Mercoledì, 02 Settembre 2015
   
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Identificato il minore che da 4 giorni viveva ad Aspra senza fissa dimora

Cronaca

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Il giovanissimo poco più che quindicenne, da quattro giorni viveva ad Aspra come un barbone: trascorreva le giornate in vicinanza del mare, mangiava quel pò che qualche anima caritatevole gli offriva al bar e la sera dormiva o in spiaggia o sotto il palchetto montato in piano Stenditore per gli eventi.

Quando intorno alle 10 di stamattina gli operatori della Polizia municipale lo hanno fermato per identificarlo, sono rimasti colpiti dal suo modo di porgersi: parlava in perfetto italiano, modi cortesi ed estremamenti rispettosi, solo che all'inizio aveva cominciato a dare informazioni fuorvianti e inesatte sulla sua identità e sui reali motivi della sua presenza ad Aspra.

Nel gruppo di vigili urbani che da un paio d'ore seguono la vicenda ci sono anche due donne, che pian piano sono riuscite a conquistare la fiducia  del ragazzino e sono arrivate a capo della situazione.

Il giovane R.F., 15 anni a marzo, si era allontanato quattro giorni fa da una comunità di recupero palermitana ed aveva trovato 'ospitalità' ad Aspra dove pare avesse anche conosciuto una ragazzina che in qualche modo gli teneva compagnia.

Il giovane essendo stato per quattro lunghi giorni continuamente esposto al sole presentava sintomi di scottature solari e ferite ai piedi. Con grande umanità e professionalità gli agenti di Polizia municipale, egregiamente coordinati dal tenente Salvatore Pilato, dopo averlo rifocillato lo hanno accompagnato alla Guardia medica, ed adesso si attende l'arrivo dei genitori del ragazzo che sono già stati avvisati.

   

Bagheria: ma la vicenda del cimitero come è andata a finire ?

Cronaca

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Fu uno dei momenti peggiori, lo ricordiamo, per la nostra comunità, anche perchè il comunicato diffuso allora dai Carabinieri nella sua crudezza non lasciava spazio alla fantasia: "Centinaia di bare erano accatastate tra il muro perimetrale e alcune cappelle private, a ridosso delle quali vi erano, ancora fumanti, le braci di fuochi che, durante la notte, avevano incendiato anche resti umani e ossa".Ed ancora.

I Carabinieri, coordinati dalla Procura di Termini Imerese, procedono per i reati di “vilipendio, soppressione di cadavere, danneggiamento seguito da incendio e gestione incontrollata di rifiuti speciali”.

Questi sono solo alcuni dei passaggi del comunicato su quella che era una vicenda che solo politici felloni ('si tratta solo di reati ambientali legati allo smaltimento dei materiali che compongono le casse da morto' fu una delle giustificazioni a caldo) e qualche pennivendolo corifeo del potente di turno cercarono disperatamente quanto inutilmente di minimizzare, ma che gettò nello sdegno e nello sgomento un'intera comunità.

Lì per lì furono iscritti nel registro degli indagati i tre dipendenti comunali presenti al momento del blitz al cimitero.

Ricordiamo la vera e propria indignazione popolare, i bagheresi residenti che si affollavano al cimitero e che cercavano di sincerarsi della sorte dei propri defunti ed i bagheresi che dal resto d'Italia o, ancora di più dall'estero, telefonavano ai parenti  a Bagheria  chiedendo spiegazioni e dettagli.

Fu quello il momento topico, allorchè prese corpo l'autentico tsunami che trascinò via quanto restava della vecchia politica, collusa, confusa e balbettante, responsabile di avere aumentato a dismisura tasse e imposte avendo avuto però cura soprattutto di tutelare le proprie indennità ( ripensiamo alla precipitosa  delibera di giunta di agosto 2013, immediatamente successiva alla sentenza della Corte costituzionale che giudicava non applicabile in Sicilia il decreto Monti che riduceva le indennità degli eletti) che apriva le porte di palazzo Butera al MoV 5 stelle e a Patrizio Cinque.

Il MoVimento 5 stelle seppe cavalcare lo sdegno popolare, seppe indicare una via di cambiamento radicale: lo stesso sindaco neoeletto Patrizio Cinque in una delle prime sedute del consiglio comunale ebbe a dire:"Anche il mio nipotino di sette anni capirebbe che in una città dove nel 2013 sono state tumulate 430 persone e comprati solo 230 loculi, c'è qualcosa che nei conti non torna."

Con la promessa che sarebbe stata fatta piazza pulita dei responsabili e chiarezza su quanto accaduto, si comincia ad  indagare sugli anni 2014 (allora in corso) e sul precedente 2013: si scopre che nel comune di Bagheria in quell'anno, il 2013 appunto, ci sono stati 473 decessi, ma di questi solo la tumulazione di 240 salme è stata regolarmente eseguita, mentre per le altre mancavano i necessari riscontri contabili.

Naturalmente anche gli incassi per il comune risultavano essere sostanzialmente inferiori alle 'previsioni'; c'era pertanto un  danno alle casse comunali non indifferente, già per il 2013.

Si apprenderà poi  che attorno al cimitero di Bagheria giravano due indagini: la prima della Direzione Investigativa Antimafia che partiva dalle dichiarazioni di Sergio Flamia, che riferiva di una particolare attenzione di cosa nostra sulle vicende del cimitero da almeno dieci anni a questa parte, mentre la seconda veniva, e viene, condotta dalla Procura di Termini Imerese che era partita dalla  segnalazione di fumi neri e maleodoranti, dalle origine non chiare, che fuoriuscivano dall'area del cimitero dopo la chiusura serale.

altOgnuna delle due indagini andava e continua ad andare avanti autonomamente.

Il comune anche se il periodo era di delicato passaggio da una amministrazione ad un altra fece il proprio dovere; nei primi mesi l'amministrazione Cinque riesce a fare un lavoro eccellente, perchè vengono chiamati e interrogati i familiari di tutti i defunti del 2014 per i quali non esisteva una corretta documentazione circa le procedure e i pagamenti  connessi alle tumulazioni.

Durante questi interrogatori, svolto da dipendenti comunali rigorosi all'uopo destinati, vengono fuori le risposte più diverse e si scoprono i retroscena più inquietanti; anche se c'era stato nella massa qualche caso di defunto assolutamente povero e quindi assistito dalla mano pubblica e qualche altro isolato caso  di ospitalità presso tombe di famiglie, di parenti e amici, la gran parte delle persone ascoltate riferiva però di avere pagato e qualcuno produceva addirittura dei riscontri di bollettini di pagamento con timbri di importanti banche.

In effetti avevano veramente pagato, ma a chi ? e qua sta il problema.

La maggior parte specificava che il pagamento era avvenuto ai responsabili di agenzie di pompe funebri che si erano impegnati a curare loro personalmente il disbrigo degli adempimenti per la tumulazione.

Fatto sta che quei soldi dati 'brevi manu' ai titolari dell'agenzia non erano però mai approdati al comune, e pare, diciamo pare, che su quei bollettini con tanto di bollo delle banche ci fosse più di qualche dubbio sulla loro veridicità, anzi addirittura in qualche caso sarebbe stata accertata la contraffazione.  

Successe come è facilmente comprensibile un parapiglia, perchè la gente che viene sollecitata dal comune  a pagare il dovuto torna dai propri 'interlocutori funerari' e pretende o la restituzione delle somme o che i loro referenti si rechino al comune a sistemare la pratica.

Va detto però che le dichiarazioni più circostanziate, laddove vengono fatti con precisione e dovizia di particolari nomi, cognomi e circostanze, vengono trasmesse con molta correttezza dall'ammnistrazione comunale, proprio perchè  in presenza di una 'notitia criminis', alla Procura di Termini Imerese, che ha naturalmente in questi mesi proceduto agli interrogatori per riscontrare le accuse, e pare che, concluse le indagini preliminari, si prepari a chiedere dei provvedimenti.

La domanda che in molti ci poniamo però è anche un'altra: perchè l'indagine interna del comune si è fermata al 2013 ? quello era solo il momento conclusivo per una pratica illecita di tumulazioni di morti anche provenienti da Palermo, che durava da tempo e che anche nell'interesse del comune l'indagine amministrativa avrebbe dovuto essere portata sino in fondo.

Si dice che l'incendio del tardo pomeriggio del 27 giugno 2014 distrusse la gran parte degli archivi del cimitero, ma qualcuno informato sostiene però che i registri del 2011 e del 2012 erano già stati in qualche modo acquisiti, e ci sarebbe stata pertanto la possibilità di procedere a ritroso con i controlli sugli anni precedenti.

Si è andati avanti ? e se, come pare, tutto si è bloccato, perchè questo è avvenuto? Sarebbe opportuno che l'amministrazione, al di là dei procedimenti penali, presentasse al consiglio e ai cittadini i risultati dell'indagine amministrativa interna.

Si ha come l'impressione, ma potremmo e vorremmo sbagliarci, che l'encomiabile attivismo che manifestò l'amministrazione appena insediata, sindaco Patrizio Cinque e assessore Laura Maggiore in testa, abbia perso di slancio.

E' troppo chiedere che vengano quindi rese pubbliche le conclusioni dell'indagine amministrativa interna del comune, che spieghi cosa è realmente accaduto, per responsabilità di chi, e che specifichi anche l'ammontare del danno economico ricevuto dalla comunità e cosa si sta facendo per il recupero delle somme, e soprattutto serva anche a rassicurare l'opinione pubblica che le cose al cimitero siano veramente cambiate.

Angelo Gargano

   

La DIA esegue maxi sequestro di beni per un miliardo e 600 milioni a Virga, re del calcestruzzo

Cronaca

 

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La Direzione Investigativa Antimafia di Palermo, nella mattinata odierna, sta ultimando un ingente sequestro nei confronti di noti imprenditori del settore del calcestruzzo, originari della provincia di Palermo, legati al mandamento di Corleone.

Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Palermo – Sez. Misure di Prevenzione, ancora in fase di esecuzione, scaturisce da una proposta d’iniziativa del Direttore della D.I.A. e riguarda beni per un ammontare di oltre un miliardo e 600 milioni di euro.

L’operazione è stata messa a segno dagli investigatori della Dia ai danni delle imprese del gruppo trust riconducibili alla famiglia di Gaetano Virga imprenditore del settore calcestruzzi con sede a Marineo. Si tratta di beni immobili e mobili registrati, rapporti bancari e imprese intestati ai fratelli Virga ovvero Carmelo, Vincenzo, Anna, Francesco e Rosa.

In passato peraltro proprio Gaetano Virga aveva presentato numerose denunce contro il racket delle estorsioni. Le sue testimonianze avevano consentito di arrestare cinque persone ritenute i capimafia e gli esattori di Misilmeri. Nell’operazione dei carabinieri finirono in manette Francesco Lo Gerfo ritenuto il capomafia di Misilmeri, e Stefano Polizzi, presunto estorsore sul quale si sono concentrate le testimonianze, portò anche allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Misilmeri.

Nel 2010, tra maggio e novembre, proprio Polizzi avrebbe chiesto il pizzo proprio al cantiere edile di Virga minacciandolo ”Ricordati che hai dei figli, mi hanno detto”, aveva riferito Virga agli investigatori.

Una testimonianza del nipote del Virga avrebbe riscontrato in qualche modo le accuse a Polizzi.

“Quando Polizzi è venuto nei nostri uffici – aveva detto – ha affrontato mio zio molto animatamente. Li ho visti discutere da una finestra all’interno della nostra azienda a Marineo. Nella zona – aveva aggiunto Virga – tutti sapevano quello che faceva Polizzi. Mio zio l’ha mandato via dicendogli che non avrebbe avuto un centesimo, ma si è ripresentato successivamente”. Virga da quel momento era diventato un simbolo. Uno degli imprenditore coraggio e antiracket e aveva avuto il sostegno delle associazioni Addiopizzo, Libero Futuro e Fai.

 

   

I CC di Bagheria e Baucina arrestano un pusher a Palermo: indosso ha una somma ingente, 19.000 euro

Cronaca

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Aveva trasformato la propria camera da letto in un vero e proprio market della droga dove numerosi consumatori si rifornivano quotidianamente. Con l’accusa di spaccio e detenzione illegale di sostanze stupefacenti e psicotrope è finito in manette Lo Presti Giovanni Francesco nato a Palermo, classe 1984 ivi residente nel quartiere San Lorenzo.

I Carabinieri della Stazione di Baucina e del Nucleo Operativo della Compagnia di Bagheria già da tempo controllavano l’abitazione del giovane pusher che, per eludere eventuali controlli delle forze dell’ordine svolgeva la propria attività di spaccio dall’interno della propria abitazione ubicata al piano terreno, protetta da porte blindate e cancellate alle finestre, attraverso le quali cedeva le dosi richieste dai numerosi “clienti”.

Proprio durante l’attività di cessione i Militari dell’Arma sono riusciti a fare irruzione all’interno dell’appartamento del soggetto prima che questi potesse accorgersi della loro presenza disfacendosi degli stupefacenti detenuti. I Carabinieri si sono trovati di fronte ad un vero e proprio market della droga sequestrando circa 800 grammi di sostanze stupefacenti di varia tipologia, suddivise già in dosi pronte per la cessione.

Oltre a Marijuana e Hashish, i Militari hanno sequestrato un ingente quantitativo di cristalli di “MDMA” una metanfetamina dagli spiccati effetti eccitanti ed allucinogeni che si assume talvolta con superalcolici che esaltano maggiormente i pericolosi e talvolta devastanti effetti di questa droga sintetica. Al giovane sono stati sequestrati anche € 19.000 in banconote di vario taglio ed il materiale utilizzato per il taglio la pesatura ed il confezionamento delle dosi.

L’uomo sottoposto a giudizio direttissimo è stato condannato dal Tribunale Monocratico di Palermo ad anni 2 di reclusione ed € 4.000 di multa, con sospensione condizionale della pena. Confiscata l’ingente somma di denaro
 

   

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