E' quanto scrive la Repubblica di oggi in un articolo di prima pagina firmato da Salvo Palazzolo: qualche giorno fa a conclusione di una delle udienze sul processo sulla trattativa Stato-mafia, che Riina segue dalla saletta delle conferenze del carcere in cui si trova sottoposto al 41 bis, il capomafia  avrebbe detto ad alta voce ad un compagno di cella: 'Questi giudici devono morire, foss'anche l'ultima cosa che faccio'.

Secondo quanto riportato nell'articolo la minaccia non sarebbe sfuggita ad uno degli agenti della polizia penitenziaria che vigilano su Riina, riferendo poi la frase ai propri superiori.

Quando la notizia è arrivata a Palermo ha suscitato ovviamente allarme e preoccupazione: in un primo momento si era pensato addirittura di trasferire il p.m. in una localita segreta, ma successivamente si è ritenuto opportuno rafforzare il dispositivo di sicurezza già elevatissimo, chiedendo anche al Ministero la dotazione di una apparecchiatura che serve a bloccare i segnali radio di un eventuale telecomando di una autobomba sino a duecento metri di distanza.

Oltre che attorno a Di Matteo un livello di protezione più elevata è scattato anche per gli altri p.m. che si occupano del processo sulla trattativa Stato-mafia, vale  a dire il procuratore aggiunto Vittorio Teresi ed i sostituti Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene.

Proprio qualche giorno fa il p.m. Nino Di Matteo è stato all'I.T.E.S. 'L.Sturzo' di Bagheria per ricordare la figura di Peppino Impastato, e quando gli chiedemmo in una intervista per Teleone qualche notizia in più sulle voci di ulteriori minacce che erano arrivate nei suoi confronti, ha replicato che non intendeva rispondere a domande su inchieste in corso.

La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio dei sette indagati dell'inchiesta sul Ciapi, l'ente di formazione regionale che avrebbe intascato illecitamente progetti mai realizzati.

Il rinvio a giudizio è stato chiesto dai pm Maurizio Agnello, Alessandro Picchi, Piero Padova, Sergio Demontis e Gaetano Paci, per il manager Faustino Giacchetto, l'uomo che, secondo l'accusa, avrebbe organizzato il sistema per gestire a suo piacimento, grazie alla presunta compiacenza di imprenditori, burocrati e politici, i quindici milioni destinati alla comunicazione del progetto Corap.

Il processo è stato sollecitato anche per l'ex presidente del Ciapi di Palermo, Francesco Riggio, Stefania Scaduto e Concetta Argento (rispettivamente segretaria e moglie di Giacchetto), l'ex dirigente dell'Agenzia regionale per l'impiego Rino Lo Nigro, l'ex assessore regionale Luigi Gentile e l'esponente del Pid, Domenico Di Carlo.

Stralciata la posizione di un altro ex assessore regionale, Gianmaria Sparma, che ha chiesto di patteggiare la pena.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, corruzione, truffa e falso in atto pubblico.

La Procura aveva chiesto che gli imputati fossero giudicati col rito immediato ritenendo evidenti le prove a loro carico, ma il Gip Cesare Vincenti ha respinto l'istanza

Nella mattinata, i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito 15 misure di custodia cautelare (di cui 2 in carcere e 13 agli arresti domiciliari), emesse dal GIP del Tribunale di Palermo su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di altrettante persone (2 imprenditori e 13 dipendenti regionali) ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di peculato, truffa aggravata nei confronti dello Stato, turbata libertà degli incanti e falsità materiale ed ideologica.

L’esecuzione dei provvedimenti conclude una complessa attività investigativa sviluppata dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura, coordinati dal Proc. Agg. Dr. Leonardo AGUECI e dal Sost. Proc. Dr. Alessandro PICCHI.

LA DENUNCIA

Le indagini, sviluppate dal febbraio 2012, nascono dalle denunce sporte dal Dirigente protempore del Dipartimento dell’Istruzione e Formazione Professionale dell’Assessorato della Regione Siciliana, Dr. Ludovico ALBERT, e dal dr. Marcello MAISANO, attuale dirigente dell’Area AA.GG. del medesimo Dipartimento, a seguito della ricezione di una diffida per mancato pagamento di un importo pari a 100.000 € circa in favore di una società di servizi – R.S.O.. I primi accertamenti svolti dai diretti collaboratori del denunciante evidenziavano che quella società risultava già beneficiaria della somma oggetto della diffida. Tuttavia gli approfondimenti disposti dalla dirigenza permettevano di verificare che l’IBAN del conto corrente sul quale era confluita la somma era intestato ad un soggetto diverso dal reale beneficiario, ossia al titolare in Palermo di un’attività commerciale di rivendita di legname, Mario AVARA. L’allora Dirigente degli AAGG, dr.ssa Concetta CIMINO, ora in quiescenza, facendo riferimento ad un errore materiale generato dal sistema informatico nella fase di preparazione ed invio telematico del bonifico, richiedeva la formale restituzione.

Nondimeno, il nuovo Dirigente degli AAGG, dr. Marcello MAISANO disponeva approfonditi accertamenti sulla vicenda ed aveva modo di verificare che sempre l’AVARA, era stato destinatario di altri mandati di pagamento (per ulteriori 100.000 €), successivi a quelli della prima diffida, in realtà destinati a soddisfare le legittime pretese di un’altra società di servizi – TECNOSTRUTTURA-.

LE FALSIFICAZIONI DIGITALI

L’attenzione investigativa si concentrava sui momenti di elaborazione e preparazione dei mandati di pagamento e, pertanto, si identificava in un funzionario del Dipartimento, CURRAO Emanuele, il principale perno della vicenda. Gli accertamenti di tipo tecnico incrociati con i riscontri documentali ed altri accertamenti della P.G., nonché la ricostruzione del processo di lavorazione dei mandati di pagamento, hanno permesso di far emergere comportamenti dolosi volti alla reiterata appropriazione di fondi pubblici, mediante la sostituzione dell’IBAN dei c/c dei legittimi beneficiari sui relativi mandati di pagamento con i codici IBAN relativi a c/c intestati agli autori delle condotte criminose. Tale sostituzione si concretizzava all’atto dell’inserimento dei dati sui server della Regione Siciliana. Da qui il nome dell’operazione.

Di più, si è anche accertato che, lungo il processo di lavorazione, vi erano delle falle nell’azione di controllo. In particolare, la dr.ssa Concetta CIMINO, nella qualità di Dirigente protempore degli AAGG, avrebbe messo a disposizione le sue credenziali di accesso (la Smart Card ed i relativi PIN e Password) ai sistemi informatici della Regione (c.d. SIC) e così di fatto gli avrebbe consentito di portare a termine le sue manovre di distrazione di fondi pubblici.

Nel corso delle attività si aveva, dunque, modo di riscontrare che il sistema ideato dal CURRAO, oltre che a diretto vantaggio dello stesso, coinvolgeva pienamente l’imprenditore che aveva ricevuto i bonifici di cui si è parlato in precedenza e che gli aveva anche fornito materiale per la realizzazione di un’unità abitativa in legno in Sciacca (AG), sottoposto nella mattinata odierna a sequestro preventivo.

GLI STRAORDINARI

Lo stesso modus operandi, messo in atto dal CURRAO, veniva rinvenuto nella canalizzazione di flussi di denaro in favore di altri dipendenti del medesimo dipartimento. In particolare, in merito ai fondi pubblici di cui al progetto c.d. A.P.Q. (Accordi Programma Quadro) intitolato alla Medaglia d’oro al Valor Civile, Generale Carlo Alberto DALLA CHIESA, riguardante la corresponsione di emolumenti per lavoro straordinario ai dipendenti regionali per lo svolgimento di mirati progetti, l’intervento del CURRAO permetteva ad alcuni suoi colleghi di percepire indebitamente somme di denaro per prestazioni lavorative non rese e che invece venivano falsamente fatte apparire reali.

IL VIAGGIO DI FORMAZIONE

In un altro caso CURRAO riesce a far attribuire la somma di circa € 35.000, provenienti dai fondi del medesimo progetto, ad un soggetto che non era neppure dipendente regionale, ma titolare di un’agenzia di viaggi che aveva organizzato una trasferta di funzionari italiani, tra cui il CURRAO stesso, in America latina, nell’ambito della missione PACEF URBAL III - finanziata con fondi europei. In questo specifico caso, il servizio fornito dall’agenzia di viaggi sarebbe stato fatto pagare due volte all’Amministrazione attraverso un decreto ingiuntivo – emesso dal Tribunale di Palermo nei confronti dell’Assessorato Regionale - che lo stesso CURRAO aveva fatto richiedere ed il cui conseguente accredito veniva “girato”, ancora una volta, sul proprio c/c per un importo di circa € 42.000.

Altrettanto significativo è stato anche un altro episodio di distrazione di fondi pubblici pari ad € 200.000,00 dei quali era creditrice la Regione Veneto, che venivano fatti accreditare dal CURRAO verso un c/c riferito ad una società appaltatrice dell’Assessorato alla Formazione, A.M.UFFICIO SRL, falsificando abilmente le missive provenienti dalla Regione Veneto, sulle quali riusciva ad alterare l’IBAN. Si accertavano anche alcuni casi di turbata libertà degli incanti poiché due funzionari del medesimo Assessorato regionale, ovvero un cassiere - CURATOLO Gualtiero - ed un consegnatario – INZERILLO Marco- , che ne curavano l’istruzione, facevano vincere irregolarmente appalti per forniture di servizi a ditte di proprietà di prossimi congiunti degli stessi.

Si è avuto anche modo di verificare che i capitoli da cui venivano attinte e distratte le somme erano molteplici e riguardavano oltre che fornitori di servizi istituzionali anche fondi per le scuole o prestazioni lavorative di professionisti che collaboravano con la Regione. In tal modo, spalmando le cifre su diversi capitoli il CURRAO riteneva che la grossa mole di mandati di pagamenti sviluppati dalla Regione Siciliana, nonché i lunghi tempi di rendicontazione delle singole attività avrebbero impedito la scoperta della canalizzazione verso gli IBAN di interesse piuttosto che verso quelli dei legittimi percettori.

Parte delle somme, durante le indagini, sono state restituite.

Tutti gli altri arrestati sono dipendenti regionali, coinvolti nell’indebita percezione di somme di denaro per lavoro straordinario non effettivamente prestato.

Tra questi anche un bagherese, Michele Ducato

 

ELENCO DELLE PERSONE ARRESTATE:

- CURRAO Emanuele, nato a Palermo il 10.05.1967, funzionario direttivo dell’amministrazione regionale, associato in carcere;

- AVARA Mario, nato a Palermo il 23.03.1964, imprenditore, associato in carcere;

- CIMINO Concetta, nata a Caltanissetta il 25.10.1946, dirigente dell’amministrazione regionale in pensione;

- INZERILLO Marco, nato a Lucca Sicula (AG) il 13.06.1964, funzionario direttivo regionale;

- CURATOLO Gualtiero, nato a Palermo l’.8.02.1966, cassiere regionale;

- RIZZO Maria Concetta, nata a Palermo il 7.12.1963, istruttore direttivo regionale;

- CAVALIERI Maria Antonella, nata a Palermo l’8.5.1961, istruttore direttivo regionale;

- BARTOLOTTA Federico, nato a Palermo il 4.2.1953, istruttore direttivo regionale;

- DI PIETRA Vito, nato a Palermo l’11.4.1970, collaboratore regionale;

- BONFARDECI Giuseppina, nata a Palermo l’8.09.1962, istruttore direttivo regionale;

- SPALLINO Giampiero, nato a Palermo l’ 11.5.1970, collaboratore amministrativo regionale;

- ZANNELLI Carmelo, nato a Palermo il 29.4.1967, collaboratore amministrativo regionale;

- DUCATO Michele, nato a Palermo l’8.02.1959, funzionario direttivo regionale;

- GAZZELLI Marcella, nata a Palermo il 18.11.1965, collaboratore amministrativo regionale;

- FILINGERI Amedeo Antonio, nato a Borgetto (PA) il 13.09.1962, imprenditore.

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Avara Mario                                       Bartolotta Federico                           Bonfardeci Giuseppina

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Cavalieri Maria Antonella                  Cimino  Concetta                            Curatolo Gualtiero

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Currao  Emanuele                                      Di Pietra Vito                                    Ducato Michele

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Filingeri Amedeo Antonio                  Gazzelli Marcella                                 Inzerillo Marco

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 Rizzo Maria Concetta                         Spallino Giampiero                          Zannelli Carmelo

 

 

 

Nel corso di una operazione mirata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti eseguita nel corso della giornata di ieri nel territorio del Comune di Trabia dai Carabinieri della Compagnia di Termini Imerese, i militari della locale Stazione sono riusciti a sorprendere e a trarre in arresto per il reato di detenzione in concorso ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo “hashish”, violazione prevista dall’articolo 73 del D.P.R. 309/90 e art.110 del C.P., due giovani pregiudicati, entrambi residenti nella cittadina sita sul litorale palermitano, Francesco Paolo DI PASQUALE, classe 1966 e Salvatore LA VECCHIA, classe 1974.

altAlla ore 14.30 circa di ieri, i militari della Stazione di Trabia hanno eseguito una perquisizione domiciliare presso l’abitazione di residenza del DI PASQUALE Francesco Paolo e non appena hanno fatto ingresso nell’appartamento hanno sorpreso il proprietario di casa e il citato LA VECCHIA Salvatore intenti al confezionamento di sostanza stupefacente del tipo “hashish” per un peso complessivo di 47 grammi. 

Quest’ultimo veniva sorpreso dai militari dell’Arma mentre era impegnato a tagliare con un coltello da cucina dell’hashish al fine di realizzare delle stecchette che successivamente venivano pesate, per calibrarne la giusta dose da destinare alla vendita al dettaglio, su di un bilancino di precisione, anch’esso rinvenuto e sottoposto a sequestro.

Le predette operazioni di confezionamento venivano compiute con assoluta naturalezza nel soggiorno dell’abitazione, mentre la convivente del DI PASQUALE Francesco Paolo continuava a svolgere le normali mansioni casalinghe e i figli minorenni continuavano a giocare.

Il tutto nell’incuranza assoluta degli arrestati, completamente indifferenti e per nulla preoccupati del fatto che stavano commettendo un reato.

Nel corso dell’udienza di convalida, tenutasi presso il Tribunale di Termini Imerese nel corso della giornata odierna, il Giudice ha disposto la convalida dell’arresto e la misura della custodia in carcere per entrambi. La sostanza stupefacente recuperata è stata sottoposta a sequestro per essere inviata presso il L.A.S.S. Carabinieri (Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti) del Comando Provinciale di Palermo, al fine di accertare l’esatto principio attivo e la campionatura della stessa.

nella foto da sx verso dx: La Vecchia Salvatore, Di Pasquale Francesco Paolo

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