Dopo il licenziamento niente arretrati e Tfr, protesta dei lavoratori edili dell'ex gruppo Aiello

cronaca
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Una cinquantina di ex lavoratori edili dei gruppi già facenti capo all'ex tycoon della sanità il bagherese Michele Aiello, licenziati dopo un lunghissimo iter dallammnistrazione giudiziaria di Villa Santa Teresa nell'agosto 2016, hanno protestato stamattina in via Dante a Bagheria nei pressi del bar Don Gino. 

 E' una vicenda che affonda radici lontane quella che ha portato quasi due anni fa al licenziamento dei circa 80 operai deille imprese edili di Aiello, dopo un lungo cammino di battaglie sindacali e ricorsi in Tribunale. 

"Abbiamo accettato faticosamente il nostro licenziamento avvenuto ad agosto del 2016 - dichiara un rappresentante degli operai Santo Bolognama è nostro sacrosanto diritto ricevere le spettanze maturate e il trattamento di fine rapporto. Nella lettera di licenziamento che ci è stata invitata questo nostro diritto è stato messo nero su bianco, eppure dopo tutto questo tempo nessuno di noi ha visto sinora un centesimo, siamo disgustati da come lo Stato tratta i suoi cittadini e la categoria dei lavoratori"-. 

 "Su suggerimento  dei vertici dell'amministrazione giudiziaria abbiamo anche costituito una cooperativa, che nel rispetto di leggi e norme in materia avrebbe potuto partecipare a gare d'appalto e lavori"- aggiunge - "nemmeno questo sistema ha portato dei frutti e a causa dei costi di gestione siamo stati costretti a chiudere la coperativa, è stata l'ennesima presa in giro nei nostri confronti. Ci hanno tolto il lavoro e con esso la dignità, adesso stanno calpestando i nostri diritti, noi ci chiediamo se sia questo il modello di legalità a cui dobbiamo conformarci, è questo il giusto modo di amministrare in nome dello stato un'azienda che fu florida in mano di un privato?" Speriamo che qualche rappresentante delle Istituzioni possa accogliere questo nostro appello per aiutarci ad affermare un nostro diritto-  conclude il rappresentante dei lavoratori. 

Una vicenda che tocca direttamente decine di famiglie e fa riflettere perchè mette a nudo tutti i limiti della gestione dello Stato di quei beni e aziende sequestrate a privati. I rischio, forte e attuale, è quello di minare nel cittadino la fiducia nello Stato e nelle Istituzioni. Uno Stato sordo che nel labirinto di leggi e burocrazia perde credibilità e autorevolezza, ed è un rischio che in un territorio a forte presenza mafiosa non possiamo permetterci.