Mafia: chiesta una condanna a 9 anni e mezzo per l'architetto di Santa Flavia Salvatore Scardina

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"Per i pubblici ministeri Salvatore Scardina merita una condanna a nove anni e mezzo di carcere. L'architetto di Santa Flavia avrebbe fatto da mediatore per un'estorsione.La sua posizione era stata stralciata dal processo principale ormai alle battute finali, successivamente il pm ne aveva chiesto la riunione. Se il gip Nicola Aiello dovesse accogliere l'istanza della Procura, il processo a carico di Scardina sarebbe rinviato per essere trattato insieme a quello principale.

Scardina è tornato in carcere lo scorso marzo su decisione della Cassazione che aveva accolto il ricorso della Procura contro la scarcerazione stabilita dal Tribunale del Riesame. I carabinieri andarono a prenderlo nella sua casa romana nel quartiere Parioli.

Di lui si tornò a parlare nel dicembre 2015. Faceva parte di un elenco di 38 persone arrestate. Nella nuova mafia della provincia palermitana l'architetto sessantacinquenne avrebbe rivestito il ruolo di grande vecchio. Chi meglio di lui, dissero gli investigatori, che aveva avuto come interlocutori i padrini della mafia corleonese.

Il suo nome saltò fuori assieme quello di Salvatore Martorana, che di mestiere faceva il mediatore immobiliare. Nei paesi siciliani si chiamano sensali. E in un paese, a Santa Flavia, Martorana faceva il consigliere comunale di minoranza. Era stato eletto nel 2012 in una lista civica. I carabinieri avrebbero ricostruito il suo ruolo nell'estorsione ai danni di un costruttore, “costretto” a pagare 20 mila euro per avere il via libera all'acquisto di un terreno su cui realizzare degli immobili.

Finita di scontare una pena otto anni, l'architetto era tornato alla libera professione, dopo avere ottenuto la riabilitazione dal Tribunale di Sorveglianza. Non in Sicilia, ma a Roma. Ed era diventato anche un frequentatore delle serate mondane della Capitale raccontate dalla stampa patinata. Tornava spesso nel suo paese d'origine, Santa Flavia. E di lui tutti avevano un grande rispetto. Rispetto “mafioso” secondo i pm Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli.

Il pentito Sergio Flamia ha sostenuto che fosse "un influente e carismatico uomo d'onore bagherese che, seppur non ricoprendo cariche formali, era in grado di gestire autonomamente dinamiche mafiose anche di alto profilo, senza l'autorizzazione dei vertici operativi che via via si succedevano alla guida del mandamento di Bagheria".

La sua autonomia lo avrebbe portato a gestire in maniera riservata l'estorsione ai danni del costruttore, con la collaborazione di Martorana. A ricostruire la faccenda è stato lo stesso imprenditore: “Martorana mi disse che i soldi non erano una mediazione, ma una messa a posto per non avere problemi in futuro”. E aggiunse che “dietro di lui c'era un personaggio autorevole che mi indicò in Scardina. Ho consegnato a Martorana 20 mila euro in contanti nel mio ufficio a Santa Flavia e in più soluzioni.

Ad un certo punto, però, in cantiere si presentò il boss di Bagheria, Antonino Zarcone. Pretendeva la messa a posto e cadde dalle nuvole quando l'imprenditore gli disse che aveva già dato i soldi a Martorana. Zarcone non gradì, ma sapeva, così sostengono gli investigatori, dell'autonomia di intervento riconosciuta a Scardina. Il risultato fu che il giovane boss, che si sarebbe poi pentito confermando il racconto dell'imprenditore, non chiese la restituzione di un solo euro all'architetto e, invece, impose al costruttore di sborsare altri quindici mila euro. Soldi che la vittima non pagò perché nel frattempo Zarcone fu arrestato".

Articolo di Riccardo Lo Verso apparso su livesicilia.it il 14 giugno 2017