I nomi di tutti i 44 indagati nell'ambito dell'operazione dei Carabinieri "Caronte"

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In un articolo pubblicato su livesicilia.it il giornalista Riccardo Lo Verso pubblica l'elenco completo dei 44 indagati nell'ambito dell'operazione dei Carabinieri Caronte sugli orrori al cimitero di Bagheria. Tra loro ci sono impresari funebri, dipendenti comnale e i parenti dei defunti che avrebbero ottenuto favori.

Il dominus di questo sitema illecito del cimitero sarebbe stato Pietro Mineo ex custode del camposanto comunale, spalleggiato da Santo Gagliano, Giovanni Fiorentino, Gaetano Russo e Natale Megna. Sono tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata a commettere “una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e la pietà dei defunti”.

Il giudice per le indagini preliminari Michele Guarnotta scrive che “si sbarazzavano di corpi e cadaveri senza alcuna pietà, pur di guadagnare denaro”. Bastava pagare qualche centinaio di euro per evitare che una salma finisse in deposito a tempo indeterminato.

Già nel 2013 lo scandalo al cimitero di Bagheria aveva sollevato un sistema di tumulazioni illecite con probabili connivenze di funzionari comunali , impresari funebri e personaggi mafiosi. Per anni si è proceduto a tumulazioni provvisorie dei defunti aggirando le lunghe trafile burocratiche da rispettare. 

Nell'inchiesta inziata a maggio 2017 gli indagati sono in totale 44, oltre a Pietro Mineo, Santo Gagliano, Giovanni Fiorentino, Gaetano Russo e Natale Megna, ci sono gli impresari funebri: Francesco Sorci, Cosimo e Antonio Galioto, Francesco Tomasello, Alessandro Paternostro, Rosario Miosi, Nicola e Salvatore Colletta, e i dipendenti delle agenzie, Giacomo Gargano e Vincenzo Scirè.

Su live sicilia si legge che sotto inchiesta ci sono anche i dipendenti comunali: Nicolò Ducato, Sergio Francesco Palumbo e Corrado Conti responsabile del servizio idrico e il dipendente Ignazio Bologna. Palumbo è indagato perché avrebbe aiutato Megna e Gagliano ad eludere le indagini, sostenendo che una salma tumulata senza rispettare l'ordine cronologico fosse stata solo temporaneamente seppellita. Assieme a Ducato rispondono di avere falsificato alcune pratiche di tumulazione, facendole apparire regolari. Bologna è indagato per concussione perché si sarebbe fatto consegnare denaro per agevolare alcune tumulazioni.

Più articolata la posizione di Corrado Conti, responsabile del servizio idrico del Comune di Bagheria, che per gli inquirenti avrebbe ottenuto una corsia preferenziale per tumulare una salma. In cambio avrebbe fatto eseguire dei lavori alle maestranze comunali nelle tubature che servivano la casa della madre di Mineo. La donna così riceveva acqua tutti i giorni senza senza lo spauracchio del razionamento,  mentre in un'occasione gli avrebbe fatto consegnare un'autobotte da tremila litri.

Completano l'elenco degli indagati i parenti dei defunti che avrebbero beneficiato dei favori: Giovan Battista Raspanti, Salvatore Di Stefano, Carmela e Maria Chiarello, Angelo Gattuso, Giacomo Gargano, Vincezo Scirè, Maddalena Manfrè, Michele Lombardo, Aurelio Scirè, Luigi Graziano, Pasqualino Buttitta, Pietro Carollo, Angelo Gargano, Caterina Galioto, Antonio Sanfilippo, Michelangelo Sciortino, Giuseppe Presentato, Paolo Ardizzone, Carlo Puleo, Mario Pace,; Antonino, Maria e Nicola Gagliano.

Sotto inchiesta anche Giacinto Tutino, Vincenzo Graniti e Silvestro Girgenti. Si tratta di tre volti già noti alle forze dell'ordine perché indagati per mafia che avrebbero violato le misure di prevenzione.