Operazione Caronte: L'agenzia funebre di Antonio Mineo è assolutamente estranea alle indagini

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La recente operazione dei Carabinieri Caronte sugli orrori al cimitero di Bagheria ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia di applicazione di misure cautelari coercitive, emessa dal GIP presso il Tribunale di Termini Imerese nei confronti di 10 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione per esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, abuso d’ufficio, violazione di sepolcro, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere, distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, nonché violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale.

In totale risultano indagati una quarantina di soggetti tra cui figurano impresari funebri, dipendenti del cimitero comunale e alcuni personaggi ritenuti vicini alla famiglia mafiosa di Bagheria, nonchè i parenti dei defunti che avrebbero chiesto o ottenuto favori dall'organizzazione.

Le indagini, condotte dal mese di maggio 2017 al mese di aprile 2018, affondano però le radici già nel lontano 2014, quando per la prima volta venne fuori lo scandalo del cimitero di Bagheria, con il ritrovamento di resti umani fumanti, risultato di estumulazioni illecite compiute senza il rispetto di norme di legge.

Pietro Mineo, dipendente comunale e già custode del cimitero è ritenuto la figura chiave dell'inchiesta, che avrebbe condizionato al fine di trarne profitto personale l'andamento delle estumulazioni e delle tumulazioni coadiuvato da altri soggetti.

Sono emersi anche numerosi episodi di corruzione commessi da alcuni imprenditori locali operanti nel settore delle onoranze funebri nei confronti di quei dipendenti cimiteriali adesso indagati per associazione a delinquere, per ottenere una rapida tumulazione delle salme indipendentemente dall’ ordine cronologico di ingresso al cimitero, riducendo notevolmente i tempi di attesa in camera mortuaria vista la cronica scarsità di loculi disponibili.

Le imprese di onoranze funebri di Bagheria coinvolte nell'inchiesta sono quella di: Francesco Sorci, Cosimo e Antonio Galioto, Francesco Tomasello, Alessandro Paternostro, Rosario Miosi, Nicola e Salvatore Colletta.

Assolutamente estranea all'indagine, e ad onor del vero una delle pochissime a bagheria a non essere stata coinvolta, è la rinomata agenzia di onoranze funebri Mineo, con sede in via Dante a Bagheria. 

L'agenzia nel 2012, quando si trovava ancora nella vecchia sede in piazza sepolcro, subì un attentato incendiario che il titolare Antonio Mineo immediatamente denunciò alle autorità competenti. Quella denuncia contribuì alle condanne nel processo Argo contro la mafia di Bagheria.  Nel 2015 il suo nome figura tra quei 36 imprenditori bagheresi che avevano coraggiosamente deciso di squarciare il velo del silenzio e denunciare episodi di estorsione che portarono al blitz Reset 2 con l'arresto di numerosi mafiosi.  In quell'occasione era già emersa la dignità di un imprenditore che non intendeva piegarsi più alle intimidazioni ed anzi, a testa alta, ha continuato nel proprio lavoro, nel quale l'agenzia Mineo ha saputo ritagliarsi in tanti anni di attività una fama di grande professionalità e competenza. 

Il titolare dell'agenzia Antonio Mineo sta però attraversando un momento delicato, a causa della confusione ingenerata nelle persone dall'omonimia con quel Pietro Mineo coinvolto nell'inchiesta. Nonostante vi sia una stretta relazione di parentela infatti, l'Antonio e il Pietro Mineo non hanno rapporto alcuno da circa 10 anni.
«La gente comune però -dichiara Antonio Mineo- si ferma allo stesso cognome ed allora associa la mia agenzia con i soggetti coinvolti nell'indagine , ma tengo a precisare con chiarezza che noi siamo assolutamente estranei. Oggi, dopo quello che è successo al cimitero, è un grande orgoglio per me poter dire di aver sempre lavorato onestamente e nel rispetto delle norme, anche a scapito di perdere qualche cliente. Stiamo subendo un danno di immagine che non può lasciarci indifferenti, ecco perchè tengo a ribadire pubblicamente che la nostra agenzia non ha nulla a che vedere con il Mineo dell'inchiesta, ne tanto meno con gli orrori che sono stati perpetrati al cimitero, dico questo non per appuntarmi al petto una medaglia di onestà, ma soltanto per chiarire che il nostro operato è stato sempre trasparente e legittimo; e i fatti di questi giorni ne sono un'ulteriore prova tangibile».