Tra il serio e il faceto- di Ezio Pagano

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Visto il dibattito che si sta sviluppando attorno allo scritto del Prof. Franco Lo Piparo, do il mio contributo pubblicando una pagina del mio libro “Dai mitici anni Sessanta all’alba del terzo millennio. Autobiografia romanzata di Ezio Pagano”.

La seconda parte degli anni Sessanta l’ho vissuta attivamente, pur essendo ancora un adolescente, dal momento che sono nato nel paese dove fioriscono i limoni, Bagheria, nel secolo scorso per Sant’Ireneo, il 28 giugno del 1948 alle sette del pomeriggio, in via Mole, al numero 25.
Nel mio DNA c’è - ne sono convinto - la passione per l’arte, protetta dal Santo Patrono di Bagheria, dato che lo stesso momento in cui venivo alla luce passava dalla mia strada la processione di San Giuseppe, tanto che il frastuono della banda musicale tolse a mia madre la gioia di sentire il mio primo vagito. Quell’anno, infatti, inaspettatamente la processione si fermò davanti a casa nostra, perché il segretario dei festeggiamenti, che era mio nonno Ignazio, ne dispose la fermata in omaggio al nascituro e, quindi, sono nato raccomandato!
I miei genitori, papà Tommaso e mamma Giovanna La Barbera, mi rivelarono tre giorni dopo la nascita, perché il Municipio in quei giorni di festa era chiuso. Così per la burocrazia risulto nato il 1° luglio 1948, con l'involontaria macchia di fuorilegge, per avere “sgraffignato” tre giorni allo Stato.
Intanto, col mio arrivo le generazioni dei Pagano nati a Bagheria diventarono quattro, oggi, con figli e nipoti sono sei, quanto basta, per acquisire l’appellativo di baariotu.
E a proposito di baariotu, anche se non ci è dato sapere con esattezza a chi attribuire la paternità di questo termine, devo ricordare che alcune fonti la fanno risalire a Renato Guttuso, ma non è chiaro cosa Guttuso intendesse per baariotu. Io penso che la differenza tra bagherese e baariotu stia nel fatto che, mentre si considera bagherese chi nasce o semplicemente vive a Bagheria, è baariotu chi può vantare discendenze bagheresi, insomma, una questione di DNA.
Tra i nati a Bagheria, che usano con più piglio questo termine si contano: l’antropologo Nino Buttitta, il linguista Franco Lo Piparo, il fotografo Ferdinando Scianna, il regista Giuseppe Tornatore, il musicologo Piero Violante, lo scrittore Pietro Antonio Buttitta, lo storico Nino Morreale, io stesso, ma anche Leonardo Sciascia e Dacia Maraini. Noi baarioti ci teniamo a questo status! Io, quando voglio far stizzire qualcuno dei miei amici, gli dico che i baarioti abbiamo una marcia in più fin dalla nascita, e attraverso il DNA questo privilegio lo trasmettiamo ai nostri eredi, come se si trattasse di un titolo nobiliare. (…)”

Ezio Pagano

Foto: Ezio Pagano in uno scatto di Ferdinando Scianna