Il recordman degli arresti torna di nuovo in cella. Guido Spina, classe 1965, nonostante si trovasse arresti domiciliari avrebbe retto il clan mafioso dello Zen. Anzi, proprio la sua condizione di detenuto in una bella villa sarebbe diventata la chiave per ottenere rispetto e potere. Assieme a Spina, indicato come il referente mafioso del popolare rione palermitano, sono finite in manette altre sedici persone. Tutte raggiunte da un'ordinanza di custodia cautelare.

Per Spina stavolta la faccenda giudiziaria si complica. Perché gli uomini della Direzione investigativa antimafia gli contestano di essere il referente di Cosa nostra tra i padiglioni del quartiere. In carcere c'è già finito una dozzina di volte. Ed è sempre andato ai domiciliari per gravi motivi di salute. Di lui finora si era detto che era l'uomo della droga, pronto a reggere le redini dei traffici di cocaina e hashish fra la Sicilia e la Campania.

E di recente avrebbe fatto le cose in grande stile. La sua villa dello Zen era diventata una “roccaforte” dei traffici. Un supermarket della droga all’ingrosso e al dettaglio protetto dai più sofisticati sistemi di sicurezza, violati dall'intelligence degli investigatori agli ordini del capo centro Giuseppe D'Agata e del direttore nazionale della Dia, Arturo De Felice.

Non solo droga a fiumi, però, ma anche estorsioni. Sono diversi i commercianti e gli imprenditori che hanno pagato il pizzo. E non si tratta solo di attività che operano tra i padiglioni del quartiere. Così come la messa a posto sarebbero stati costretti a pagarla i residenti delle case popolari. Un obolo in cambio dei servizi primari, per vivere in condizioni dignitose. I soldi, assieme ai proventi delle estorsioni agli operatori commerciali, alimentavano la cassa della famiglia. Perchè Spina sarebbe diventato il personaggio più affidabile, uno a cui affidare il delicato compito di provvedere alle esigenze economiche degli affiliati finiti in carcere e dei familiari rimasti fuori. Perché la regola del mutuo soccorso in Cosa nostra vale sempre.

Maggiori dettagli saranno saranno resi noti in mattinata nel corso di una conferenza stampa alla presenza del procuratore della repubblica, Francesco Messineo, degli aggiunti Maria Teresa Principato e Vittorio Teresi, e di Arturo De Felice.

tratto da live sicilia.it 

Poco più di un'ora fa un disoccupato G.C, di 40 anni, è entrato con una bottiglia di benzina  nella stanza del sindaco di Santa Flavia, Salvatore Sanfilippo, e in maniera visibilmente alterata si è cosparso addosso il liquido infiammabile, dicendo che si sarebbe dato fuoco se non gli veniva garantito un lavoro per sopravvivere.

Il sindaco Salvatore Sanfilippo, mentre scattava l'allarme, ha cercato di dissuadere l'uomo dall'insano gesto; nel frattempo accorrevano i Carabinieri della locale stazione, l'ambulanza del 118 ed infine i Vigili del fuoco, che sono però arrivati, quando la vicenda si era quasi già conclusa.

L'uomo riferiva al sindaco di non potere più campare lui e la sua numerosa famiglia, moglie e quattro figli, con un reddito di 500 euro al mese, ed aveva assoluto bisogno di lavorare; aveva fatto domanda per i cantiere di lavoro che dovrebbero partire a giorni, ma era risultato essere il 57° in graduatoria, con poche speranze quindi di potere essere avviato al lavoro.

Il sindaco Sanfilippo è riuscito a riportarlo alla ragione, promettendogli che qualora si apriranno delle opportunità nei lavori socialmente utili, la sua situazione sarebbe stata presa in considerazione, ed i Carabinieri intervenuti hanno proseguito l'opera di convincimento, dopo di che lo hanno accompagnato in caserma, prodigandosi anche di procurare alla famiglia generi di conforto.

Intorno alle dieci di questa mattina in corso Umberto, D.S.C di 68 anni, faceva la sua solita passeggiatina, quando viene avvicinato da un uomo sui 30-35 anni, alto intorno a 1.75, T shirt bianca e pantaloncini, un tatuaggio sul braccio sinistro, che con un marcato accento spagnolo gli chiedeva dove avrebbe potuto trovare un gioiellieria perché aveva urgente necessità di vendere dei diamanti perché bisognoso di denaro.

Durante questa breve conversazione si è avvicinato il compare dello spagnolo, un uomo di 50-55 anni, altezza un po’ inferiore alla media, età 50-55 capelli brizzolati, che portava gli occhiali, il quale intromessosi nella discussione sosteneva di poter comprare lui quei diamanti, che avevano un grandissimo valore, perchè lui se ne intendeva, e li avrebbe sicuramente comprati se avesse avuto qualche migliaio di euro a portata di mano.

A questo punto il nostro concittadino D.S.C., ha fiutato l’affare , e si è detto pronto dopo aver visto la merce, a comprarla lui per due mila euro: raggiunto l'accordo i due gli danno appuntamento in via Mattarella, dove l’uomo si presenta puntuale con i duemila euro che peraltro si era fatto prestare da un familiare.

Detto e fatto. Duemila euro contro un pugno di pietruzze scintillanti; i due dopo avere messo in saccoccia i duemila euro con un pretesto si sono allontanati ed ancora corrono.

La storia finisce, almeno per ora, con il poveraccio disperato che si sente pure male, al punto che è dovuta intervenire l’ambulanza del 118 che lo ha condotto al Pronto soccorso dove è stato prontamente rianimato, e con l'inevitabile denuncia alla Polizia.

 

In seguito alla conclusione dell'iter processuale gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di P.S. di Bagheria, sezione misure di sorveglianza e prevenzione,  hanno notificato a tre soggetti bagheresi le ordinanze relative alla condanna alla detenzione domiciliare per  reati contro il patrimonio.

Per altri due  invece è scattato il provvedimento di  sorveglianza speciale, sempre per reati contro il patrimonio.

I reati sono stati commessi nel 2010: in particolare Domenico Tutino di 28 anni, dovrà scontare ai domiciliari una pena di 10 mesi di reclusione per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, reati commessi a Bagheria appunto nel 2010. 

Umberto Casamento di 50 anni, per il reato di furto aggravato commesso a Bagheria nel 2010, ha avuto comminata una pena di 8 mesi di reclusione, che dovrà anch'egli scontare presso il proprio domicilio, ed infine  ad 8 mesi di detenzione domiciliare è stata definitivamente condannata, Rosalia Verduci di 66 anni, per furto aggravato di energia elettrica, reato anch'esso risalente al 2010. 

A due soggetti, C.F. di 39 anni e  C.A. di 28 anni,  è stato notificato il provvedimento di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di firma presso il commissariato  di Bagheria, per la durata rispettivamente di uno e due anni.

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