Il fatto verificatosi a Bagheria circa sei anni fa, fece all'epoca una particolare impressione, per la particolare efferatezza e violenza del reato: un tunisino di 32 anni, H.B., dopo la fase iniziale del matrimonio con una ragazza ventiseienne aveva cominciato a mostrare il suo vero volto.

Percosse, minacce e vere e propei sevizie alla moglie e alla figlia, sino al fatto più drammatico che lo portò ad essere arrestato ed ora condannato ad otto anni: picchiò con inaudita violanza la moglie incinta che poi partorì una piccola costretta oggi sulla sedia a rotelle.

Il Tribunale penale, seconda sezione, presidente Pasqua Seminara, accogliendo la tesi del p.m. Ilria De Somma e degli avvocati della difesa Letizia  e Vincenza Scardina, che difendevano la moglie e le figlie dell'uomo, lo ha adesso condannato per violenze sessuali e maltrattamenti ad otto anni.

 

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avv. Letizia Scardina                                                         avv. Vincenza Scardina

L'omicidio di Salvatore Calabrese, conosciuto in paese, con il soprannome 'il torinese' per via della sua permanenza nel capoluogo piemontese, era stato consumato nel dicembre del 2011, in contrada 'Valle Corvo',  'arroccata' tra le colline che sovrastano Casteldaccia.

All'inizio ci fù grande preoccupazione  tra gli investigatori che quell'omicidio potesse essere un segnale di una nuova guerra di mafia, ma presto i contorni della vicenda si chiarirono: nel maggio successivo pochi mesi dal delitto, scavando nei rapporti e nelle amicizie del Calabrese e con riscontri dai tabulati telefonici,  venne arrestato, con l'accusa di omicidio volontario e premeditato, Giovanni Fiorista

Fu poi lo stesso Fiorsta a confessare e a spiegare agli inquirenti il perchè dell'omicidio: con Calabrese aveva ideato una truffa, la richiesta di un prestito ad una finanziaria, che aveva fruttato poco più di un migliaio di euro, ma il Calabrese trovava sempre un pretesto per non dare al Fiorista la sua 'parte', circa 600 euro.

Il Fiorista lo aveva allora attirato in una trappola, proponendogli di andare a vedere una villa nel territorio di Casteldaccia per fare un altro affare.

Colà giunto lo aveva minacciato con una pistola chiedendogli ancora una volta il pagamento di quanto era stato pattuito, ma il Calabrese, pensando che il complice non avrebbe mai sparato, lo avrebbe anche provocato.

A questo punto il Fiorista aveva perso il lume della ragione e gli aveva esploso contro tre colpi da distanza ravvicinata uccidendolo. A segnalare la presenza del corpo un contadino del luogo.

In primo grado Giovanni Fiorista, pur avendo scelto il rito abbreviato per godere di qualche sconto di pena era stato condannato all'ergastolo: adesso la prima sezione d'appello presieduta da Giancarlo Trizzino, ha in parte accolto le tesi del difensore, avv. Salvatore Ruta, 'riducendo' la pena a trenta anni.

Larysa Moskalenko, l’ucraina arrestata a ottobre scorso con l’accusa di far parte di un’organizzazione criminale che rapiva minori contesi per restituirli ai genitori affidatari ai quali erano stati sottratti, avrebbe chiesto le armi (due Glock, una Taser e una 9 millimetri) a Juan Ramon Fernandez, il narcos italocanadese, ucciso assieme al complice Fernando Pimentel a colpi di pistola, bruciato e sepolto tra i rifiuti di una discarica abusiva di contrada Fiorilli a Casteldaccia.

I due erano stati ritrovati a maggio scorso, mentre l’incontro tra Moskalenko e Fernandez è avvenuto il 30 ottobre 2012. Il collegamento è stato scoperto dagli inquirenti che indagano sulla tratta. Larysa Moskalenko, nell’interrogatorio con il pm Geri Ferrara, ha prima negato e poi ammesso di avere avuto contatti con Fernandez tramite il suo compagno che doveva incontrare l’italocanadese per l’affitto di un locale.

In un sms l’ucraina chiede al narcos il prezzo delle armi.

A Fernandez, la donna avrebbe poi detto della spedizione in Tunisia per il “recupero” dei minori. “Non ho coinvolto Fernandez, gliel’ho detto perché sono stupida”, ha risposto Moskalenko incalzata dal pm.

articolo e foto tratto da blogsicilia.it

 

   

 

Presi di mira gli uffici comunali del 1° piano di via Mattarella dove sono ospitati i servizi sociali: anche in questo caso così come accaduto la volta scorsa i ladri hanno agito a ridosso di giornate festive, evidentemente per ritardare le indagini.

Il furto infatti è stato scoperto solo nella mattinata di oggi: i portoncini di accesso esterni non presentavano alcun segno di effrazione, mentre al 1° piano le porte degli uffici  erano state forzate.

I danni si stanno ancora inventariando, ma sono stati rubati almeno quattro computer ed un portatile, oltre ad un televisore a schermo piatto di 55 pollici, che si trovava nella stanza della dirigente dei servizi dr.ssa Giacomina Bonanno: ma la cosa che colpisce è che i ladri abbiano proceduto in maniera quasi mirata, entrando solo in certi uffici, aprendo gli armadi contenenti pratiche e abbandonandole poi per  terra.

Potrebbe anche trattarsi di una azione finalizzata alla ricerca di qualcosa, anche se ci vorrà del tempo per capire se sono state asportate pratiche di particolare rilevanza.

A condurre le indagini sono i Carabinieri.

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