Il pentimento di Zarcone è  in ordine progressivo il quarto della famiglia bagherese e il nono nel mandamento di Bagheria: un  numero consistente tra pentiti a pieno titolo e collaboranti che riconoscono le loro responsabilità.

Stefano Lo Verso a Ficarazzi,  Giuseppe Carbone a Casteldaccia, Vincenzo Gennaro ad Altavilla, e poi a Bagheria Onofrio Prestigiacomo, Sergio Flamia, Benito Morsicato, ed ora Antonino Zarcone, oltre a due collaboranti dei quali non è stato ancora diffuso ufficialmente il nome, uno ad Altavilla e l'altro a Bagheria.

E c'è da supporre che il numero ben presto salirà, perchè qualcuno di quelli che viene tirato in ballo per episodi estorsivi, di fronte alla prospettiva concreta di un periodo di galera dai dieci ai quindici anni, ci penserà bene se non sia il caso di dare un taglio, certo per convenienza, alla propria carriera criminale.

E ad aumentare e  a rivolgersi  con maggiore frequenza ai Carabinieri e alle associazioni antipizzo sono anche imprenditori e commercianti che non vedono l'ora di liberarsi dal capestro di cosa nostra.

Certo pentiti di diversa caratura mafiosa, ma tutti utili per gli inquirenti per ricostruire la 'mappa' aggiornata dei componenti delle famiglie del mandamento e il reticolo degli episodi di pizzo e di estorsioni.

Zarcone è sicuramente un pentito di serie A, e per tanti motivi.

Innanzitutto per l'avere spaziato e tenuto contatti, lui che da semplice capo della famiglia di Altavilla Milicia raggiunge il ruolo di capomandamento, che tiene contatti non solo  con  i vertici della mafia bagherese e con i suoi sodali di Ficarazzi, Villabate, e Casteldaccia , ma anche e soprattutto con la mafia palermitana più forte e agguerrita, quella del mandamento di Porta Nuova.

Ha quindi nell'ambiente credibilità e prestigio.

Anche perchè, ed è questo che portano alla luce le intercettazioni ambientali, Zarcone prova oltre che a dirozzare mafiosi sì violenti, ma quasi sempre rozzi e incolti, a introdurre un minimo di ordine nell'organizzazione delle famiglie.

Una pseudoimprenditorialità che la mafia di un tempo coltivava con più sistematicità: da quando i colpi della magistratura e delle forze di polizia hanno falcidiato le famiglie, cosa nostra mostra la corda, sia da un punto di vista della capacità operativa che dal punto di vista del reperimento delle risorse economico-finanziarie.

E Zarcone questo vuol fare: una attenta divisione dei ruoli a partire dalla selezione degli uomini che debbono essere affiliati a cosa nostra; non deve esserci niente di casuale, ma come un tempo, qualcuno che segua la materia, che esamini gli aspiranti e li sottoponga a tirocino e quindi li porti all'attenzione dei capi.

Il sostentamento alle famiglie dei carcerati: anche qua basta con il sistema assistenziale e introduzione di una forma di contributo 'una tantum', che serva ai familiari dei carcerati per avviare una attività che gli consenta di camminare con le proprie gambe.Anche perchè questi contributi dati a pioggia impediscono l'accumulazione primitiva per fare seri investimenti.

Ed ancora la distribuzione dei settori di 'intervento', materia anche questa che deve essere regolamentata: le estorsioni, il traffico di droga, le sensalerie sulla compravendita degli immobili, e soprattutto le cose che escono dal comune, perchè sentenzia Zarcone ' il Comune è tutto' .

Basta con l'improvvisazione. Ed è talmente convincente da far dire a Nicola Milano, coreggente di Porta nuova '....Noi lo sai cosa dobbiamo fare - dice interloquendo con Tommaso Di Giovanni - quando c'è un lavoro a Palermo chiamiamo a Nino e ce li dividiamo con Nino e ci togliamo il pensiero che quà 'l'olio' è sicuro..' e prosegue 'Masino noi ce ne andiamo da Nino e ce ne andiamo sicuri ...abbiamo a che fare con uno solo e ci leviamo il pensiero Masino..' e successivamente rivolgendosi direttamente a Nino "...E ce li chiudi direttamente (...) e ce li chiudi tu direttamente e ci togliamo il pensiero, 'nun cummattiemeu' a Palermo che si sparge subito la voce questo, quello e non perdiamo tempo con nessuno"

Tommaso Di Giovanni propone di coinvolgere anche un'altra persona adatta a quel ruolo, tale Giuseppe Migliore, subito consigliato da Zarcone: "Lui appena entra al Comune...stampare tutto quello che c'è in essere" ed aggiunge in sostegno a Nicola Milano che segue le ristrutturazioni " Per fare le ristrutturazioni bisogna andare all'ufficio tecnico e presenti la domandina".

Insomma quella del comune per Zarcone è una vera fissazione, al punto che Milano, mostrando di aver capito tutto conclude: "E noi ci atterriamo già prima..."

E per finire Zarcone illustra come comportarsi nella compravendita degli appartamenti, fermo restando l'obolo del 3% a cosa nostra: "Di tutto quello che c'è...abbiamo anche come vendita appartamenti, gli appartamenti la vendita è di 2.000 euro...vendere tizio...a dire ..quà deve vendere tizio, punto, firma il contratto e deve vendere lui, o vende il costruttore o vende l'agenzia ci devi dare sempre la 'sansalarìa' (...) all'agenzia ...il 3% fino a 200.000 euro sono seimila euro..., su 400.000 sono, 3,6, 9, 12, 24 mila euro di mediazione...12.000 euro a casa, ogni appartamento".

Violenti, rozzi e ignoranti sì, ma quando si tratta di numeri e di soldi da incassare, i mafiosi i conti li sanno fare certo 'a fimminina' ma  'a mente' .

 

 

 

Come era stato preannunciato proseguono le operazioni di polizia che vedono impegnati decine di agenti in controlli mirati sulle norme che riguardano soprattutto infrazioni al codice stradale, mancata assicurazione dei veicoli e mancato uso del casco.

Nella mattinata di oggi volanti della polizia di stato del commissariato di Bagheria, cui hanno dato man forte unità del Reparto anticrimine della Sicilia occidantale, sei pattuglie in tutto per una ventina di uomini, hanno proceduto ad una serie di verifiche su automobilisti e motociclisti indisciplinati o inadempienti.

Sono state identificate circa 45 persone e 30 veicoli. Sono state elevate 30 contravvenzioni per infrazioni alle norme che regolano la circolazione stradale in particolare per la mancata copertura assicurativa dei mezzi e il mancato uso del casco: per la prima di queste infrazioni sono stati posti sotto sequestro 10 motoveicoli, mentre 5 sono stati sottoposti a fermo amministrativo perchè i conducenti non indossavano il casco obbligatorio.

Infine due scooter  sequestrati perchè i conducenti perchè P.N. di 35 anni e B.S. di 18, erano sprovvisti della patente di guida.

I controlli continueranno nei prossimi giorni.

 

 

 

 

In un articolo su Livesicialia .it di Riccardo Lo Verso, vengono riportate i primi verbali del pentoimento di Antonino Zarcone. Diciotto pagine, per lo più omissate, dalle quali emerge con chiarezza lo spessore del collaboratore di giustizia di Bagheria. Le sue dichiarazioni confermano le dihciarazioni di Flamia, Gennaro e di altri pentiti e collaboranti sia sulla mafia bagherese che sugli equilibri di cosa nostra palermitana, in aprticolare delle famiglia di Porta nuova con la quale Zarcone era in rapporti molto stretti-

Naturalmente, come tuti i pentiti, Zarconeesordisce  dichiarando di volere cambiare vita e di aspirare ad un futuro diverso, per se stesso e per chi gli sta vicino.

Il suo racconto comincia con la conferma di avere avuto “un ruolo direttivo nel mandamento di Bagheria nel 2011”. Nella popolosa cittadina alle porte di Palermo comandava un triumvirato: “La co-reggenza fra me, Messicati Vitale Antonio e Di Salvo Giacinto consisteva in una divisione di ruoli”. Il suo era particolarmente delicato: “Io ero incaricato dei rapporti con i palermitani, Messicati Vitale si occupava dei contatti con i mandamenti fuori Palermo (Misilmeri etc) e Di Salvo delle estorsioni e dei lavori all'interno della famiglia di Bagheria. Il vero capo, però, era Nicola Greco che si relazionava con Di Salvo Giacinto”.

Confermate in pieno le dichiarazioni di Sergio Flamia che aveva parlato del ruolo di leader assiemea Di Salvo, del villabatese Salvatore Lauricella, succeduto a Messicati Vitale dopo la latitanza a Bali e il successivo arresto di quest'ultimo.

Zarcone fa alcuni cenni sulle estorsioni subite da due imprenditori edili: “Io autorizzai Pietro Liga a portare avanti la richiesta estorsiva ma poi, non avendo notizie, chiesi a Daniele Lauria informazioni e appresi che l'imprenditore era nelle sue mani e che aveva già pagato il pizzo a Pietro Liga, ma “Liga negò l'attività estorsiva, camuffandola con un prestito personale. Riferì allora a Lauria che l'imprenditore non era a posto e questi chiuse l'estorsione, tramite Paolo Suleman, a 4 mila euro all'anno. Suleman, però, non portò il denaro e successivamente tramite Michele Armanno si ottennero 4000 mila euro per la messa a posto. Successivamente però la responsabilità della messa posto transitò nelle mani di Franco Lombardo”.

Ed ecco altri due nomi pesanti della mafia palermitana: Armanno è considerato il capo mandamento di Pagliarelli, ai cui ordini rispondeva lo stesso Suleman, indicato al vertice della famiglia di corso Calatafimi. La seconda estorsione di cui parla Zarcone “fu chiusa con 30 mila euro per la messa a posto e 8 mila euro di mediazione per Vincenzo Urso. I soldi mi furono recapitati in più tranches, prima 8 mila euro, poi dieci mila, successivamente altri dieci mila. I soldi della messa a posto confluirono nella cassa di Bagheria e furono utilizzati per il mantenimento dei familiari di Pino Scaduto, all'epoca detenuto”.

Le dichiarazioni di Zarcone tirano in ballo quasi tutti gli arrestati nell'operazione 'Argo' confermando le ipotesi investigative e l'impianto accusatorio di magustratura e carabinieri.

Con Scaduto, un tempo capomafia di Bagheria, si apre l'elenco di personaggi sui quali Zarcone risponde in maniera secca. Una girandola di nomi:“Salvatore Giuseppe Bruno  era vicino a Sergio Flamia (anche lui oggi è un collaboratore di giustizia ndr) ed era a sua disposizione anche se con lui non ha avuto rapporti diretti. Bruno si occupava di sale giochi e gli interessi in tale settore erano curati da Flamia”; “Cirrincione Michele è interno a Cosa nostra, famiglia di Villabate, a disposizione di Lauricella Salvatore, nel settore delle estorsioni”; “Gagliano Vincenzo era vicino a Sergio Flamia e il Flamia era solito utilizzare il supermercato del Gagliano per incontri. Il Gagliano si metteva a disposizione anche con me per organizzare appuntamenti sia miei che di Di Salvo”; “Girgenti Silvestro è un mio caro amico. Ho usufruito del suo locale per effettuare degli appuntamenti. Non ho mai incaricato Girgenti di commettere reati”; “Umberto Guagliardo è un ragazzo a disposizione di Franco Lombardo... nel settore dei furti, delle rapine, delle estorsioni”.; “Rosario La Mantia è un personaggio vicino a Cosa nostra già ai tempi di Pino Scaduto. È riuscito a ottenere, attraverso l'imposizione di Pino Scaduto e Pietro Granà, un lavoro in un cantiere. Ha gestito anche una parte in una vicenda estorsiva. Non ha avuto un ruolo formale in Cosa nostra anche sera vicino a molti elementi al vertice dell'organizzazione”; "Pietro Liga non è uomo d'onore anche se fa parte di Cosa nostra con compito di esattore del pizzo”; “Franco Lombardo fu affiliato da me, Gino Di Salvo e Tonino Messicati Vitale. Il suo padrino fu Gino Di Salvo”; “Su Driss Mozdahir riferisco che si occupava di furti e rapine ed era usato dalla famiglia mafiosa per controllare il territorio e comunicare i movimenti delle forze dell'ordine”; “Salvatore Lauricella è un uomo d'onore della famiglia di Villabate, molto legato a Messicati Vitale. Si occupava di estorsioni e fungeva da tramite per contati con uomini d'onore di Palermo”.

Poi la dichiarazione di una incredibile disponibilità di armi, di cui aveva parlato anche Flamia:'cita due personaggi, anche questi considerati legati al clan di Bagheria e già in cella. Dichiarazioni che aprono ulteriori spunti di riflessione. I mafiosi hanno continuato ad incontrarsi senza soluzione di continuità: “Vincenzo Graniti è a me molto vicino e l'ho utilizzato per accompagnarmi agli incontri di mafia in quanto non attenzionato dalle forze di polizia. Ho incaricato Graniti di custodire delle armi per mio conto, che questi ha poi riconsegnato a Sergio Flamia. Tali armi erano più che altro pistole (circa 10) che ho reperito per il tramite di Messicati Vitale Antonino e Pietro Lo Coco”.

I boss bagheresi non solo si incontravano, ma erano pronti a sparare, conclude l'articolo di Lo Verso.

E poi conferma che gli equilibri e le gerarchie dei clan mafiosi vengono decise dall'alto: “Di Salvo Giacinto, dopo l'arresto di Pino Scaduto, ha comunicato di essere stato incaricato di gestire la famiglia di Bagheria, coordinandosi con Giovanni Trapani di Ficarazzi. Con lui mi sono coordinato successivamente e Di Salvo ha sempre tenuto la cassa del mandamento”. Qualcuno, dunque, aveva deciso che Di Salvo doveva diventare il nuovo capo della famiglai di Bagheria.

Un incidente automobilistico è avvenuto intorno alle 15,15 di oggi, nel tratto di statale 113 che collega Bagheria a Santa Flavia, all’altezza dell’ingresso di contrada Torremuzza.

Una ragazza che viaggiava da sola all’interno della propria Toyota Yaris, per cause ancora da accertare, ha perso il controllo della vettura impattando contro il muretto che costeggia la carreggiata.

Lo schianto è stato avvertito distintamente a diverse centinaia di metri dal luogo dell’incidente, riducendo la macchina in un ammasso di lamiera nella parte anteriore.

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La Yaris procedeva in direzione Bagheria, quando, secondo una prima sommaria ricostruzione di testimoni oculari, un'altra vettura che procedeva nel senso opposto avrebbe invaso la corsia di sorpasso, costringendo  la giovane ad una manovra repentina per evitare l’impatto; sarebbe stato  quindi un'altro mezzo che avrebbe indirettamente causato l’incidente.

La ragazza, M.C., soccorsa dagli operatori del 118, per fortuna malgrado l'urto violento della vettura contro il muretto di cemento, non è ferita gravemente ma sensibilmente traumatizzata, nonché dolorante ad una gamba e al fianco, ha riportato anche una frattura al settonasale, è stata trasportata in ambulanza all’ospedale Buccheri La Ferla.

AGGIORNAMENTO

Una 'miracolata' l'hanno definita i medici che l'hanno accolto e la stanno curando in ospedale. E' la stessa ragazza M.C. che lo scrive sul suo profilo facebook: 'tante ammaccature, qualche frattura, una di queste al setto nasale, però mi dicono che sarebbe potuta andare molto peggio'.

Nel frattempo sul suo profilo si moltiplicano i messaggi degli amici, preoccupati e  increduli che però la invitano a tenere duro per superare questo momento. Anche noi facciamo alla ragazza auguri di una pronta ripresa.

 

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