lo Nigro

   

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