Lunedì, 20 Ottobre 2014
   
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Replica dei dipendenti Coinres: solo qualche parola di troppo in seguito ad atteggiamenti istigatori

Cronaca

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In riferimento a quanto pubblicato sul sito di Bagheria news in data 11.09.2014, alle ore 22:06, avente per argomento l'attuale situazione dei rifiuti – Co.In.R.E.S., con la presente desideriamo dare fondate precisazioni, certamente corrispondenti a quanto realmente accaduto, affinchè, ad onor del vero, in maniera concisa ma incisiva, si racconti la verità e non ciò che non è. I punti di seguito elencati argomentano quanto è in intendimento:

• l'edificio di palazzo Butera, sede del Sindaco di Bagheria, attuale Dott. Patrizio Cinque, non è stato “circondato riuscendo successivamente ad entrare all'interno del perimetro dell'edificio e nell'atrio” - si riporta quanto scritto - da parte dei dipendenti Co.In.R.E.S. - espressioni che si addicono più ad eventi storici di epoca romana piuttosto che attuale - ; gli anzidetti dipendenti si sono presentati nei locali sopra citati su espresso invito del primo cittadino per discutere delle problematiche inerenti le spettanze maturate del mese di agosto c.a.; è sott'inteso che la presenza di tanta gente, a prescindere dal motivo e dalla finalità, ovunque genera caos e confusione se non è controllata e gestita a dovere. E, comunque, questo non esclude che non vi possano essere individui facinorosi e sobillatori di violenza e quant'altro che amano risolvere le questioni in modo più “pratico” che verbale; questo accade ovunque, non solo a Bagheria. Le FF. OO., sopraggiunte tempestivamente a seguito di segnalazione, possono riferire quanto ufficialmente occorso ;

• le minacce subite dal Sindaco e dall'Assessore Ing. Fabio Atanasio da parte di “uno sparuto gruppetto di dipendenti Co.In.R.E.S.” sono da inquadrare nel giusto contesto: indubbiamente qualche parola di troppo sarà stata detta, ma è anche vero che l'atteggiamento istigatore, e per nulla propositivo, pare sia stato assunto da chi occupa ruoli di autorità affinchè questo accadesse; in aggiunta, fa d'uopo sottolineare che il linguaggio adoperato da chi indossa, pro tempore, la veste di amministratore pubblico, sicuramente si manifesta decisamente deficitario di terminologia quantomeno consona al ruolo rivestito facendo ricorso, di contra, a parole poco efficaci, poco chiare nonché poco veritiere nel momento in cui qualche domanda è stata posta a buon diritto in merito alla retribuzione del mese u.s.; anche in questo caso le FF. OO. sicuramente potranno dare maggior contezza di quanto specificato in questo alinea;

• la nota a firma dei commissari, di cui si fa cenno nel dispaccio sopra menzionato, e che “affermano di non essere in grado di dare, nelle prossime settimane, sufficienti garanzie circa l'espletamento del servizio da parte dei dipendenti”, riguarda un contenzioso tra l'Amministrazione Comunale e gli organi gestori del Consorzio: ovvero il pagamento parziale delle fatture, in virtù di un contratto di servizio tutt'ora in essere, che ovviamente non è sufficiente a garantire le spese sostenute e documentate, forse non in maniera specifica, dal Co.In.R.E.S. e riguardanti gli ultimi mesi appena trascorsi. Tutto determina una strumentalizzazione immorale della situazione, che, per i suoi effetti, indiscutibilmente ricade sul Personale che opera nell'Unità Locale di Bagheria – Area 1.

Quanto sopra precisato al solo fine di tutelare e garantire quei lavoratori che, sebbene tutto il fango mediatico che stanno ricevendo, vogliono continuare a tenere la testa alta perché persone depositarie di dignità e rispetto, prima ancora che semplici matricole aziendali a cui riconoscere la titolarità di uno stipendio sudato e guadagnato con onestà e voglia di lavorare.
Il disastro Co.In.R.E.S. è da ricercare altrove, a cominciare da chi lo ha governato, l'ha gestito e, forse è il caso di dire, manipolato. Chi lavora all'interno di questo ente ha ben poca responsabilità diretta, se non quella sua specifica di dipendente, quest'ultima, ove sussista, da individuare, definire e contrastare con gli strumenti che la legge consente.

Bagheria 12.09.2014

 I dipendenti  Coinres

in copertina Foto di archivio protesta di lavoratori Coinres all'Assessorato regionale all'Energia
 

   

Sequestrati beni per 3 milioni di euro a cugino di Matteo Messina Denaro

Cronaca

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Nel quadro delle attività istituzionali tese all’aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati dalle organizzazioni criminali, la Guardia di Finanza, la Direzione Investigativa Antimafia e il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri hanno sequestrato, ai sensi della legislazione antimafia, beni per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro.

Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal Tribunale di Trapani – Misure di Prevenzione, ai sensi dell’art. 20 del D.L.vo nr. 159 del 2011 (codice antimafia), in accoglimento della proposta di misura di prevenzione patrimoniale finalizzata alla confisca avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Interessato dal sequestro è l’imprenditore di Castelvetrano Giovanni FILARDO, nato a Castelvetrano (TP) nel 1963, cugino del boss latitante Matteo MESSINA DENARO.

FILARDO, arrestato nel marzo del 2010 nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “GOLEM - fase II”, perché accusato di far parte dell’associazione a delinquere di tipo mafioso operante nella provincia di Trapani e segnatamente del “mandamento” di Castelvetrano (TP), per conto della quale avrebbe curato, unitamente agli altri affiliati, le attività estorsive, nonché l’approvvigionamento, il reinvestimento e l’interposizione fittizia di valori di capitali di illecita provenienza, veniva accusato, altresì, di aver avuto la funzione di collettore e distributore di messaggi da e per il capo mafia latitante.


Assolto dal Tribunale di Marsala ( in primo grado) per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, il 13.12.2013, FILARDO Giovanni, ritenuto appartenere a “cosa nostra”, veniva, però, nuovamente raggiunto da Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, emessa dal G.I.P. di Palermo, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nell’ambito dell’ “OPERAZIONE EDEN”, in quanto ritenuto colpevole del delitto di trasferimento fraudolento di beni, al fine di agevolare l’attività dell’associazione cosa nostra, avendo intestato fittiziamente a terzi la titolarità e la disponibilità di somme di denaro ed altri beni.

Con l’odierno provvedimento emesso da Tribunale di Trapani - Sezione Misure di Prevenzione - è stato disposto il sequestro di un complesso aziendale, di numerosi mezzi d’opera ed automezzi, di terreni, di una villa con finiture di pregio e di altri beni mobili ed immobili accumulati nel tempo dal proposto, del valore stimato di oltre3 milioni di euro.

Le indagini di natura economico finanziarie condotte congiuntamente dalla Direzione Investigativa Antimafia di Trapani, dal R.O.S. dei Carabinieri, dal Servizio Centrale Investigazioni Criminalità Organizzata e dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Palermo, coordinati dal Procuratore Aggiunto della D.D.A. di Palermo, dott. Bernardo PETRALIA, hanno consentito di dimostrare la manifesta sproporzione tra il valore dei suddetti beni e la capacità reddituale dell’imprenditore colpito dall’odierno provvedimento, tale da non consentire la possibilità di acquisire le risorse finanziarie idonee ad avviare autonomamente nuove attività commerciali. Tali disponibilità, pertanto, sono da considerarsi frutto delle attività illecite o il reimpiego dei relativi proventi.
Temendo l’aggressione del proprio patrimonio, dopo il suo primo arresto, l’imprenditore aveva tentato di trasferire fittiziamente ai propri familiari denaro ed aziende, ritenuti, con l’odierno provvedimento, frutto delle illecite attività svolte a favore del mandamento di Castelvetrano e, pertanto, sequestrate.

 

   

Bagheria: i Carabinieri arrestano truffatore di anziani-Foto

Cronaca

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Si presentava presso l’abitazione di persone anziane, della cui situazione familiare si era preventivamente informato, ed a quel punto si fingeva un creditore del figlio, facendosi consegnare dall’ignara vittima la somma contante di cui disponeva al momento, ed asportando con destrezza tutto ciò che di valore riusciva ad arraffare dall’abitazione. È per questo che i Carabinieri della Stazione di Bagheria, nella giornata del 3 settembre, hanno arrestato in flagranza per i reati di truffa e furto aggravato MINEO Giovanni, bagherese classe 1975, volto noto alle forze dell’ordine, operaio.

Questi si era presentato, intorno alle 12.00, presso l’abitazione di un pensionato 75enne, abitante in via Francesco D’Assisi, vedovo, e fingendosi creditore del figlio, con artifizi e raggiri si era fatto consegnare la somma in contante di 50,00 euro, riuscendo inoltre a sottrarne altri 20 €, posati su di un mobile, allontanandosi di tutta fretta con la propria autovettura.

Senonché un Carabinieri della Stazione di Bagheria, libero dal servizio, che stava transitando da quella via per raggiungere la Caserma ed iniziare l’attività istituzionale, non sfuggiva il fare sospetto dell’uomo, e dopo avergli intimato di fermarsi, ingaggiava un breve inseguimento, che si concludeva bloccandolo.alt

A seguito della perquisizione personale, addosso a MINEO Giovanni (Foto) è stata rinvenuta e recuperata tutta la refurtiva, restituita alla vittima dopo aver presentato la denuncia in Caserma.

Sono così scattate le manette, pertanto e dichiarandolo in stato di arresto con l’accusa di truffa e furto aggravato.

All’arrestato, che ha passato la notte presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari, nella giornata di ieri è stato tradotto presso il Tribunale di Termini Imerese per il rito direttissimo, nel corso della quale al MINEO Giovanni non è restato altro che patteggiare una pena di 6 mesi di reclusione con la sospensione condizionale, pertanto rimesso in libertà.

Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Bagheri unitamente ai colleghi della Stazione, comunque continuano, al fine di accertare analoghi episodi, verificatisi a Bagheria e nei comuni limitrofi, in danno delle c.d. fasce deboli. 

Ufficio stampa provinciale Carabinieri

   

Bagheria: I Carabinieri arrestano 2 persone specializzate in rapine agli autotrasportatori- FOTO

Cronaca

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Attendevano che le vittime, tutte individuate tra gli autotrasportatori e i corrieri, fossero impegnate nelle operazioni di scaricamento della merce dal mezzo, per poi aggredirli sotto la minaccia di armi da fuoco, rapinandoli del contante e del carico. Nella nottata del 3 settembre i Carabinieri della Stazione di Ficarazzi, coadiuvati da quelli di Bagheria e Palermo, e soprattutto con il decisivo supporto di un’unità cinofila anti esplosivi del Nucleo di Palermo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Termini Imerese (PA) per il reato di rapina aggravata e continuata in concorso, traendo in arresto LO VERSO Domenico, classe “64” e ZARCONE Giuseppe, classe “77”, entrambi residenti nel capoluogo palermitano, nel quartiere Bonagia.

Le indagini, svolte dai militari sotto la direzione del Dott. Bruno BRUCOLI, Sostituto PM presso la Procura della Repubblica di Termini Imerese, hanno consentito di acclarare la piena colpevolezza dei due in merito a due rapine a mano armata – una delle quali nemmeno denunciata alle Forze dell’ordine da parte della vittima, per timore di ritorsioni - commesse nei mesi di aprile e maggio 2014, rispettivamente in Bagheria e Ficarazzi, ai danni di due autotrasportatori, ai quali era stata asportata merce e contanti, per un valore complessivo di euro 3.000,00 circa.

Determinante, nella fase esecutiva del provvedimento, è risultato il supporto dell’unità cinofila anti esplosivi - il pastore tedesco pluridecorato “Lillo” - in grado di rinvenire, nel corso della perquisizione domiciliare a carico di ZARCONE, le armi utilizzate per i colpi, ovvero: 4 pistole scacciacani, alcuni proiettili esplosi, una pistola giocattolo modificata cui era stato rimosso il tappo rosso, ed una carabina winchester cal. 44, risultata asportata nel mese di novembre 2013 a Ventimiglia di Sicilia (PA). Per quanto rinvenuto e posto sotto sequestro, ZARCONE è stato dunque tratto in arresto in flagranza anche per i reati di detenzione abusiva di armi, ricettazione e alterazione di armi da fuoco, con convalida della misura presso il Tribunale di Palermo, e successiva traduzione dei due arrestati presso la casa circondariale “Cavallacci” di Termini Imerese.

Sono ora in corso serrati accertamenti finalizzati a ricostruire, anche con il supporto delle vittime, analoghi episodi criminosi verificatisi negli ultimi tempi nell’area.

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Zarcone Giuseppe,        Lo Verso Domenico

 

   

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