Nella via così detta dei Landri - di Biagio Napoli

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Nella via così detta dei Landri

Giudicato Regio del Circondario Bagaria
N. 925
Oggetto: Dei propagatori delle voci di veleno sul Cholera Morbus Francesco Paolo Carollo e Giovanni La Tona in Bagaria
Al Signore Sig. Direttore del Dipartimento di Polizia
Bagaria 30 ottobre 1855

Nei giorni in cui il Cholera Morbus infieriva più che in altri punti, nella così detta via del Landri, il Sig. Cav. D. Giuseppe La Lumia, dabben uomo, e da molto residente in questo perfido suolo, frequentava tutto solo, e  com’era solito per lo passato pur fare, un suo disabitato casamento messo colà, ove il deposito di poco  vino, che ivi si contiene, raddoppiando le sue premure, rendeva anco di sera più spesse colà le sue gite. Tali  innocenti pratiche ridestando nell’animo di qualcuno che, colpito dal male, ne rimase vittima, di quei, che
ivi s’hanno precisamente ricovero, e poscia nell’insano volgo l’antico pregiudizio dei veleni, non tardò a  farne propagare comunemente in di lui pregiudizio la voce. Atterrito da ciò il succennato cavaliere  sconsigliatamente cedeva al partito di ritornarsi in cotesta sua terra natale, senzachè avesse saputo alcun  lume suggerire sugli autori di sì velenoso soffio. Io intanto perché non si abbia in prosieguo fomento a  malignare impunemente, o a darsi sfogo ad iniqui disegni, e privati rancori, che potrebbero dar causa a
gravi delinquenze, messomi nello impegno d’investigarne i colpevoli, mi è riuscito attingere, che fra coloro,  i quali potrà aversi il destro di svilupparsene dalle economiche imprese indagini gli autori se ne son fatti  diffonditori, e propagatori i due al margine notati, i quali fanno attualmente dimora in territorio di Trabia,  ove stanno intenti alla raccolta delle olive. Epperò essendo essi qui di ritorno, come si spera, domani a sera,  farò io trarli in arresto in questo carcere, per rimanervi a di lei disposizione. Il che mi onoro rassegnare  all’E.V. per la sua superiore intelligenza, e per quant’altro crederà conveniente.
Il Giudice Regio
Francesco Rodanò.

Sappiamo, dal rapporto di Francesco Rodanò, che uno era D. Giuseppe La lumia, cavaliere palermitano, che  si era da tempo trasferito in quel “perfido suolo” che era Bagheria (solo deformazione professionale del  giudice?) dove possedeva un magazzino per il vino ai Lannari, oggi via Ignazio Lanza di Trabia. Ci informa il
giudice che proprio là l’epidemia di colera del 1855 potè mietere la maggior parte delle vittime; quanto al
periodo preciso, che fu il tempo della vendemmia e della vinificazione che molto impegnava il cavaliere La
Lumia e della successiva raccolta delle olive che impegnava invece i suoi calunniatori, possiamo vederlo
dalla seguente tabella che mostra la distribuzione mensile dei decessi di quell’anno (Archivio Comunale-
libro dei defunti 1855).

Decessi 1855-Distribuzione mensile.

Mese N. Morti

Gennaio 24
Febbraio 17
Marzo 10
Aprile 17
Maggio 17
Giugno 9
Luglio 29
Agosto 29
Settembre 50
Ottobre 46
Novembre 46
Dicembre 24
Totale 318

Dei 318 decessi del 1855, ben 142 (44,6%) si verificano dunque nei mesi di settembre (50), ottobre (46) e
novembre (46). Sono quelli i mesi in cui, evidentemente, più infierisce, a Bagheria, il colera. Nella via “così
detta dei Landri” dovevano esistere condizioni igieniche tali da favorirne la diffusione. Il cav. Giuseppe La
Lumia si recava frequentemente nel suo magazzino; non ci volle molto perché qualcuno alzasse l’ingegno e
lo ritenesse preparatore non di vino ma di veleno. Il cavaliere se ne ritorna a Palermo, certo in tal modo
alimentando, con la fuga, quella voce ma, sicuramente, salvando la vita.

Due erano Francesco Paolo Carollo e Giovanni La Tona, campagnoli, impiegati in quel periodo nella raccolta
delle olive a Trabia. Erano stati loro, secondo il giudice, a mettere in giro quella calunnia. Quando fossero
tornati in paese, li avrebbe posti in arresto. E li arresta rinchiudendoli nel carcere di Bagheria la sera del 31
ottobre (lettera al direttore di polizia del 5 novembre). Quell’arresto avrà l’approvazione di Salvatore
Maniscalco (lettera al prefetto dell’8 novembre 1855). In carcere, tuttavia, i due non ci staranno molto.

Prefettura di Polizia
Car. 2° Num. 20515
A Sua Eccellenza il Luog. Gen. Di S. M. in Sicilia
Palermo 15 dicembre 1855

Giovanni La Tona e Francesco Paolo Carollo furono nello scorso ottobre tratti agli arresti in Bagaria per voci
sediziose profferite a carico del Cavaliere Don Giuseppe La Lumia. Istanzando per essere messi in libertà io
ho voluto sentire il Giudice di Bagaria il quale di riscontro mi ha dato suo favorevole avviso sulla dimanda.
Mi onoro rassegnare l’anzidetto alla E.V. per le sue superiori risoluzioni.
Pel Prefetto
Il Segretario Generale
Giuseppe Denaro.

Per mettersi a libertà Giovanni La Tona e Fr. P. Carollo
Pal. Dic. 1855
Pref.
Di riscontro al rapporto del dì 15 and. l’autorizzo a far mettere a libertà Giovanni La Tona e Francesco Paolo
Carollo arrestati in Bagheria per voci sediziose profferite a carico del Cav. D. Giuseppe La Lumia.
Pel Luog.

ASP, Real Segreteria di Stato presso il Luogotenente Generale in Sicilia, Dipartimento Polizia, Filza n. 1078, Documento non numerato.