Un ricordo di Leonardo Sciascia- di Ezio Pagano

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Ero andato a Palermo a prendere Leonardo Sciascia nella sua casa di Torre Sperlinga, per trascorrere insieme la serata dal poeta Ignazio Buttitta, ad Aspra, come eravamo soliti fare di tanto in tanto.

Quel giorno Sciascia non era pronto e mi invitò a salire nel suo appartamento, mi fece accomodare in salotto e prima di assentarsi per completare quello che stava facendo, mi diede una cartella contenente incisioni dicendomi di guardarle; sapeva che io ero appassionato d’arte, lui lo era con particolare riguardo alla grafica, e quella era la sua collezione. Si, perché Sciascia più che alle pareti preferiva tenere quei fogli a portata di mani, il perché lo capii dopo. Iniziai a sfogliare quei fogli quando Sciascia stava per allontanarsi, ma accorgendosi con quanta preoccupazione li maneggiavo, tornò indietro e mi disse: Hai le mani pulite? Io diventai rosso come un papavero, ma dato che le avevo pulite, assentì. Allora, sedendosi accanto a me, prese uno di quei fogli, che ricordo era di Tono Zancanaro della serie de Il Gibbo, e gli passò i polpastrelli delle dita sulla parte incisa, poi si voltò verso di me e mi disse: Esiste anche l’eros del tatto, prova a farlo anche tu. Fu così che imparai a godere della grafica. Continuò dicendomi che, eccetto qualcuna, la grafica non la incorniciava per questo motivo. Poi mi fece notare alcune imperfezioni di stampa e io prontamente cercai di sottovalutarle dicendogli che nemmeno si notavano, lui fece la voce dura e ribatté che si dovevano notare! Perché facevano parte dei pregi e non dei difetti di una stampa d’arte e me ne spiegò il motivo. Infine si allontanò e in attesa che tornasse sfogliai, questa volta più rilassato, quei fogli con vero godimento. C’erano incisioni di Bellmer, Guttuso, Clerici, Caruso, Zancanaro, Piraino, Vespignani, Matta, Guccione, Attardi, e tante altre.
L’accumularsi di queste esperienze, più quelle di quando osservavo Fefè Piraino e Maurilio Catalano all’opera, nella loro stamperia di via Mazzini a Palermo, ovviamente prima che si diffondesse la corbelleria di motorizzare i torchi, insieme allo studio fatto su un libro scritto dal mio amico Silvio Guardì, furono da stimolo al mio ingresso nel mondo della grafica, al punto che poco dopo, nel 1981, organizzai un’esposizione d’incisioni del grande Maestro spagnolo Pablo Picasso, presentando una selezione delle più interessanti opere della serie dal contenuto erotico realizzate nel 1968. Quella mostra mi creò qualche problema, come il fatto che l’assicurazione mi obbligò a tenere la notte la guardiania armata all’interno della galleria. Il pubblico apprezzò molto le opere, ma non era sufficientemente preparato a pagare qualche milione di lire per una piccola incisione e quindi non vendetti un solo foglio. Nonostante questo la mia Galleria ne ebbe notevole ritorno d’immagine, tant’è che, subito dopo, comprai un torchio a stella rigorosamente manuale, dove non adattai mai un motore elettrico: e così nacque la Stamperia Pagano nei magazzini del vino di Villa Cattolica a Bagheria.
Dopo qualche anno il mercato della grafica iniziò ad inquinarsi: torchi motorizzati, lastre acciaiate, tirature non dichiarate, foto-incisioni e quant’altro crearono diffidenza nei confronti della grafica e il settore entrò in crisi.
Naturalmente ancora oggi esiste la vera grafica d’arte originale e i veri collezionisti, quelli appassionati e competenti, sanno dove e cosa comprare.
Questo spiega perché incisioni come quelle di Morandi o di Bartolini rappresentano ancora oggi un buon investimento, mentre quasi tutto il resto della grafica, a partire dalla metà degli anni Ottanta, è buona solo per arredare uffici, tinelli e camere d’albergo.

Ezio Pagano