Negli affari di Tripoli la chiave del giallo

cronaca
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Continuano a pieno ritmo le indagini della Questura di Palermo, supportata dal Commissariato di P.S. di Bagheria, sul grave fatto di sangue verificatosi sabato pomeriggio a Bagheria, in Via del Mulino, una stradina isolata nelle vicinanze della stazione ferroviaria.
Antonio Tripoli, pensionato di 60 anni è stato ridotto in fin di vita da due colpi di calibro 22, sparati da breve distanza; un proiettile è rimasto praticamente conficcato nell’arcata dentaria, mentre il secondo entrato dalla gola gli ha perforato l’occhio.

Le sue condizioni rimangono molto gravi: entrato in coma ieri, la situazione clinica si presenta oggi stazionaria.
Gli inquirenti continuano ad interrogare familiari, amici e conoscenti per cercare di trovare qualcosa, un appiglio che possa farli risalire alle motivazioni della vicenda.
Sono stati meticolosamente ricostruiti i movimenti del pomeriggio di sabato, un incontro di affari intorno alle 15, ma rimane il buio sui minuti immediatamente successivi, essendosi verificato il fatto intorno alle 15.30.

E’ probabile che il Tripoli fosse pedinato dal suo sparatore, che lo ha intercettato dopo l’incontro di affari in quella stradina isolata.
Quando sono arrivati i poliziotti in seguito ad una chiamata anonima, Tripoli era ancora in uno stato di semicoscienza pur avendo perduto una grande quantità di sangue.

Nessun testimone, nessuna motivazione apparentemente plausibile, agli inquirenti non rimane che passare al setaccio l’attività, invero molto intensa, del Tripoli di compravendita e ristrutturazione di immobili.
La polizia sta esaminando tutta una serie di compromessi e atti notarili che il Tripoli aveva stipulato negli ultimi anni: quasi sempre acquisto e ristrutturazione di immobili soprattutto nel centro storico, da solo o con qualche socio.

Ed è da queste carte che gli inquirenti si aspettano molto, anche perché le modalità del delitto oltre che il calibro dell’arma, non riconducibili a modalità di tipo mafioso, farebbero pensare ad una vicenda privata legata agli affari, e che avrebbe potuto suscitare in qualcuno una sorta di reazione rabbiosa, di nervi insomma.

Qualcuno che pensava di essere stato in qualche modo danneggiato dal Tripoli.
La polizia non sembra dare molto peso alle vicende familiari del ferito: tre anni fa infatti quest’ultimo aveva rotto i ponti con la famiglia, ed era andato a convivere con una rumena, scegliendo Casteldaccia come residenza.

Gli inquirenti restano fermamente convinti che stia nei suoi affari la soluzione del tentato omicidio.