Omicidio Cottone. Confermato in Appello l'ergastolo per il bagherese Onofrio Morreale e Nicola Mandalà

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Andrea Cottone era stato inghiottito dalla lupara bianca, una mattina di metà novembre. A distanza di moltissimi anni la Magistratura ha scritto la parola fine su questo efferato delitto di mafia.

La prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Palermo ha confermato gli ergastoli inflitti a Nicola Mandalà e al bagherese Onofrio Morreale. Mentre è stato assolto l'altro imputato, Michele Rubino, scarcerato su ordine del collegio presieduto da Biagio Insacco.

Cottone sarebbe stato ucciso nell'ambito di un regolamento di conti. Quattro i pentiti che, con i loro racconti, hanno permesso di ricostruire la vicenda: si tratta di Mario Cusimano, Stefano Lo Verso, Sergio Flamia e Francesco Campanella. Quando non si ebbero più notizie di Cottone, la moglie presentò denuncia alle forze dell’ordine e due settimane dopo l’auto dell’imprenditore fu trovata parcheggiata a Termini Imerese.

Andrea Cottone il 6 settembre 1995, era stato arrestato per "associazione di tipo mafioso" in quanto ritenuto capodecina della famiglia mafiosa di Villabate. Nel 1999, dopo la sua scarcerazione, aveva continuato ad essere vicino ai Montalto di Villabate. Già in quel periodo venne chiesta l’autorizzazione alla sua "eliminazione" ai reggenti di quella consorteria, Biagio Picciurro e Salvatore Pitarresi (contrapposti ai Montalto) ma, solo dopo il loro arresto, Bernardo Provenzano diede il consenso all’omicidio.

La ricostruzione dei fatti:
Il 13 novembre 2002, alle ore 12.30, Cottone venne accompagnato presso un ristorante-minigolf di Ficarazzi, apparentemente per discutere con Onofrio Morreale di alcuni furti avvenuti in quel Comune, alcuni ai danni dello stesso Cottone. Da quel giorno, però, si persero le sue tracce. Il successivo 27 novembre 2002, a Termini Imerese, venne rinvenuta la sua auto parcheggiata. Ad attendere Cottone al minigolf, come accertato, c’era un vero e proprio commando che avrebbe dovuto eliminare anche la persona che aveva accompagnato Cottone all’appuntamento, che però si salvò solo perché uno dei killer si era accorto della presenza di un testimone.

 

Secondo quanto accertato, Cottone venne strangolato con una cintura e il suo corpo venne sciolto in un deposito di marmi di Bagheria. Nel pomeriggio dello stesso giorno, vennero gettati nel mare di Aspra anche alcuni monili appartenuti alla vittima. Il commando, prima di uccidere Cottone, avrebbe dovuto interrogarlo per sapere se i Montalto avessero intenzioni ostili nei confronti del gruppo contrapposto capeggiato da Nicola Mandalà. A distanza di qualche anno dall'omicidio, uno dei killer, Onofrio Morreale, confidò a un altro uomo: "Nuatri fuammu ad affucallu"