Storia e personalità di Provenzano nell'ultimo libro di Giusy La Piana

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Giusy La Piana, giornalista e criminologa bagherese, specializzata in scienze criminologico-forensi, psicologia investigativa, giudiziaria e penitenziaria, ci parla del suo ultimo lavoro: "Fare del male non mi piace. La carriera criminale di Bernardo Provenzano". Il libro, che ripercorre la strada che ha portato all'ascesa del boss, pone l'accento sugli aspetti psicologici e comunicativi propri di Provenzano, così da delineare un profilo completo e attendibile dell'uomo.

Dopo la pubblicazione de 'L'impero dei pizzini' e 'Strategia di comunicazione mafiosa', arriva il suo ultimo lavoro 'Fare del male non mi piace. La carriera criminale di Bernardo Provenzano'. Di cosa si tratta?
Per scrivere questo libro ho dovuto ripercorrere la carriera criminale di Bernardo Provenzano. Ho studiato e analizzato, sotto il profilo criminologico-comunicativo, pizzini, dichiarazioni, intercettazioni, interviste, atti processuali, dinamiche delle famiglie mafiose. Il risultato è il racconto della storia e della vita mafiosa del boss: dai primi passi da criminale a Corleone al 41 bis. Sono tante le cicatrici causate dal metodo Provenzano nella vita politica e sociale italiana. Chi pensa che l’argomento si sia esaurito con la morte del suo protagonista è totalmente fuori strada.

Perché oggi è ancora importante parlare, scrivere di mafia?
Perché bisogna sempre tenere alta l’attenzione. La mafia quando è in salute non ha certamente bisogno di sparare. Ha i suoi metodi per generare terra bruciata dove le serve, per fagocitare fondi europei, per gestire appalti, traffici e affari, per prosperare a discapito dei cittadini onesti.

Oggi è ancora rischioso scrivere su questi argomenti?
I miei libri si basano su verità giudiziarie. Il che significa che mentre studi gli atti, mentre ascolti e analizzi determinate testimonianze, ti passano davanti i volti degli assassini e quelli delle loro vittime. Sai che stai scrivendo di persone, e non di personaggi, e che ciò ti espone a numerosi rischi. Diventi scomodo, per alcuni addirittura ingombrante, con la conseguenza che finiranno col rimanerti accanto sole poche persone fidate.

Perché ha deciso di indagare proprio il fenomeno mafioso?
Probabilmente mi ha spinto l’amore per la mia terra. Quando qualcosa ci fa stare male, ci opprime o intacca la nostra serenità, per difenderci è fondamentale aver chiaro quale portata abbia la minaccia e quali siano le dinamiche che l’hanno generata e/o che l’alimentano. Anni fa, sono stata la prima criminologa a scrivere un saggio sulle strategie di comunicazione mafiosa. Da allora molti studenti universitari hanno scelto, come argomento di tesi di laurea, l’analisi della comunicazione della mafia prendendo come punto di riferimento le mie ricerche e il mio lavoro. È una piccola goccia in un mare di cose realizzabili, ma sono felice di mettere a disposizione la mia competenza.

Rispetto alla questione mafiosa, nota dei cambiamenti nella società civile o (purtroppo) la mafia rimane un fenomeno bene o male tollerato?
Mi capita spesso di tenere seminari e presentazioni in giro per l’Italia: ho incontrato liceali e universitari di grande bellezza mentale; ho dialogato con esponenti delle istituzioni e del mondo della cultura; nelle scuole e nelle università ho trattato argomenti che qualche decennio fa nessun dirigente, rettore o professore si sarebbe sognato di voler approfondire. Già questo è un enorme passo avanti. Ciò che invece manca è una piena consapevolezza dell’esistenza della mafia come piaga nazionale che lede i diritti di tutti. Molta gente del Nord è ancora convinta che la mafia sia un fenomeno e un problema del Sud. Questo è un difetto di percezione che giova molto alle mafie.

In quale zona d’Italia porterà ancora il suo “Fare del male non mi piace?”
Il 21 aprile sarò a San Luca, in Calabria, per ribadire il “No a tutte le mafie” nella giornata che vedrà la partecipazione di C.O.N.I., Nazionale Italiana Cantanti, Nazionale Magistrati, MIUR e a numerose Autorità. La radio partner di questa storica giornata della legalità sarà RDS.

Intervista di Stefania Morreale

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