Guttuso e le pitture della Chiesa di Aspra- di Ezio Pagano

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“Come era prevedibile la “Giornata di Studi” non fu mai fatta, nonostante le mie continue sollecitazioni, rimanendo la solita passerella di politici con i soliti discorsi “bla bla bla””.

Se oggi si possono ammirare le pitture di Renato Guttuso della Chiesa d’Aspra, lo si deve al sottoscritto, perché nel 1969 ho acceso i riflettori su questa vicenda. Non se ne parlava più da quarant’anni e le nuove generazioni, compreso il Parroco della Chiesa d’Aspra, Don Mario Di Lorenzo, non ne conoscevano l’esistenza. 

Sono venuto a conoscenza di queste pitture durante il racconto che lo scultore Peppino Pellitteri mi fece, perché potessi conoscere il suo percorso artistico dall’inizio: dovevo scrivere una sua scheda biografica per un catalogo di una mostra a Parigi, esposizione che doveva tenere insieme al pittore Raul Ajello.
Fu così che io appresi che da giovane Pellitteri aveva aiutato Renato Guttuso a preparare i colori, facendogli da assistente durante la realizzazione delle pitture nella Chiesa di Aspra. Ho quindi informato di questo Padre Mario Di Lorenzo, che ai tempi era il parroco della Parrocchia, chiedendogli di farmi fare un sopralluogo. Il parroco, che ignorava l’esistenza di queste pitture, incuriosito e affascinato dal mio racconto, convenne con me di rimuovere i grandi pannelli dipinti da Pietro Novelli che (secondo il racconto di Pellitteri) li coprivano. Tolti i preziosi pannelli ci fu lo storico ritrovamento. Feci immediatamente dei rilievi fotografici, che documentano il perfetto stato di conservazione delle pitture dopo quarant’anni dalla loro copertura. D’intesa con Padre Di Lorenzo, dopo avere sentito Guttuso, che tenevo costantemente informato, misi in salvo il salvabile, rinunciando a tentare il recupero totale delle pitture per via del parere del prof. Michele Dixitdomino che avevo coinvolto in un sopraluogo, accompagnandolo di persona nella Chiesa di Aspra. Va detto che per il primo tentativo di restauro, eseguito personalmente da me, chiesi la collaborazione del pittore Lillo Rizzo, che mi era stato segnalato dallo stesso Dixit, in quanto, a suo dire, suo allievo prediletto all’Accademia di Belle Arti di Palermo.
Buona parte della pittura era andata irrimediabilmente perduta, a causa dell’imbiancatura a calce che padre Cipolla, costretto dal cardinale Lavitrano, dovette far fare, imbiancatura poi interrotta per decisione dello stesso parroco, non appena l’alto prelato lasciò la Chiesa d’Aspra per far ritorno in Curia. È grazie a questa disobbedienza di padre Cipolla, che ancora oggi è possibile ammirare i frammenti di questa opera giovanile del grande Maestro. Quindi, la visione che si presentava al momento della mia scoperta era come quella di gran parte degli affreschi pompeiani, ovvero dei frammenti, che il parroco Don Di Lorenzo non accettava minacciando per questo di cancellare la parte rimasta, imbiancandola a sua volta, se Guttuso non avesse provveduto al completamento. Il poeta Civello, saputo del ritrovamento, e non passo molto visto che abitava ad Aspra, dopo essersi messo in contatto con Guttuso per informarlo a sua volta del ritrovamento, avviò una petizione per chiedere a Guttuso di tornare ad Aspra e ridipingere le parti mancanti per come chiedeva il parroco, nonostante io avessi detto sia al parroco che a Civello che il Maestro non era disposto a farlo, perché riteneva di scarso valore artistico quelle pitture. Infatti, Guttuso mi scrive: “Caro Pagano, avevo saputo che era stato incaricato dello strappo un restauratore di Palermo; non so se il prof. Dixit o il prof. Biancorosso. Penso che sarebbe il caso di tentare il salvataggio delle parti non completamente rovinate. Lo strappo immagino non sia facile perché si tratta di pitture a tempera e caseina. Le sarei grato se volesse informarmi delle decisioni; d’altra parte personalmente io non posso intervenire su decisioni di questo genere. Chi deciderà la distruzione delle pitture se ne assumerà la responsabilità. La ringrazio comunque per il Suo gentile avvertimento e della fotografia che mi manda. Molto cordialmente, Suo Renato Guttuso”. La storia successiva di queste pitture, che appare su libri e giornali, è piena di inesattezze, infatti, leggendo tutto quello che è stato scritto su questa vicenda, fatto salvo i giornali dell’epoca, mi torna in mente il detto Il lupo perde il pelo ma non il vizio, parlo naturalmente del vizio che hanno i bagheresi di raccontare i fatti dopo averli colorati e adattati alle proprie esigenze e, talvolta, addirittura inventando nuovi particolari. Quando si ricorre all’invenzione, questa viene fatta ad arte, cioè in modo che manchino i riscontri, citando fatti e persone che non sono più in vita e accreditandoli quasi sempre con le dicerie della gente.
Questa premessa è stata necessaria per parlare dei dipinti di Guttuso della chiesa d’Aspra, in quanto, la gran parte delle cose che sono state dette e scritte, hanno le caratteristiche del metodo in premessa.
Quello che dirò adesso, più che rispondere al metodo del racconto, risponde alla logica del fare chiarezza, quindi inizierò dicendo che le decorazioni in questione sono state eseguite da Guttuso con la tecnica della tempera e caseina e non con quella degli affreschi, per come hanno scritto fin’ora tutti quelli che se ne sono occupati, e per come risulta persino nei documenti ufficiali delle Istituzioni, sovrintendenza dei beni culturali, Comune e Provincia compresi. Fatta questa precisazione, sono tante le domande a cui bisognerebbe dare una risposta, a partire dall’anno preciso della loro esecuzione, del perché della loro nascita, del ruolo dello scultore Pellitteri, ma anche di quello del pittore Dixitdomino, e ancora, le motivazioni che hanno spinto il cardinale Lavitrano a chiederne la cancellazione e la conseguente non totale imbiancatura, e poi, la copertura degli stessi con la sovrapposizione dei grandi pannelli dipinti da Pietro Novelli, come avviene il suo ritrovamento dopo oltre quarant’anni e la storia di quella testa del Cristo venuta fuori nel primo intervento di restauro eseguito dal sottoscritto con l’aiuto del pittore Bartolomeo Maria Rizzo. E ancora: dove sono andati a finire i pannelli dipinti da Pietro Novelli di cui non si ha più nessuna traccia? Ma anche e soprattutto c’è da capire perché per oltre quarant’anni senza alcun intervento si sono conservate perfette le parti non imbiancate e, in pochi anni poi, si sono praticamente distrutte? Di chi è la responsabilità di tutto ciò: del Cardinale Lavitrano o dei bigotti asparoti dell’epoca? E ancora: che ruolo ha avuto il sottoscritto in questa vicenda? ma anche il parroco Don Mario Di Lorenzo e Castrense Civello? E infine: cosa si può fare e cosa si deve fare nei prossimi interventi di restauro?
A tutto questo e a tanto altro oggi non è possibile dare una risposta, salvo che non si voglia ricorrere a quei bagheresi inventori di miti di guttusiana memoria.
Per questo motivo, in occasione del ventennale della morte di Guttuso, nel 2007, in merito a questa vicenda, rappresenterò al Sindaco Biagio Sciortino, la necessità di organizzare una Giornata di studi per dare un apporto ad eventuali successivi interventi di restauro. La mia proposta è stata accolta con grande entusiasmo dal Sindaco, che ha immediatamente organizzato la presentazione ufficiale alla stampa della “Giornata di studi”. Della presentazione alla stampa, alla quale sono stati invitati, oltre a me, Marco Carapezza e Franco Lo Piparo, riporto una parte del mio intervento:
“… ho sempre pensato che le biografie dei grandi personaggi andassero scritte almeno in due capitoli, il primo dedicato al periodo giovanile e della formazione, il secondo dedicato al periodo della piena maturità e del successo.
Questo perché spesso dei personaggi famosi si finisce per conoscere molto del periodo della celebrità, che coincide con quello della piena maturità e, poco o nulla sul periodo giovanile, che pure ha la sua importanza per la ricostruzione delle biografie. Il contributo che oggi voglio dare rientra tra le cose che riguardano proprio il primo capitolo, ovvero Il periodo giovanile della vita di Renato Guttuso. E mi piace qui ricordare un altro contributo che ho dato al periodo giovanile dell’illustre Maestro bagherese, e cioè la cura del libro “Renato Guttuso, Pittore di Bagheria”, uscito nel 1982 in occasione del settantesimo compleanno del Maestro: anche questo libro si occupa del suo periodo meno noto, appunto, quello giovanile. A tal proposito mi scrive Guttuso: “... un libro ben nutrito e documentato, utilissimo a documentare il periodo meno noto del mio lavoro, ...”
Ma torniamo ai fatti di oggi. Renato Guttuso ha decorato la chiesa di Aspra molto probabilmente a soli diciassette anni, nel 1929, e anche se questi dipinti non sono da considerarsi buone opere sul piano artistico, come egli stesso mi confermava, sono di fatto un prodigio per il nostro illustre concittadino che, a soli diciassette anni sale su un ponteggio per decorare una chiesa, e quindi, importanti per approfondire lo studio del suo percorso formativo.
Di Guttuso, quest’anno ricorre il ventennale della morte e tra qualche anno l’ottantesimo della realizzazione dei dipinti di Aspra, e per la storia fascinosa di questi dipinti, per l’incredibile loro segregazione di oltre quarant’anni, per gli assurdi e maldestri interventi di restauro, soprattutto per il degrado in cui versano oggi, a mio avviso sul punto di un precipizio senza possibilità di ritorno, mi è parso doveroso, nella duplice veste di amico di Guttuso e di direttore dell’Osservatorio dell’arte contemporanea in Sicilia, di proporre all’Amministrazione comunale una “Giornata di Studi”, con la partecipazione di autorevoli professionisti quali i professori Giuseppe Basile ed Enrico Crispolti, premesso che gli stessi da me interpellati hanno dato la loro disponibilità, dopo averli ad entrambi accompagnati nella chiesa d’Aspra per un sopralluogo.
Prendendo spunto da questa particolare ricorrenza, a costo di apparire anticonformista, anziché i soliti gesti simbolici o discorsi “bla bla bla” con parole in libertà, ho chiesto al Sindaco Biagio Sciortino di fare propria questa mia proposta, cioè: organizzare secondo i crismi della più alta ufficialità scientifica, per come si conviene in situazioni di questo genere, una giornata di studi, iniziando da subito col nominare un Consiglio scientifico e con l’allargare la schiera dei relatori, (in atto composta dal sottoscritto, da Franco Lo Piparo e da Marco Carapezza), in modo da poter concludere l’intensa giornata di lavoro con un nutrito e interessante contributo di idee da lasciare come vademecum per i futuri interventi di restauro.
Per quello che può essere utile, offro la mia collaborazione, non fosse altro per avere riportato alla luce le pitture dopo oltre quarant’anni e per avere raccolto materiale e testimonianze utili alla ricostruzione di un serio percorso scientifico, considerando che la maggior parte del materiale in circolazione è più fuorviante che illuminante”.
Come era prevedibile la “Giornata di Studi” non fu mai fatta, nonostante le mie continue sollecitazioni, rimanendo la solita passerella di politici con i soliti discorsi “bla bla bla”.

Ezio Pagano

Foto - da sinistra: Marco Carapezza, Franco Lo Piparo, Ezio Pagano, Biagio Sciortino, Bartolo Di Salvo e Paolo Amoroso.