Un ricordo di Gillo Dorfles- di Ezio Pagano

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Ricordare Dorfles è per me un dovere morale oltre che civile; è stato Maestro ed ha forgiato il mio pensiero sull’arte contemporanea. Oltre a dare valore alle mie riflessioni sull’arte scrivendo la prefazione per un mio libro, ha dato prestigio al MUSEUM presiedendo il Consiglio scientifico.

L’”immortale”, come lo definivo parlando con gli amici, per via di un necrologico che lo dava per morto già parecchi anni prima, è stato uno dei pochi pensatori liberi del XX secolo, i suoi libri hanno fatto la fortuna degli editori e le sue teorie sono state tracce per i più avveduti storici dell’arte del nostro tempo.

Laureato in medicina e specializzato in psichiatria era pluri laureato honoris causa; cittadino triestino, quando Trieste apparteneva all’Impero Asburgico e cittadino onorario di diverse città italiane tra cui Bagheria. E’ stato un autentico gentlemen, divulgatore d’arte, professore di estetica, filosofo, scrittore, pianista, poeta, pittore, scultore, critico e storico dell’arte.
Gillo Dorfles, non soddisfatto di aver attraversato l’intero XX secolo si è concesso il lusso di assaporare anche il XXI e l’ha fatto cavalcando due millenni, andandosene quando il prossimo mese avrebbe compiuto 110 anni e non 108 come dice la sua errata biografia.
Con una frase di una comune amica, Lea Vergine, chiudo questo telegrafico ricordo: “Che il disco volante che ce lo ha lasciato lo riporti a casa“.

Ezio Pagano

Nella foto Gillo Dorfles ed Ezio Pagano