23 arresti per traffico internazionale di cocaina e hashish, la “testa dell’acqua” a Bagheria. Nomi e video

23 arresti per traffico internazionale di cocaina e hashish, la “testa dell’acqua” a Bagheria. Nomi e video

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Associazione a delinquere finalizzata al traffico, anche internazionale, di stupefacenti. Con questa accusa la polizia ha arrestato undici persone a Palermo (sono 23 in tutta Italia) nell'ambito dell’operazione “Green Finger”, messa a segno dal personale della Squadra Mobile palermitana, su delega della Procura della Repubblica, Direzione Distrettuale Antimafia, con collaborazione della polizia di altre città italiane.

Dall’Argentina la droga arrivava in Sicilia dentro piccoli pacchi, nascosta nel sottofondo delle valigie. I corrieri viaggiavano in aereo fino a Parigi, poi proseguivano in treno o in auto verso Palermo.

Un meccanismo ben collaudato, che è proseguito per mesi. Poi, le indagini della squadra mobile di Palermo diretta da Rodolfo Ruperti, coordinate dalla procura distrettuale antimafia, hanno bloccato il grande business. Sono 24 le ordinanze di custodia cautelare eseguite nella notte, in tutta Italia. La “testa dell’acqua” era a Bagheria, alle porte di Palermo, dove vivevano alcuni trafficanti ritenuti vicini alle cosche. Poco distante, a Villabate, altri manager della droga importavano invece hashish dal Marocco, quasi 1000 chili di droga sono passati da alcuni depositi del Nord Italia prima di arrivare in Sicilia, 700 sono stati sequestrati.


“L’attenzione è al massimo livello – dice il questore di Palermo, Renato Cortese – la droga è il primo affare di Cosa nostra. Che va contrastato non solo nelle piazze di spaccio, come abbiamo fatto sabato con l’operazione del commissariato Centro nel mercato del Borgo Vecchio, ma anche bloccando i grandi traffici”. La sezione Narcotici della squadra mobile ha ricostruito i contorni di un affare milionario.

Spiega un investigatore: “In Argentina, un chilo di cocaina con un principio attivo dell’80 per cento, dunque di grande qualità, costa intorno ai 1.500 euro. Da quel chilo, tagliato chimicamente, se ne ne ricavano cinque, che sul mercato palermitano valgono non meno di 35 mila euro l’uno”. Ecco i numeri del business. “Una dose corrisponde generalmente a un quarto di grammo e costa tra 50 e 100 euro, così dai 1.500 euro di investimento iniziale si arriva a un guadagno che può variare tra i 200 mila e i 400 mila euro al chilo”.


Ufficialmente, Cosa nostra è estranea, ma uno dei capi storici della tratta Argentina-Palermo, aperta all’inizio del 2000, è ritenuto parecchio vicino ai boss di Brancaccio. Si tratta di Salvatore Drago Ferrante, il re dei trafficanti palermitani, originario di Bagheria. Le famiglie mafiose gli affidavano quote di investimento, che lui faceva fruttare al meglio. Nel 2005, venne arrestato alla fermata “Bisceglie” della Metropolitana di Milano, gli affari li avrebbero portati avanti ialcuni dei suoi 'eredi'. Con i vecchi contatti oltreoceano, e soprattutto lo stesso metodo: i boss del narcotraffico hanno continuato a reclutare gente in difficoltà economica, incensurati trasformati in provetti corrieri della droga. Alcuni di loro sono stati scoperti alla dogana. 

L’operazione costituisce epilogo e risultato di un’articolata attività di indagine avviata nel marzo 2015, convenzionalmente denominata “Green finger” che ha permesso di ricostruire l’esistenza di due distinte associazioni a delinquere, capaci, tramite diversi canali, di importare a Palermo ingenti quantitativi di stupefacente del tipo cocaina ed hashish.

La ricostruzione dei fatti accolta dal Giudice per le indagini preliminari è la seguente: il primo sodalizio criminale era promosso da Salvatore Drago Ferrante che, nonostante fosse sottoposto alla misura della detenzione domiciliare, aveva creato un’associazione per delinquere finalizzata all’importazione di cocaina da Buenos Aires con l’invio in quella città di corrieri

Drago Ferrante veniva coadiuvato nelle molteplici attività organizzative da Giuseppe Faia e da Tommaso Lo Verso che eseguivano le direttive del promotore per le operazioni di importazione e trasporto della cocaina.

In tale contesto Lo Verso partecipava all’organizzazione del trasporto di 3,150 kg di cocaina, facendo da scorta al corriere, il quale prelevava lo stupefacente proveniente dall’Argentina in Francia e lo trasportava in auto, venendo per tali fatti arrestato nella località di Viry.

Ed ancora si è documentata un’altra trattativa per l’acquisto in Argentina di un’altra partita di cocaina per un valore complessivo di 29.000€ . Nell’occasione si recava in Argentina per l’acquisto Calogero Rio, ma nonostante il pagamento della somma di denaro la partita di stupefacente non veniva poi consegnata.

Peraltro, si appurava in corso di indagini, come Salvatore Drago Ferrante attivasse un nuovo canale di approvvigionamento di cocaina con un soggetto non identificato in Ecuador e che anche in questa circostanza, dopo il trasferimento di una somma di denaro necessaria per le prime spese, inviasse il Giuseppe Faia, per fargli condurre di persona le fasi della trattativa poi non conclusasi.

 

Del secondo sodalizio criminale era promotore Francesco Antonino Fumuso che, nonostante si trovasse costretto in regime di arresti domiciliari per altri reati, costituiva un’associazione per delinquere ben ramificata sul territorio nazionale, finalizzata all’importazione di ingenti quantitativi di hashish, attraverso contatti con soggetti stranieri operanti sul territorio nazionale tra cui Mohamed Essarrar marocchino, residente nelle Marche, responsabile dello smistamento in Italia di ingenti quantitativi di tale sostanza stupefacente, per conto di fornitori stazionanti in Marocco.

Facenti parte dell’associazione erano anche Giuseppe Bronte, Giuseppe De Luca, Agostino Giuffrè, all’epoca delle indagini latitante, che eseguivano le direttive impartite dal Fumuso per le operazioni di importazione e trasporto della sostanza e l’individuazione dei corrieri.

 

 Tratto da Repubblica.it

I nomi dei soggetti colpiti da rdinanza di custodia cautelare

In carcere
Giuseppe De Luca di 42 anni
Giuseppe Faia, 33 anni
Angelo Cacocciola, 41 anni
Alessandro Anello, 39 anni

Salvatore Drago Ferrante, 55 anni
Alessandro Longo, 36 anni
Tommaso Lo Verso, 41 anni
Francesco Antonino Fumuso, 52 anni
Agostino Giuffrè, 55 anni
Giuseppe Bronte, 25 anni
Mohammed Essarrar, 63 anni
Tiziana Urso, 44 anni

Ai domiciliari
Roberto Pasca, 41 anni
Jhonny Salerno, 24 anni
Calogero Rio, 24 anni
Leonardo Alfano, 28 anni
Giuseppe Chiavello, 43 anni
Gianfranco Di Benedetto, 29 anni
Gaetano D'Amore, 38 anni
Vincenzo Di Maio, 33 anni
Pietro Lo Duca, 31 anni
Sebastiano Lorefice, 42 anni
Pasqualino Urso, 47 anni

Fonte Ufficio stampa Questura di Palermo 

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