L'untore - di Biagio Napoli

L'untore - di Biagio Napoli

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Uno era Domenico Coffari che aveva preso il posto di Giuseppe Scordato, dopo l’arresto di quest’ultimo, come capitano della compagnia d’armi. E’ lui che dà per primo al direttore di polizia notizia di un delitto  avvenuto a Misilmeri ma riguardante un bagherese.

Prima compagnia d’armi del Distretto di Palermo Sezione Orientale N. 400

A S.E. il direttore generale di Polizia
Palermo lì 29 agosto 1854
Eccellenza. Dal mio dipendente distaccato in Misilmeri sono stato con rapporto di ieri avvertito essersi rinvenuto ucciso un individuo colpito d’arma da fuoco nella fiumara di Misilmeri propriamente nel punto
denominato sotto la torre di Scammicchia. Credesi essere l’interfetto del Comune di Bagheria. Io ho premurato i miei dipendenti. Umilio tutto l’anzidetto all’E.V. per averne la piena intelligenza.
Il capitano d’armi
Domenico Coffari .

Altre notizie sul misfatto arriveranno a Salvatore Maniscalco dal prefetto; sappiamo, in particolare, che l’ucciso è stato identificato.

Prefettura di polizia
A Sua Eccellenza il Luogotenente Generale in Sicilia
Palermo 2 settembre 1854
Eccellenza. Il Giudice Regio di Misilmeri il 28 agosto venia avvertito che in contrada Scammicchia, territorio di quel circondario, erasi rinvenuto un cadavere. Passava agli atti di rito sul luogo, e non si potè per allora, riconoscere la persona del cennato cadavere; solo però dall’esame cerusico potè attingersi essere stato da più giorni trafitto per vari colpi d’archibugio. Intanto contemporaneamente presentavaglisi una donna nativa di Bagheria, la quale era dolentissima per non avere avuto da molti dì contezza dell’essere di suo sposo, di nome Gaetano Scaduto della Comune anzidetta di Bagheria. E facevasi a descriverne i connotati che risultarono conformi a quelli dell’estinto in parola. Si praticano perciò le indagini per conoscersi gli autori di questo misfatto. Lo rassegno a V.E. per la superiore intelligenza.
Il Prefetto
Francesco di Silvestri.

Ma anche il giudice regio di Misilmeri trasmette i suoi rapporti al direttore di polizia. Non si conoscono gli autori del delitto ma il presumibile movente ed è questo davvero inquietante.

Giudicato Circondario di Misilmeri
Al Sig. Direttore Dipartimento di Polizia
Settembre 1854
Signore. Con ultimo mio rapporto delli due corrente, n. 538, le umiliavo che diverse donne sono state tratte allo arresto di polizia perché dicevano che l’ucciso Gaetano Scaduto da Bagaria andava nelle campagne ad avvelenarne la frutta. Io intanto trovomi occupato alla liquidazione del vero e farò di tutto per conoscere gli autori di un tale misfatto nell’andamento dell’istruttoria giudiziaria.
Il Giudice Regio.

Uno era dunque Gaetano Scaduto, bagherese, ucciso a Misilmeri; era quello il momento del massimo sviluppo della nuova ondata epidemica di colera che aveva colpito, ancora una volta, la Sicilia. Era stato lo Scaduto davvero vittima delle credenze popolari sulla diffusione della malattia? Di ciò pare esserne convinto il direttore di polizia.

Sul rinvenimento del cadavere di Gaetano Scaduto da Bagheria
Al Prefetto di Polizia
Palermo Sett. 1854
Di risposta al suo ufizio del 2 corr. … le manifesto che alla uccisione di costui è concorsa una causa misteriosa che si rannoda ai pregiudizi sulla natura del Cholera…
Pel Luogot. Gen. Int.
Il direttore.
ASP, Real Segreteria di Stato presso il luogotenente generale, Dipartimento Polizia, Filza n. 992, Documento n. 5795.

L’epidemia di colera scoppiata nel 1854 non fu devastante come quella del 1837 quando su una popolazione di 6800 abitanti a morire furono ben 610 persone (1). Abbiamo visto, tuttavia, che almeno un
morto, non dovuto alla malattia ma alle false credenze popolari, quel Gaetano Scaduto, c’è stato; aggiungiamo che la nuova diffusione dell’infezione aveva, ancora una volta, allarmato le autorità sul fronte
della sicurezza pubblica.

Giudicato circondariale di Bagaria
Uffizio del 2 agosto n. 31
Oggetto: Per i tristi e facinorosi
Al Signore Sig. Direttore presso il Dipartimento di Polizia in Palermo
Gli individui a manca scritti sottoposti prima d’ora per la loro morale e politica condotta a sorveglianza di polizia…facinorosi e bravacci, colla speranza di rubare possono insorgere in ogni occorrenza ed incitar gli altri nei torbidi. Epperò comecchè potrebbero costoro, stringendo, che Iddio non voglia, il pericolo del morbo che ci minaccia, compromettere in mezzo alla somma sventura la tranquillità pubblica di questo comune, ciò che avvenne altresì nel 1837, così a toglier il mezzo di riprodursi le scene istesse di sangue col prevenire le prave voglie dei tristi, io non tralascio di darlene di ciò intelligenza perché ov’ella il creda nella sua saggezza voglia adottare il provvedimento d’essere essi allora assicurati e tradotti in coteste Grandi Prigioni.
Il Regio Giudice
Francesco Rodanò.

Il direttore di polizia risponderà che quegli uomini “perniciosi alla pubblica tranquillità” il giudice può arrestarli “quando lo creda opportuno”. Ad essere segnalati dal giudice al direttore erano stati in  venticinque. Tanti erano i tristi a Bagheria nel 1854? Non sappiamo se siano stati arrestati.  ASP, Real Segreteria di Stato presso il Luogotenente Generale, Dipartimento Polizia, Filza n. 992, Documento n. 5776.

Biagio Napoli

Note
1- I morti di quegli anni, ricavati dai registri dei defunti conservati presso l’archivio comunale, sono riportati nella tabella seguente. Si vede come un aumento della mortalità, rispetto agli anni precedenti, si ha già nel 1853 con valori poco discosti nel 1855, l’anno successivo a quello del massimo sviluppo dell’epidemia:
Anno  N. morti
1851  175
1852  184
1853  302
1854  404
1855  318
1856  199
1857  165