Le mani di 'Cosa Nostra' sulla carne: al centro dell'indagine la 'Zar Carni' di Porticello

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Sono state le dichiarazioni fatte ai Magitrati dal pentito bagherese Salvatore Lo Piparo che hanno contribuito ad aprire i nuovi scenari investigativi sfociati nell'operazione congiunta Carabinieri e Gdf  'Gioielli di famiglia', che ha portato all'arresto di 6 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, frode fiscale e altri reati.

Ma oltre  ai 6 arrestati gli indagati sono molti di più e ad essere coinvolti nell'indagine, come riporta il giornale di sicilia in edicola oggi, è anche la Zar Carni, ditta  di Porticello di Stefano Zarcone. Per Stefano Zarcone di 42 anni, che è indagato, sono state rigettate le richieste di misure cautelari.

Le indagini condotte da Guardia di finanza e Carabinieri di Bagheria ruotavano intorno alla figura criminale di  Pietro Formoso, fratello di due boss condannati all’ergastolo per la strage di via Palestro a Milano nel 1993. Secondo Carabinieri e finanzieri, anche se finora mai condannato per mafia, Formoso aveva un ruolo di rilievo nella famiglia mafiosa di Misilmeri ed era lui ad occuparsi del business della carne.

Cosa Nostra voleva imporre la carne delle aziende degli ‘amici’ ai banchi dei supermercati di Palermo e provincia, obbligati ad acquistare  la carne ad un prezzo più alto rispetto a quello di mercato.

'La famiglia Zarcone, titolare della Zar Carni srl, aveva 700 mila euro in contanti  nelle scatole delle scarpe, non sapevano dove mettere i soldi, erano come la famiglia Agnelli' - dichiara il collaboratore bagherese Lo Piparo.

La GdF ha documentato come il volume d'affari dell'azienda, il cui socio occulto secondo la Procura sarebbe proprio il Pietro Formoso, sia passato in pochi anni, dal 1999 al 2015, da soli 138 mila euro a quasi 24 milioni di euro. La smisurata crescita sempre secondo la Procura, sarebbe stata possibile grazie ad una consistente frode fiscale che avrebbe permesso di non pagare l'iva sulle carni importate attraverso un meccaniscmo di società create ad hoc. 

Per il Gip Nicola Aiello, si legge nel giornale di Sicilia, sussisterebbero indizi per sostenere che Formoso abbia intestato fittizziamente la Zar Carni agli Zarcone. 

Di certo c'è che il ragioniere della ditta era il figlio del boss Formoso , Antonino detto Alessandro. Anche altri pentiti oltre a Lo Piparo hanno parlato di Formoso come socio occulto della Zar Carni, in cui avrebbe avrebbe investito denaro proveniente da traffico di droga e da una rapina compuita nel 1997 a La Spezia.

Sempre Lo Piparo parla della Zar Carni come di una 'lavatrice', in senso figurato, come di una ditta cioè che ricicla denaro sporco. 'Il loro giro d'affari è enorme, 500 mila euro la settimana'. La Zar Cani avrebbe escogitato per gli inquirenti un modo per aggirare il pagamento dell'iva, attraverso l'intermediazione di alcune ditte compiacenti a cui avrebbe versato il denaro per acquistare la carne in Francia e in Spagna, ditte identificate dagli inquirenti con la Randazzo Giuseppe srl,  DIAL di Carrubba Rosario e con la complicità della Autofrigo Cavallaro.

Lo Piparo parla della figura di Stefano Zarcone, titolare anche di una macelleria a Porticello, paese dove risiede - 'Zarcone era uno talmente miliardario che avrebbe potuto fare il bello e il cattivo tempo con le banche, e quando entrava in banca si comportavano come il padrone. Facevano una telefonata e dicevano porta 50 mila, porta 100 mila euro' dichiara Salvatore Lo Piparo, -  che aggiunge - 'Ogni anno comprano 4 - 5 case tra Bagheria, Santa Flavia e Palermo, Il padre di Stefano Zarcone, Carmelo, aveva sempre in tasca 4 - 5 mila euro in contanti, sempre fissi, anche per uscire davanti la porta, cioè questi i soldi non sanno dove metterli' - conclude Lo PIparo.