Curiosità e Libertà: leggere Lolita a Teheran...e non solo lì - di Maria Luisa Florio

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Gli ultimi accadimenti relativi alla morte del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni in Egitto e prima ancora, la visita del capo di stato iraniano Rouhani in Italia, con conseguente copertura delle statue di epoca romana, mi ha fatto venire in mente il bel libro di Nazar Nafisi: Leggere Lolita a Teheran, pubblicato nel 2004 da Adelphi, 380 pp (12 euro).

Il libro narra la progressiva perdita di libertà delle donne iraniane al tempo della rivoluzione del 1979 che portò al Governo un regime teocratico di tipo islamico. La Nafisi, che aveva studiato e insegnato negli Stati Uniti, era rientrata da poco nel suo paese, dove insegnava letteratura occidentale all’Università di Teheran.

Le sue studentesse, subito dopo la rivoluzione, vengono costrette ad indossare il velo e a passare per una porta secondaria prima dell’ingresso nell’ateneo. Quelle che venivano trovate con “segni occidentali”, tipo fard sulle guance o smalto sulle unghie, rischiavano note di demerito fino all’espulsione e alla prigionia.

Dopo qualche tempo, in cui si assiste ad ogni tipo di violenza, comprese esecuzioni pubbliche e sparizioni di dissidenti, La Nafisi pur di non indossare il velo e regredire, per quanto attiene a libertà femminili, al livello di sua nonna- come lei stessa dice- prende la coraggiosa decisione di licenziarsi dall’Ateneo. La pressione del Rettore e del consiglio accademico, ma anche degli apparati di Polizia, infatti, era ormai divenuta per lei intollerabile: in pratica una lesione della propria libertà di donna e insegnante.

La Nafisi si chiude in casa, ma poi le viene un’idea: organizzerà dei seminari clandestini in casa propria ed inviterà a seguirli le sue migliori studentesse. Solo donne però, sette ragazze, per evitare qualunque rischio. Il romanzo è la storia di queste lezioni, un vero e proprio manifesto d’amore per la letteratura e la sua capacità di poterci innalzare dalle nostre miserie umane (basti pensare a Primo Levi ad Auschwitz).

Durante questi incontri settimanali, vengono, dunque, letti e analizzati diversi romanzi: dalla Lolita di Nabokov ad Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, al Grande Gatsby di Fitzgerald. Il libro è, infatti, diviso in quattro grandi capitoli: Lolita, Gatsby, James, Austen, Per due anni gli incontri, in questa sospensione della realtà che aiuta tutte loro ad affrontare le difficoltà di essere donna sotto un regime islamico, non saranno solo letteratura, ma anche catarsi, salvezza, trasformazione.

Non tutte riusciranno a finire il seminario, ma di certo tutte hanno potuto esercitare, in uno spazio atemporale, sulla falsariga della famosa stanza tutta per sé della Woolf, la propria curiosità e la propria libertà. Poi, certamente, aver letto i classici di cui si discute nel libro, che è ben scritto, scorrevole e appassionato, aiuta a comprenderne meglio alcuni passaggi, anche storici; ma è la magia delle letteratura che fa il miracolo.

Apre uno spiraglio di libertà in cui ognuno cresce e trova la forza di andare per la propria strada, compresa la Nafisi che ritornerà negli Stati Uniti. Dà una lezione di coraggio laddove, sotto le bombe (della guerra con l’Iraq) prevalgono paura e disperazione, in un paese in cui, a tutt’oggi, è ancora presente la lapidazione delle donne adultere.

Si esercita l’intelligenza e soprattutto la curiosità, che è -dice la Nafisi citando Nabokov- “un’insubordinazione allo stato puro”, essenziale per scoprire se stessi e sperimentare anche il peso che la libertà può avere.

Ciò che mi era venuto in mente in merito agli ultimi fatti di cronaca sopra citati: la curiosità come insubordinazione di Regeni che lo ha portato alla morte presso un regime “amico”e l’insostenibile peso della libertà che, unito alla supremazia economica, ha portato i nostri governanti a coprire la nostra arte migliore agli occhi di un dittatore.

Maria Luisa Florio