Protesta del pentito bagherese B. Morsicato per i ritardi nel sussidio e i disagi per gli spostamenti

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Protesta con il servizio centrale di protezione di Roma il collaboratore di giustizia Benito Morsicato, che nel 2014 ha deciso di vuotare il sacco e raccontare ciò che sapeva di cosa nostra, lui che era un picciotto della manovalanza mafiosa di Bagheria.. Lo racconta Riccardo Lo Verso sulla colonne di Livesicilia.it

 Morsicato - si legge su livesicilia - ha scritto una lettera di preavviso al Servizio centrale operativo che ha il compito di proteggerlo. Poche righe per annunciare la volontà di lasciare la località protetta dove si è trasferito quando ha voltato le spalle a Cosa nostra.

Da un lato dice Morsicato di essere stanco dei continui spostamenti - impossibile rifarsi una vita - e del ritardato pagamento del sussidio; dall'altro spiega di volere tornare a “camminare a testa alta in Sicilia, perché il problema non è mio, ma di chi abbassa lo sguardo pur di non salutarmi”.

Lui, dice, ha fatto una scelta “per cambiare vita e dare un futuro a me stesso e alla mia famiglia”. Una vita difficile quella del collaboratore di giustizia. I trasferimenti, anche improvvisi, servono a garantire la sicurezza di Morsicato e dei familiari.

È stato l'ultimo ritardo nel pagamento del sussidio a fiaccare le sue certezze. “Ho cercato un lavoro e l'ho pure trovato - spiega l'ex uomo del clan bagherese - ma ho dovuto rifiutare perché nell'attesa mi è stato bloccato senza preavviso il sussidio e sono venuti a mancare i presupposti per la mia sopravvivenza giornaliera e i viveri di prima necessità. Non ho né amici, né parenti e non posso avvalermi dell'aiuto di nessuno a questo punto di mi vedo costretto ad abbandonare la località protetta”. Morsicato, come tutti i collaboratori di giustizia, riceve poco più di mille e cinquecento euro al mese. Sussidio che viene meno qualora il collaboratore trovi un lavoro. Pare che l'ultimo ritardo sia dovuto a faccende burocratiche in corso di risoluzione. 

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