Il titolare del "Bacio Bar" racconta in aula la sua ribellione al pizzo

cronaca
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“Prima di trovare il coraggio di denunciare i miei estortori non dormivo più la notte e avvertivo una sensazione di profondo disagio" - dichiara senza esitazioni in aula al processo contro i suoi estortori Salvatore Molinaro, titolare del Bacio Bar di Bagheria.

"E' stato difficile dire di no al racket, ma ho infine deciso di seguire l'esempio di altri commercianti che intanto sulla scorta degl arresti confessavano di essere stati taglieggiati”- aggiunge.

Sono tantissimi, soprattutto rispetto al passato, il numero dei commercianti che hanno ammesso di avere subito estorsioni.Le numerose operazioni dei Carabinieri che hanno via via smantellato la famiglia mafiosa di Bagheria, sono state un  fattore determinante per infondere coraggio negli imprenditori. L'effetto domino ha fatto si che alle prime denunce anche molte altre vittime trovassero il coraggio di denunciare.

Al processo in cui Molinaro si è costituito parte civile, difeso dell'avvocato Irina Di Piazza, racconta in aula davanti ai suoi estortori i soprusi subiti dalla cosca mafiosa bagherese.  Un percorso di verità iniziato con la negazione dei fatti avvenuta davanti ai Carabinieri nel 2014 e culminata con le ammissioni di avere subito estorsioni e la piena collaborazione con la giustizia. I Pubblici Ministeri contestano il reato di estorsione a Gino Di Salvo, considerato il reggente del mandamento, Sergio Flamia, Silvestro Girgenti e Carmelo Bartolone.

Carmelo Bartolone (foto) è collegato  in video conferenza all'udienza in cui il pm Francesca Mazzocco chiede a Molinaro di ripercorrere le tappe salienti delle vicende che lo riguardano. La svolta arriva con la collaborazione di un mafioso di rango come Flamia, che raccontò ai magistrati che Molinaro aveva sempre pagato sin dai tempo in cui a capo della famiglia mafiosa c'era Pino Scaduto. Dopo l'arresto di Scaduto (scarcerato appena pochi giorni fa) Gino Di Salvo avrebbe incaricato Bartolone della riscossione del pizzo al Bacio Bar. Ma in quell'occasione Molinaro si rifiutò di pagare e gli fu lanciato un avvertimento. Sergio Flamia avrebbe incaricato Girgenti di mettere un lucchetto nel cancello della casa del genero del titolare del bar,  che in seguito a questo episodio cercò referenti per "rmettersi a posto" e pagò tre mila euro a Natale e altri 3 mila a Pasqua. Bartolone avrebbe successivamente chiesto 20 mila euro a Molinaro, quest'ultimi mai  pagati. I soldi servivano per il mantenimento di Gino Mineo, fratello di Francesco, e braccio destro di Scaduto, pure lui recentemente scarcerato.

"Furono gli arresti e le denunce di altri commercianti che mi hanno fatto cambiare idea"- dice in aula Molinaro -  “Flamia dice il vero. Ho pagato il pizzo, ma ho trovato la forza e il coraggio di ribellarmi ai miei estortori”.