Venerdì, 27 Febbraio 2015
   
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Quel viaggio in Svizzera di Zarcone, Messicati Vitale e Girgenti che incuriosisce gli inquirenti

Cronaca

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Nel marzo del 2011 due importanti esponenti di cosa nostra del territorio Antonino Zarcone e Messicati Vitale di Villabate vanno in Svizzera a Basilea, assieme a quello che Zarcone ha definito un semplice amico che di Vitale è anche figlioccio, e cioè Silvio Girgenti, arrestato nell'operazione 'Argo'.

Lo riporta oggi Livesicilia in un articolo di Riccardo Lo Verso.

Entrambi i collaboranti Sergio Flamia e Antonino Zarcone, hanno dichiarato che Girgenti è figura  marginale negli equilibri mafiosi, e lo definiscono solo un amico cui si appoggiano quasi come copertura, perchè incensurato e di buona famiglia, ma gli inquirenti su questa trasferta a Basilea pare vogliano vederci chiaro

Girgenti possiede a Bagheria una attività di gioielleria e - dice Zarcone - sia lui che Messicati Vitale lo avrebbero accompagnato alla Fiera del lusso di Basilea, una delle più note manifestazioni mondiali di gioielleria, che Girgenti frequentava per motivi di lavoro

Ma ci sono due dettagli che colpiscono gli inquirenti, a partire dal fatto che i cellulari di Zarcone e Vitale ( quest'ultimo da poco uscito dal carcere) tenuti in quel periodo sotto controllo dagli investigatori, per l'intera durata del viaggio, tre giorni tra andata e ritorno, smettono di funzionare e restano assolutamente silenziosi;  in realtà agganciano in una sola occasione  una cella nel territorio di Marano, comune in vicinanza di Napoli e regno dei Nuvoletta che con la mafia siciliana e bagherese ha rapporti storici; dettaglio che si ripete nel viaggio di ritorno.

Questa coincidenza viene colta dagli investigatori che intendono approfondire con Zarcone i perchè e i percome di questa trasferta svizzera.

   

Bagheria: ritrovata al cimitero la salma della mamma della signora Giuseppina Caruso

Cronaca

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Riposava in pace dentro il cimitero di Bagheria la signora Rosalia La Ferla; ma la pace e la serenità l'hanno ritrovata anche i suoi familiari, la figlia Giuseppina Caruso innanzitutto, che dal 3 novembre giorno in cui facendo una visita al cimitero alla tomba della mamma morta nel 2007, non l'aveva più ritrovata nel loculo dove la signora era stata sepolta sette anni prima,  e che invece ora era occupato da un'altra salma.

Una storia con lieto fine si potrebbe dire, se l'espressione non suonasse fuori luogo: ma oggi il sentimento della signora Giuseppina era appunto duplice, perchè accanto alla gioia per la mamma ritrovata si frammischiava inevitabilmente la ferita del ricordo della scomparsa.

Il caso, da noi sollevato, aveva commosso e indignato migliaia di persone dentro e fuori Bagheria.

Allora ci sforziamo di spiegare i passaggi di quanto era accaduto, fermo restando che probabilmente nella vicenda hanno giocato un ruolo anche una serie di piccole sviste, dimenticanze  ed episodi imprevedibili accaduti in buona fede, che hanno anche sviato il responsabile del cimitero Bartolo Di Matteo e della dr.ssa Laura Picciurro responsabile del settore, che, a risultato conseguito, si tolgono naturalmente qualche sassolino dalla scarpa.

Oggi va onestamente detto che, anche in base al loro lavoro minuzioso di ricordi e riscontri è stato possibile arrivare alla soluzione giusta, e merito va dato anche all'amministrazione, oggi presente al cimitero con l'assessore Laura Maggiore, di non aver cessato di cercare la soluzione a quello che sembrava un rebus irrisolvibile, e ad una storia che mette a nudo i difetti della burocrazia.

Il ritrovamento di oggi è stato il frutto di una volontà politica che non voleva nascondere nulla, come ha puntualizzato Laura Maggiore, e del puzzle che un pò tutti hanno contribuito a ricostruire, anche i semplici operai esecutori.

Era accaduto che le durante le ultime estumulazioni del mese di maggio la bara della defunta signora La Ferla, era stata trasferita, in ordine rigorosamente cronologico, come ci tiene a precisare il responsabile del cimitero, Bartolo Di Matteo, dal loculo provvisorio dove si trovava e dove la figlia andava a farle periodicamente visita, nei loculi resisi disponibili perchè erano state appunto estumulate delle salme.

C'è un piccolo vuoto a questo punto: perchè i familiari non erano stati avvisati ? la risposta è che non sempre si riesce a farlo o perchè  il riferimento dell'indirizzo è 'datato' o per altri banali o buoni motivi. Però, e c'è il dottore Marcello Scalici, responsabile del settore sanità pubblica della ASL a confermarlo, la bara della signora era stata regolarmente traslata.

C'è un altro passaggio poco chiaro che ha creato il caso: perchè all'esterno del nuovo loculo non sono stati trascritti, anche se in maniera sommaria, i dati anagrafici della nuova occupante, la signora La Ferla ?

Probabilmente  una dimenticanza, una superficialità o un difetto di comunicazione.

Ma c'era il particolare della foto ritrovata sul nuovo loculo n° 180, che, a dire del responsabile del cimitero e della dirigente di settore avrebbe dovuto ospitare la bara della defunta, che non quadrava.

Era accaduto che qualche tempo prima la stessa signora Caruso, che ha ricordato il dettaglio, aveva consegnato ad uno dei collaboratori dell'impresa di pompe funebri che aveva curato il seppellimento, una nuova foto della madre perchè la sistemasse sul loculo 180; ed era stato il collaboratore ad andare a poggiare erroneamente, ed anche questo ci può stare a distanza di sette anni, sul loculo 180 del blocco attiguo e sbagliato, la foto ricevuta.

Anche il dettaglio fornito dalla signora Caruso che sosteneva di essere stata ad agosto a fare visita alla madre al cimitero, ricordo forse impreciso, ha contribuito a sviare le richerche.

A questo punto va anche precisata una notizia che abbiamo appreso solo adesso, e non per nostra responsabilità, e cioè che già qualche giorno dopo la segnalazione, era stato lo stesso Bartolo Di Matteo nella qualità di responsabile  del cimitero che si era recato in Procura a Termini a denunciare il fatto.

Quando la signora fa la segnalazione il 3 novembre i registri cimiteriali erano stati bruciati ed i computer rubati, e lì per lì non era stato facile risolvere il problema: ma, come dicevamo, mettendo assieme i pezzi del puzzle, e riscontrando i ricordi con i verbali delle estumulazioni, una copia dei quali era in possesso del servizio dell'azienda sanitaria che si occupa di questo settore, si è risaliti alla localizzazione, il viale est, delle ultime estumulazioni allorchè  alcune bare già sistemate in loculi provvisori erano state trasferite nelle sepolture definitive.

Era là quindi che bisognava cercare: è stata avanzata richiesta al Tribunale di riapertura dei loculi e la relativa autorizzazione è arrivata proprio ieri: stamane di buon mattino, la dr.ssa Laura Picciurro assieme a Bartolo Di Matteo, dopo avere informato la famiglia della signora Caruso, il sindaco Patrizio Cinque, i Carabinieri, il responsabile delle pompe funebri che aveva curato il seppellimento, si è proceduto a riaprire i loculi, ben quattro, senza nome.

La signora La Ferla, la cui bara è stata riconosciuta dai familiari, dall'addetto delle pompe funebri, e che recava la regolamentare targhetta con il nome inciso, era nel secondo loculo riaperto.

nella foto di oggi  il loculo in cui era stata trasferita in via definitiva la signora La Ferla.

   

Vito Galatolo parla di mafia bagherese, e di Nardo Greco dice:' è sempre stato uno sparlettiere'

Cronaca

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altIn aula il neo pentito Vito Galatolo, che ha rivelato agli inquirenti una serie di dettagli su un attentato in preparazione per eliminare il magistrato Nino Di Matteo, parla del delitto Cottone, per il quale è stata recentemente inviato a Giuseppe Comparetto, 38 anni, considerato il boss di Ficarazzi, un ordine di custodia con l' accusa di complicità nell'omicidio, che, al tempo, fu compiuto per strangolamento presso il minigolf della litoranea Bagheria-Ficarazzi; successivamente il corpo fu sciolto nell'acido in una azienda di marmi gestita al tempo da Carmelo Bartolone

Ma Galatolo che dimostra familiarità e conoscenza con la mafia di Bagheria spazia nella sua ricostruzione - come scrive Riccardo Arena sul Giornale di Sicilia di oggi - e sostiene che l'allora poco più che ventenne Comparetto venne 'messo in mezzo' dal suo padrino Onofrio Morreale, genero di Nicolò Eucaliptus.

E Galatolo dimostra anche di essere a conoscenza dello scontro sotterraneo tra i due tronconi di cosa nostra nel mandamento bagherese che facevano riferimento l'uno a Leonardo Greco e Pino Di Fiore e l'altro a Onofrio Morreale e Nicola Mandalà; il Cottone viene ucciso secondo Galatolo perchè era restio a riconoscere l'autorità di Mandalà e rivela anche una confidenza fattagli da Di Fiore che su quell'episodio gli dice:" E con questa scusa si è portato pure Onofrio e u scemu c'è cascato, perchè si voleva fare grande, che all'epoca era lui che comandava"

Ma la cosa più grave- continua il pentito sempre riferendo le parole di Di Fiore - è che si sono portati un ragazzino "pure a suo figlioccio (Giuseppe Comparetto n.d.r.) ha immischiato nella situazione".

Ma Galatolo ne ha anche per Leonardo Greco: " E' stata sempre una persona sparlettiera, sparlava sempre gli altri detenuti, li trattava male, quando vedeva che qualcuno era più debole...Morreale mi disse che con Greco c'era stata una rottura interna" al punto da averlo apostrofato "tu sei un cornuto, sei un indegno..".

Il conflitto nasceva dal fatto che "Nardo si lamentava che non ce lo portava nessuno  ad immischiarsi nella scomparsa di Cottone, anche perchè quest'ultimo - come spiegato sempre Galatolo - "era una persona molto seria, non dava confidenza nè era stravagante, era molto serio e riservato ....uno vecchio stile" : chi ti ci immischia a te ? e poi stai andando a rovinare puru addu picciuttieddu ? avrebbe detto Greco.

Al che Morreale avrebbe replicato "Tu non ti devi immischiare più a Bagheria, perchè a Bagheria comando io, io risulto il responsabile"

Questo racconto sarebbe stato fatto a Galatolo dal Morreale, mentre erano assieme in una saletta del Tribunale in attesa dell' udienza di un processo.

Ma Galatolo ha avuto modo di conoscere sulla vicenda la versione della fazione opposta rfieritagli da Giuseppe Di Fiore: " Lui ( riferendosi a Morreale n.d.r.) non è degno di parlare di Nardo Greco, che è sempre stato il capomandamento, è sempre stato un uomo d'onore, è una vita...Invece Nofrio da quando ha fatto questo omicidio con Nicola si è sventato la testa e pure perchè è genero di Eucaliptus dice che comanda lui. Se Greco lo avesse   fuori gli staccerebbe la testa: onesto che si è portato a stu ragazzino a venti anni a fare 'st'azione, senza ordine di nessuno e senza essere uomo d'onore".

nella foto di copertina Giuseppe Comparetto

 

   

Misilmeri: truffa ad un uomo 2500 euro con il miraggio di un posto di lavoro come guardia giurata

Cronaca

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I Carabinieri della Stazione di Villabate, con il supporto di quelli del Nucleo Operativo della Compagnia di Misilmeri, hanno tratto in arresto una persona in flagranza di reato, con l’accusa di truffa. Le indagini, nate dalla denuncia di un cittadino, hanno permesso di accertare che B.M. palermitano classe 1985, residente a Misilmeri, con la falsa promessa di un lavoro, era riuscito a farsi consegnare dalla vittima la somma di 2500 €, che sarebbero dovuti servire a garantirgli un impiego a tempo indeterminato.

Un reato nato dalla crisi economica e lavorativa, che attanaglia la zona in questo momento. La vittima, già dipendente di una piccola impresa, rimasto senza lavoro a causa del fallimento della stessa, si affida all’arrestato, il quale in cambio di 2500 € promette di trovargli un impiego stabile quale guardia giurata.

Il pagamento è avvenuto in più tranche, ma quando buona parte della somma era ormai stata pagata, a dire del B.m., le prospettive di lavoro si sono fatte improvvisamente più difficili.
A quel punto la vittima si è rivolta ai Carabinieri di Misilmeri, che hanno immediatamente accertato la truffa riscontrando che il denaro versato, non aveva nessun legame con eventuali proposte di lavoro che B.M., peraltro, non era titolato a fare.

All’atto dell’ultimo pagamento però, al posto della vittima, B.M. ha trovato i Carabinieri della Stazione di Villabate e del Nucleo Operativo di Misilmeri, che hanno posto fine a questo raggiro, reso ancora più triste dal fatto di essere architettata in danno di un onesto lavoratore alla ricerca esclusivamente della dignità di un posto stabile.
B.m. tratto in arresto, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria è stato sottoposto al rito direttissimo a seguito del quale, dopo la convalida è stato rimesso in libertà.

 

   

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