Mercoledì, 22 Ottobre 2014
   
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Il pentito di mafia Lo Verso parla di Ficarazzi e Bagheria

Cronaca

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Escono a pezzi e bocconi le rivelazioni del pentito di mafia di Ficarazzi Stefano Lo Verso, che, assieme all'altro pentito bagherese Onofrio Prestigiacomo, stanno vuotando il sacco.

In particolare le rivelazioni di Lo Verso vengono fuori dai verbali che via via vengono depositati nei processi in cui le persone da lui coinvolte in vicende di mafia sono sul banco degli imputati o direttamente dalle sue testimonianze, così come è avvenuto l'altro ieri, rese al processo contro Giuseppe Comparetto, imputato presso la sesta sezione della Corte di appello dopo una condanna in primo grado a 5 anni e otto mesi, per mafia e per il possesso della pistola.

Ed è da questa pistola che il pentito parte per tirare in ballo una parentela clamorosa.

Ad assistere alla compravendita della pistola che sarebbe stata venduta a Giovanni Mezzatesta per 1.500.000 delle vecchie lire da Onofrio Morreale, sarebbe stato presente il bagherese Cosimo D'amico, oggi 81 anni, suocero del sindaco di Bagheria Biagio Sciortino ( ovviamente assolutamente estraneo alla vicenda rivelata dal mafioso).

Ma sono stati tanti i riferimenti del pentito sulle vicende politico imprenditoriali di Bagheria e Ficarazzi.

Su Ficarazzi parla dell'astio dei mafiosi nei confronti di Giuseppe Macchiarella, nel 1998 sindaco della Rete, (la cui amministrazione fu sciolta per mafia con un provvedimento contestatissimo e che fece scalpore), perché, ricorda il pentito, malgrado i presunti buoni uffici di Nino Fontana allora consulente del sindaco, richiesto di risolvere il problema di una costruzione abusiva del Mezzatesta, il sindaco aveva risposto picche.

Per punire, quello che veniva considerato uno scarso interessamento di Nino Fontana al problema edilizio del Mezzatesta, il pentito Lo Verso lo aveva punito bruciandogli sue auto.

Di Fontana, che è stato condannato in primo grado a sette anni per concorso esterno, e che attende il processo di appello, il pentito dice che non era affiliato a cosa nostra, ma legato a Simone Castello per la comune militanza politica e per amicizia.

Come pure in un altro verbale, dice di non sapere se è mafioso Carlo Guttadauro, (che peraltro è uscito diversi anni fa assolto in un procedimento per mafia), che, sempre secondo il pentito, in una campagna elettorale, (forse le amministrative del 2001 o forse le elezioni provinciali del 2003), avrebbe sostenuto uno dei candidati in contrapposizione a Pietro Lo Iacono che a sua volta ne avrebbe sponsorizzato un altro. Gli "omissis" dei verbali non consentono di risalire al nome degli "sponsorizzati".

Altri riferimenti ancora da decifrare per gli inquirenti si riferiscono al progetto della mafia bagherese, non si sa a quale stadio di operatività, di eliminare il senatore Beppe Lumia e il magistrato Nino Di Matteo, entrambi con residenze estive nel territorio di Santa Flavia.

Come pure ancora assolutamente poco chiaro è il contesto in cui sarebbe maturato il progetto attribuito ad Onofrio Morreale, di eliminare un medico odontoiatra originario di Ficarazzi, il dottore Alfonso Bongiovanni e lo stesso mafioso bagherese Giuseppe Di Fiore, condannato come cassiere di cosa nostra.

I riferimenti su queste vicende riportati sui verbali del pentito sono finiti sui giornali nei giorni scorsi.

Per il particolare momento in cui cadono, queste rivelazioni e la loro vicinanza al contesto bagherese, non inducono certo serenità nel mondo politico locale.

Il pentito si è rivelato affidabile consentendo, dopo una accurata ricerca nel luogo indicato, effettuato dai Carabinieri con sofisticate apparecchiature, il ritrovamento dei resti di un uomo, che dovrebbero essere quelli di Andrea Cottone di Villabate scomparso il 12 novembre del 2002.

Andrea Cottone, secondo una  serie di dichiarazioni di Cusimano e Campanella riscontrate dagli inquirenti, avrebbe tentato dopo l'uscita dal carcere dove aveva scontato quattro anni, di riprendersi il suo posto di membro influente della famiglia di Villabate.

Ma gli emergenti, i Mandalà in particolare, troncarono sul nascere questa sua aspirazione.

Il corpo, aveva detto il pentito, che avrebbe partecipato all'operazione di attirare in trappola il Cottone, si trova in località "Crocicchia" di Ficarazzi, alle spalle di una chiesetta e di quella che è stata un tempo, una frequentata pizzeria della zona.

L e ricerche hanno consentito il ritrovamento di ossa, compatibili con un occultamento di resti umani.

Saranno gli esami comparativi, che verranno compiuti nei prossimi giorni,  che consentiranno dopo quasi dieci anni di risolvere uno dei tanti, troppi misteri legati alle "lupare bianche" nel nostro territorio.

 


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