Siamo liberi solo se usiamo la lingua di Dante- di Ezio Pagano

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La mattina del 12 gennaio 2019, mentre guardavo i giornali locali per vedere se e come avessero comunicato la presentazione del mio libro Dai mitici anni Sessanta all’alba del terzo millennio, lessi un articolo che in soli tre righe conteneva un paio di termini stranieri. Rapito dall’istinto, presi carta e penna e scrissi questa nota: 

Se prendiamo in esame un qualunque articolo di giornali italiani, constateremo che nella quasi totalità c’è almeno una parolina straniera di troppo, può capitare anche che ce ne siano di più: location, folk, brexit, tickets, tablet, network, hacker, account, malware, pc, web, mail, virus, webcam, blitz, open day, blog, street food, toilet, e potrei continuare per molto. E’ vero che in qualche caso il termine straniero ci aiuta a comprendere meglio, ma è altrettanto vero che nella quasi totalità dei casi se ne può fare a meno, almeno per me è così. Se invece controlliamo i giornali stranieri non troveremo mai un termine italiano nei loro articoli. Allora mi chiedo: ma la nostra lingua non era la più bella e ricca del mondo? C’è proprio bisogno di ricorrere a vocaboli estranei per esprimere un concetto in italiano? Diventa forse più importante l’articolo con le paroline straniere? O l’autore dell’articolo appare più intellettuale se le usa? E potrei continuare con questo tono a pormi domande.

Che sia chiaro, è possibile che questo problema interessi solo me che non ho familiarità con le lingue straniere, ma credetemi, io no ne faccio una questione personale, piuttosto una questione di orgoglio nazionale. Sì, perché a forza di usare nel nostro parlare e nel nostro scrivere parole inglesi, francesi, spagnole ecc., ho l’impressione che finiremo per triturare la lingua italiana e sentirci prigionieri di questi termini. Non pensate che così facendo finiremo per farci scippare assieme alla lingua anche la libertà?
A proposito, scriveva il mio amico Ignazio Buttitta: Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubbanu a lingua …

La foto: Ezio Pagano, Evgeny Solonovic e Ignazio Buttitta. Anni Sessanta