Il tempo di Filippo Panseca - di Giusi Buttitta

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Troppo spesso viviamo dentro confini di pensiero definiti, confini che ci infliggiamo (e non a caso uso questo verbo) da soli e non ce ne accorgiamo nemmeno, lo sguardo basso a fissare il nostro microcosmo. A volte, invece, una circostanza, un’occasione, ci offre la possibilità di alzarlo questo sguardo e avvicinarci al limite più avanzato del pensiero, quello in grado di offrirci prospettive diverse che non conoscevamo o di sottolinearci aspetti che seppur dominanti risultano trascurati. Domande per le quali non abbiamo risposte e paradossalmente, proprio perché troppo grandi, smettiamo di porci.

È stata questa la prima riflessione che è affiorata alla mia mente visitando la mostra “L'arte segna il tempo / il tempo segna l'arte” (30 Maggio – 3 Luglio) di Filippo Panseca ospitata a Bagheria dalla Galleria Adalberto Catanzaro Artecontemporanea presso i locali di Villa Casaurro (Nota a margine: Adalberto Catanzaro che non ringrazieremo mai abbastanza; portare certi artisti a Bagheria è un merito che forse lo stesso Adalberto non riesce a percepire pienamente). La sensazione è quella di confrontarsi con un’arte che è sia visiva che concettuale e che trova una sorta di miracoloso quanto naturale punto di equilibrio tra l’estetica e l’idea. In sintesi: la mostra di Filippo Panseca è un’esperienza per la mente.

Ma per meglio comprendere queste parole occorre sapere e capire, per i pochi che non lo conoscessero, chi è Filippo Panseca.

Nato a Palermo nel 1940 Filippo Panseca ha attraversato la scena artistica italiana e internazionale col passo dell’artista del suo tempo, in grado di usare gli strumenti che la contemporaneità gli ha messo a disposizione per parlare il suo linguaggio e per rappresentare la sua arte. Materiali innovativi, tecniche sperimentali, computer painting, continua apertura di nuovi scenari e possibilità, ci parlano di un artista che negli anni si è mosso come un esploratore delle nuove frontiere e ciò non per il gusto della sperimentazione fine a se stessa, ma solo per trovare, nel linguaggio del suo tempo, la maniera di veicolare le sue idee. Panseca ci tiene tantissimo a non essere etichettato come “artista digitale”, perché – giustamente – non è lo strumento che definisce l’artista, ma il suo pensiero che si fa forma e sostanza attraverso le sue opere.

altCome lo definì Pierre Restany "Filippo Panseca è il maestro del riciclaggio planetario della comunicazione", ed è questo l’impellente bisogno dell’artista, la comunicazione che raccoglie simboli e li rielabora o li scarnifica per metterli a nudo. È un bisogno che si avverte nella forza comunicativa delle sue opere. L’attenzione verso l’innovazione tecnologica lo ha portato a spaziare dalle fotografie al film e al video, da elementi meccanici, elettronici, luci e suoni, ai materiali plastici foto e biodegradabili, dai minerali - come fosforo e fluoro - alle opere immateriali da inviare attraverso satelliti, alle plastiche fotosensibili e al computer. La semplice elencazione degli strumenti restituisce l’idea di quale grande opportunità rappresenti l’arrivo della mostra del Maestro a Bagheria.

Non esattamente qualcosa con la quale è facile imbattersi. In particolare, la mostra bagherese ha un elemento dominante, atavico e precursore di ogni cosa: il tempo. Un tempo, per esempio, racchiuso e rappresentato nell’essenza delle sfere rosse biodegradabili, contaminato e rivoluzionato nelle mirabili Interferenze Tra Spazio e Tempo, dove La decapitazione di San Giovanni Battista si sovrappone al Summit Nato in Galles, attualizzato nella cronaca feroce del Golia decapita Davide.

Splendide anche le stampe digitali su tela a trasferimento termico che riportano in superficie una cronaca iconografica della nostra storia, dall’icona pop rappresentata da Marylin, alla Nave con carico di 1000 clandestini Bosniaci di un’estetica emotivamente sconvolgente (personalmente, l’opera che mi ha emozionato di ogni altra).

La mostra si chiude il 3 Luglio, consiglio non solo di visitarla, ma di mettere su il più efficace dei passaparola, perché l’incontro con Filippo Panseca è uno di quegli incontri che ti segna, ti apre prospettive, ti offre nuovi strumenti per percepire e decodificare la realtà, riporta d’attualità un vecchio amico che qualcuno preferirebbe riporre in un angolo: il pensiero.