Presentato a Bolognetta il libro postumo di Vincenzo Drago

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Sabato 26 maggio è stato presentato a Bolognetta il libro “Mattatoio Bagheria” di Vincenzo Drago. Sono intervenuti i professori Domenico Aiello, Antonino Morreale e Maurizio Padovano. L’evento è stato coordinato dal docente Santo Lombino.

“Mattatoio Bagheria”, pubblicato postumo dopo l’improvvisa dipartita di Vincenzo Drago, è un libro che ripercorre la storia dei processi giudiziari per crimini mafiosi che vanno dal 1874 al 1930. Particolare attenzione è dedicata ai due decenni che vanno dal 1913 al 1927; decenni costellati da omicidi di stampo mafioso con un chiaro significato politico. “Il lavoro portato avanti da Vincenzo Drago” - dichiara il professore Maurizio Padovano - “ si distingue per originalità di metodo. Lo dice benissimo Nino Morreale nella sua introduzione: Drago mette a fuoco una specifica realtà locale ( Bagheria dal 1864 al 1930) e a partire da questo campione tenta una una analisi generale, induttiva, del fenomeno mafioso. Una lettura del fenomeno che si basa su una convinta rinuncia a qualsivoglia paradigma culturalista”.
La presentazione si è svolta a Bolognetta, in occasione dell’edizione 2018 di “Manifestazioni bolognettesi contro le mafie”, patrocinata dal Comune di Bolognetta e dal Forum delle Associazioni Bolognettesi.
“Qualche tempo fa è stato presentato nella nostra città il libro ‘Storie di Bolognetta’, volume che racconta la storia della cittadina attraverso lo studio di archivi e fonti storicamente validi” – spiega il professore Domenico Aiello – “L’autore di questo libro, Santo Lombino, ha voluto ricambiare l’ospitalità bagherese organizzando l’incontro di sabato nella sua città. In quest’occasione è stato presentato il libro di Drago, grande giornalista e storico bagherese, che ci ha lasciati improvvisamente poco tempo fa”.
Mattatoio Bagheria è un libro che parla di mafia, ma lo fa partendo dai processi giudiziari, da ricerche d’archivio “Drago esercita la sua analisi mentre intesse un quadro esaustivo, benché estremamente complesso, dei rapporti economici, politici e familiari del campione di territorio studiato” - prosegue il professore Padovano - L’evidenza più ricorrente in tale analisi, una sorta di invariante, è la reciprocità tra sottosviluppo del territorio e un dominio criminale sempre espressosi in partenariato con il potere istituzionale e economico. Bagheria ne esce come un piccolo pezzetto di mondo che è in relazione di sinergia con un Paese appena nato e che con la sua unità politica sembra avere, come dice I. Sales, nazionalizzato le mafie”.
“Il grande merito di questo libro” – continua Domenico Aiello – “è quello di sollevare le belle pietre delle ‘ville bagheresi’ per mostrare che sotto di esse si nascondono vermi, scarafaggi, serpenti. Dietro l’apparente bellezza architettonica e paesaggistica di Bagheria si nasconde un mondo marcio, fatto di ricatti, violenza, prepotenza. E Vincenzo Drago racconta di questo mondo, e lo fa con rigore da storico, attento alla ricerca delle fonti e all’investigazione della verità”.
Parlare di mafia a Bagheria è ancora importante, così come lo sarebbe in tutti quei luoghi che riproducono modelli analoghi a quelli di Bagheria. “Ma sarebbe ed è necessario parlare anche d’altr:- sostiene Maurizio Padovano – per esempio di un’idea di governo credibile, utile ed efficace della città; di progetti efficaci che armonizzino, smussandone le differenze, le relazioni tra le tante “facce” della città. Perché se c’è una cosa indiscutibile- e vistosissima - è la terribile contraddizione di una città di molti intellettuali e di scarsa cultura e civiltà diffusa. Una cosa alla quale si dovrebbe riflettere quando ci si vanta di essere la città di Tornatore, Ignazio Buttitta e Ferdinando Scianna”.

Stefania Morreale