Domenica, 21 Settembre 2014
   
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Richiesta rettifica ad un nostro articolo

Cronaca

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Riceviamo e pubblichiamo in riferimento alla legge sulla stampa.

Spettabile redazione formulo la presente, in nome e per conto del mio assistito, il sig. Ingrassia Salvatore, per richiederVi la rettifica del vostro articolo pubblicato,

http://www.bagherianews.com/cronaca/10098-palermo-un-litigio-finisce-con-un-u... in considerazione che lo stesso è stato "prosciolto" dalla gravissima accusa di tentato omicidio:

In particolare, il sig. Ingrassia Salvatore è stato imputato del delitto di tentato omicidio: dopo aver colpito la persona offesa al braccio, con un bastone della lunghezza di cm 40, la attingeva con un coltello a scatto, della lama di cm 10 circa, all'emitorace superiore sinistro, causandole una lesione della vena succlavia sinistra ed esponendola a pericolo di vita (evento evitato dall'azione tempestiva dei passanti che comprimendo la ferita ridussero la perdita ematica e dall'intervento chirurgico  in urgenza di venorrafia della vena ascellare sx). Con l'aggravante dei futili motivi (la persona offesa si era rifiutata di riempire i bidoni dell'acqua cosi come richiesto dall'Ingrassia). Con la
recidiva specifica infraquinquennale).

La difesa ha chiesto l'assoluzione, in via principale, per mancanza dell'elemento soggettivo dovuta ad una colluttazione, ed in subordine la riqualificazione del reato di lesioni gravi, dimostrando che non vi era alcuna intenzione di uccidere il sig. Fortunato Salvatore, essendo stato accertato, dalle dichiarazioni rese dai soggetti intervenuti nell'immediatezza dei fatti e dalla ricostruzione fatta a seguito dei rilievi sui luoghi delle forze dell'ordine, che l' imputato ha immediatamente soccorso la persona offesa, e chiedendo l'intervento del 118Â e cercando assistenza presso le abitazioni degli appartamenti vicini, riuscendo, altresì  a trascinare il Fortunato all'esterno della struttura scolastica de qua, con l'intento di condurlo in ospedale.

Il procedimento a carico di Ingrassia Salvatore, si è concluso il 09.07.2014 con sentenza di condanna alla pena di anni 4 di reclusione, previa riqualificazione del fatto in lesione grave, con esclusione dell'aggravante dei futili motivi e della recidiva contestata, come da dispositivo che si allega alla presente.

Il sig. Ingrassia è stato difeso dall'avvocato Enrico Bennici e dall'avvocato Elena Gallo, che peraltro ricorreranno in appello, per dimostrare l'innocenza del sig. Ingrassia e nel frattempo è già presentato stata presentata richiesta degli arresti domiciliari presso l'abitazione della propria madre.

Studio avv. Enrico Bennici

 

 

   

Giovane bagherese non si ferma ad un posto di blocco a Termini Imerese: arrestato dai Carabinieri

Cronaca

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Nel corso della notte di ieri i Carabinieri di Termini Imerese hanno arrestato un giovane di Bagheria, U. G. , classe 1992.

Il giovane intorno alle ore 05.00 del mattino percorreva la questa via Falcone e Borsellino in compagnia di due giovani ragazze sino a quando, scorgendo un posto di controllo dei Carabinieri, decideva di fuggire a folle velocità per le vie termitane. 

Infatti i Carabinieri stavano eseguendo un posto di controllo nei pressi dello svincolo autostradale A/19 ed intimavano l’ALT al giovane che, simulando la sosta propedeutica per i controllo, accelerava improvvisamente e si lanciava nella sua folle corsa, ponendo in essere manovre di guida pericolose che avevano generato un oggettivo pericolo alla normale circolazione stradale. I militari quindi si ponevano all’inseguimento che si svolgeva per le vie di questo centro che, nonostante l’orario, vedevano presenti altri utenti della strada.

Il giovane U.G. veniva bloccato dopo alcuni minuti in contrada Impalastro, nascosto con il veicolo tra la fitta vegetazione presente, ed arrestato per il reato di Resistenza a Pubblico Ufficiale.

Dai successivi controlli si è avuto modo di constatare che il motivo dell’insano gesto da parte del giovane era da ricondursi alla mancata copertura assicurativa e nell’assenza della revisione periodica del veicolo.

L’arrestato veniva messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria la quale, al termine del giudizio direttissimo svoltosi nella stessa giornata di ieri, convalidava l’arresto e sottoponeva U.g. alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria in attesa del giudizio fissato per il prossimo 19 settembre.  

In copertina  foto di archivio 

   

Incidente sul rettifilo di Aspra: un uomo cade da un vespone e rimane seriamente ferito

Cronaca

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Alle 11 di stamane un uomo, S.E. di 67 anni, che percorreva il rettifilo in direzione di Aspra dopo circa 400 m dallo stabilimento della Vini Corvo, in conseguenza della caduta da un vespone a bordo del quale viaggiava, è rimasto seriamente ferito al volto

Non ci sono testimoni dell'incidente perchè i primi soccorritori hanno rinvenuto l'uomo, che peraltro indossava ancora il casco, già a terra sanguinante in maniera seria dal volto a causa di un trauma contusivo.

I soccorritori, e tra questi un medico asprense hanno prestato i primi soccorsi ed hanno chiamato il 118 prontamente accorso che ha trasportato l'uomo, rimasto comunque sempre cosciente, all'Ospedale civico di Palermo.

Sul luogo dell'incidente dove sono rimaste  vistose tracce di sangue è immediatamente intervenuta la volante della Polizia e gli operatori del Servizio Infortunistico della Polizia municipale, che hanno fatto i dovuti rilievi ed hanno tentato di ricostruire le dinamiche dell'incidente che non ha visto il coinvolgimento di altri mezzi.

altSecondo una prima ricostruzione la ruota anteriore del vespone è rimasta incastrata nella buca creatasi tra il bordo sopraelevato della pista ciclabile e il coperchio in ferro di un tombino contenente forse cavi elettrici; si presume che il mezzo non viaggiasse ad alta velocità ma la caduta per l'uomo è stata comunque rovinosa.

E' da tempo che si discute non solo sulla inutilità ma anche sulla pericolosità della pista ciclabile che ha già innescato diverse cadute, e sarebbe ora che qualcuno decidesse cosa fare  prima che accada qualcosa di irreparabile.

   

La G. d. F. di Palermo sequestra beni per un valore di 100 milioni di euro a banca e consulenti

Cronaca

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Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Palermo per oltre 100 milioni di euro a carico di una importante banca di investimento. Indagati managers della banca e consulenti palermitani ai quali sono stati sequestrati beni immobili, titoli e disponibilita’ finanziarie in diverse Regioni d’Italia.

I dettagli dell’operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa prevista per oggi, 28 luglio 2014, alle ore 10,30, presso la locale Procura della Repubblica alla quale parteciperà il Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, dr. Francesco Messineo.

Secondo quanto riporta livesicilia.it sono stati colpiti anche i beni di Marcello Massinelli e Fulvio Reina, consulenti dell'ex governatore siciliano e menti di un'operazione finanziaria con la banca giapponese Nomura. Soldi trasferiti nei paradisi fiscali. La Procura di Palermo ipotizza che siano state pagate tangenti. 

Questo il comunicato integrale  dell'Ufficio Stampa della Guardia di Finanza firmato dal maggiore Matteo Giardina

Al termine di un’articolata indagine di polizia giudiziaria - delegata dalla Procura della Repubblica di Palermo, nelle persone dei Pubblici Ministeri Daniele Paci e Sergio Demontis, coordinati dal Procuratore Capo Francesco Messineo e dal Procuratore Aggiunto Leonardo Agueci - il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo ha dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo per un importo complessivo di 104.534.414,01 di euro emesso dal GIP presso il Tribunale di Palermo, Dott. Piergiorgio Morosini, nei confronti della BANCA D’AFFARI INTERNAZIONALE NOMURA INTERNATIONAL PLC - segnalata per l’illecito amministrativo previsto dal decreto legislativo 231/2001 - e di 7 persone - 4 managers di NOMURA e 3 professionisti palermitani - indagati dei reati previsti e puniti dagli artt. 110 e 640, c. 2 del cp, aggravati dal carattere della transnazionalità di cui all’art. 4 della L. 146/2006.
Le indagini hanno accertato la responsabilità amministrativa della banca d’affari giapponese NOMURA PLC per per i reati di truffa posti in essere da propri funzionari e dirigenti, reato che ha cagionato alla Regione Siciliana un danno che può stimarsi intorno ai 175.000.000 di euro.

La truffa realizzata in danno della Regione Siciliana è stata realizzata ricorrendo ad artifici e raggiri posti in essere attraverso un’operazione di cartolarizzazione dei crediti sanitari e di tre complesse operazioni di finanza derivata.
L’inchiesta trae origine dall’operazione di cessione dei crediti sanitari per circa 630 milioni di euro vantati dalle strutture sanitarie siciliane nei confronti della Regione Siciliana.
Nella prima fase dell’inchiesta, le Fiamme Gialle palermitane hanno dapprima esaminato la vicenda della cartolarizzazione dei crediti vantati da diversi operatori sanitari (Asl e strutture ospedaliere siciliane) verso la Regione per forniture risalenti agli anni 1995, 1997 e 1998.
L’operazione, in concreto, si è realizzata, a partire dal 2002, attraverso la cessione dei crediti da parte dei creditori originari - confluiti nel “Consorzio Aziende Sanitarie Siciliane Srl” - in favore della società “Crediti Sanitari Regione Sicilia (C.S.R.S.) S.r.l.” di Milano (c.d. “società veicolo”), emanazione della banca avente sede legale a Londra.
Nell’ambito del contratto stipulato tra detti soggetti privati è stato stabilito un tasso di interesse, assai oneroso rispetto alle condizioni di mercato, che la Regione Siciliana si sarebbe impegnata a pagare alla società cessionaria del credito.
Le indagini tuttora in corso sono finalizzate anche ad individuare i referenti politici che hanno portato all’emissione dei provvedimenti amministrativi che hanno ratificato quell’accordo.
La ricostruzione dell’intera vicenda contrattuale ha fatto emergere, infatti, l’anti-economicità dell’operazione di cartolarizzazione che ha comportato un grave danno patrimoniale per la regione siciliana, stimato in circa 115 milioni di euro.
Il secondo filone dell’indagine ha riguardato la ristrutturazione del debito regionale, effettuato attraverso la sottoscrizione di tre contratti aventi ad oggetto strumenti finanziari derivati tra la Regione Siciliana e la banca NOMURA PLC che ha agito - contestualmente - sia nel ruolo di consulente (advisor) che in quello di controparte contrattuale.
Le indagini - avvalorate dalle risultanze di una complessa consulenza tecnica - hanno dimostrato come il contenuto negoziale dei tre contratti è stato gravemente squilibrato ai danni della Regione che ha patito un danno quantificato in circa 60 milioni di euro.

Grazie alle evidenze investigative raccolte, diversi funzionari della banca d’affari sono stati denunciati per l’ipotesi di truffa ai danni dell’Ente Regionale, delitto aggravato dalla partecipazione al fatto di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato.
La responsabilità degli indagati risiede nell’aver maliziosamente taciuto circostanze rilevanti circa il contenuto dei contratti tali da indurre in errore i funzionari della Regione circa la convenienza economica dell’operazione.
I riscontri investigativi, sviluppati anche attraverso l’attivazione di rogatorie internazionali, hanno accertato che una parte dei profitti illeciti è stata destinata da Nomura PLC a due società off-shore, con sede in Irlanda e nelle Isole Vergini Britanniche, riconducibili a due procacciatori d’affari palermitani.
In forza di tale contratto, i due professionisti hanno percepito, anche attraverso corresponsioni estero su estero, circa 20 milioni di euro.
Dall’analisi dei flussi finanziari le Fiamme Gialle hanno rilevato che una quota dei profitti è stata accreditata presso banche situate in Svizzera per essere poi recapitati ai diretti interessati.
Le indagini tuttora in corso sono finalizzate anche ad individuare le eventuali illecite dazioni di denaro in favore dei referenti politici che hanno consentito la conclusione di tre contratti.
I professionisti sono stati denunciati per concorso in truffa, oltre che per evasione fiscale internazionale, essendosi avvalsi di società interposte per sottrarre all’imposizione dello Stato italiano gli ingenti compensi incamerati dalla banca d’affari.

Sulla base del complesso quadro indiziario, al fine di impedire l’aggravarsi delle conseguenze dannose dei reati accertati, tenuto conto che in data 27 giugno 2014 la Regione Siciliana avrebbe dovuto effettuare il pagamento di una rata semestrale dell’importo di Euro 6.900.000 in favore della Banca d’affari Giapponese - pagamento relativo all’esecuzione di uno dei contratti oggetto d’indagine - in data 26 giugno u.s., la Procura della Repubblica emetteva un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza eseguito nella stessa data dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo.

Con il provvedimento emesso dal Gip, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, nelle località di Palermo, Milano, Roma, Genova, Nuoro, Sassari, Grosseto ed Agrigento, hanno proceduto ad eseguire il sequestro di 54 beni immobili e mobili registrati, quote societarie detenute in 13 società, disponibilità finanziarie e crediti finanziari, per un valore complessivo di € 104.534.414 nei confronti dei responsabili obbligati in solido in relazione al conseguimento dell’illecito profitto.
 

 

   

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