La Città delle Ville (parte II) - di Antonio Belvedere

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Questo testo è stato scritto nel 1995 e pubblicato come conclusione al libro Il Palazzo Cutò di Bagheria, uscito proprio alla fine di quell’anno. Proprio dal titolo di questa ultima parte del libro, deriva la ben nota formula “Bagheria, città delle ville” che, nelle intenzioni dell’autore, guardava al futuro nei termini di un progetto urbano rigeneratore. Come questa formula sia stata usata (e abusata) negli anni, fino a svuotarla delle sue intenzioni originarie, è cosa risaputa. Ai lettori di Bagheria news ripropongo pertanto il “testo galeotto”, come contributo al dibattito delle prossime settimane.

                                                           Parte II 

L'area della stazione ferroviaria si presenta oggi con la configurazione che le fu data nel 1915. Se solo pensiamo ai cambiamenti intervenuti da allora a oggi, risulta evidente l'inadeguatezza di tale situazione, in termini di accessi, di circolazione, di parcheggi. Occupando le aree a nord del Palazzo Cutò, l'impianto di questa modesta stazione ferroviaria cancellò ogni traccia dei giardini e delle geometrie che legavano la fabbrica settecentesca al sito. Inoltre, il vecchio scalo bagherese, concepito a suo tempo essenzialmente come piccolo scalo commerciale, non può rispondere alle funzioni cui è chiamato oggi, che sono quelle di una moderna, comoda e agile stazione di transito per i pendolari dell’hinterland, i quali usano preferibilmente il treno per recarsi a scuola o al lavoro.

Un’importante decisione riguarderà l'eventuale interramento in trincea della linea ferrata, il conseguente ampliamento underground della stazione e il ridisegno delle aree intorno a Villa Cutò.
La seconda questione riguarda il riuso. Fino a quando non ci saranno idee e progetti chiari su questo aspetto fondamentale, sarà difficile che Palazzo Cutò potrà, in tempi ragionevoli, essere aperto ai cittadini. Il progetto di riuso rappresenta infatti il motore, il volano economico del progetto di restauro. Ma dal 1987, anno dell'acquisizione della villa da parte del Comune, nessuna deliberazione è stata presa al riguardo, e anche le nostre modeste proposte sono state tenute in scarsa considerazione. Pure, in una città così povera di spazi pubblici, di luoghi urbani di cui andare orgogliosi, non dovrebbe essere difficile formulare anche più di una ipotesi. Ci permettiamo dunque, in chiusura di questo nostro studio, di avanzarne brevemente una.
La struttura architettonica di Villa Cutò è chiaramente ripartita in un corpo centrale, dove sono ubicate le sale maggiori, e due ali che ospitano le sale di dimensioni più modeste. La Sala-Vestibolo e l'antica Galleria di nord-est hanno dimensioni sufficienti per ospitare piccoli convegni, manifestazioni culturali che vanno dal concerto alla conferenza, al cineclub, alla presentazione del libro e via discorrendo. Tutto il blocco delle sei sale maggiori si presta inoltre all'allestimento di grandi esposizioni temporanee. Tutte le attività a carattere permanente troverebbero invece adeguata sede negli ambienti ubicati nelle due ali.
Quali attività?
La cancellazione della Bagheria settecentesca (ville e paesaggio), nonché la sostituzione incontrollata dell'edilizia "preindustriale" nei vecchi quartieri del centro storico, hanno trasformato il sito bagherese in una desolante periferia urbana. Da qualche tempo, seppur con difficoltà, si sta facendo strada una nuova sensibilità per il recupero della memoria storica ed il bisogno di riparare in qualche modo ai danni del passato. Un obiettivo che le forze culturali e politiche devono porsi, nei prossimi anni, è quello di porre le basi per la nascita di una "cultura della città" che a Bagheria, il villaggio cresciuto intorno alle ville dei signori, non è mai esistita. Inoltre, i tempi sono maturi perché i bagheresi comincino a superare la disaffezione "storica" per queste ville inaccessibili e sconosciute, luoghi di delizie per pochi eletti. Una comunità consapevole e matura non potrà non considerare questi manufatti come un patrimonio inestimabile di valori estetici ed artistici, come "monumenti" appunto, testimonianza e monito (da "moneo") di una arte del costruire che la Bagheria di oggi sconosce. Un aspetto della formazione di questa nuova cultura è senza dubbio quello dell'educazione all'immagine urbana. Una ricerca per lo studio "iconologico" della città, da condurre presso biblioteche, archivi e centri specializzati d'Italia ed Europa dovrebbe porre le basi di un centro documentale che, come le antiche "scuole del nudo", svolga una funzione di educazione al 'Bello' nel rapporto tra città e paesaggio, natura e artificio, costruzione e spazio..,..."...Dai quadri e dai disegni alle stampe, alle litografie e alle fototipie, alle fotografie" e ancora "..piante, descrizioni, rilievi, scavi...possono essere messi tutti a reagire tra loro, onde costruire una base documentaria...". Si potrebbe iniziare con l'acquisizione delle notevoli collezioni private di foto d'epoca esistenti in città, che raccontano la storia della Bagheria perduta, e sono state per molti di noi "il testo" di storia civica, la testimonianza di quel che ci è stato strappato, uno stimolo all'impegno civile e politico. "(...)Fotografie ...fatte probabilmente con una vecchia Leica, come quella che usava mio padre" ricorda Dacia Maraini,"..col disegno in bianco e nero nitido e pulito, come una incisione a punta secca..". Ci sono inoltre i grandi archivi nazionali dei vari Cappellani, Interguglielmi, Alinari, Brogi, Anderson da setacciare e ancora i disegni, i rilievi, le vedute che i viaggiatori stranieri del passato hanno dedicato a Bagheria e che, come questo libro dimostra, giacciono a volte sconosciuti, presso gli archivi di musei e gallerie straniere. Una struttura dedicata all'Immagine della Città, che accompagni gli sforzi per la rinascita di Bagheria, è dunque la nostra proposta per il riuso di Palazzo Cutò. Infine, la grande corte confinante con la Via Consolare, liberata dalle strutture fatiscenti che vi si affollano e opportunamente rinverdita, potrebbe ospitare spettacoli estivi di musica e teatro, tra oleandri e gelsomini in fiore, mentre a nord un nuovo grande giardino dovrebbe risorgere cancellando le brutture attuali. E che dire di una festa estiva, o di una semplice passeggiata contemplativa sull'altana di Palazzo Cutò?

(Antonio Belvedere, Il Palazzo Cutò di Bagheria, 1995)

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La Città delle Ville (parte I) - di Antonio Belvedere

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