Rissa col morto alla Corsa Vecchia- di Biagio Napoli

Rissa col morto alla Corsa Vecchia- di Biagio Napoli

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Rissa col morto alla Corsa Vecchia
Ovvero sui metodi per scucire la bocca ai testimoni reticenti al tempo dei Borboni.

Giudicato Regio del Circondario di Bagaria
Al Signore Sig. Direttore del Ripartimento di Polizia in Palermo Bagaria 22 gennaio 1854

Signore. Ieri sera, circa l’ora una, e mezza, fui avvertito che nel magazzino del tale Nicolò Rotolo sito nella via denominata della vecchia corsa in questa Comune, aveva riportato insieme al di lui nipote Salvatore Caruso delle gravi ferite. Accedei tantosto presso loro e sulle prime, mercè medica perizia, verificata la natura delle riferite offese, dalle quali risulta pericolo di vita e di storpio quella al Rotolo cagionata, dell’ugual natura una dal Caruso riportata nella parte laterale destra del torace, e con pericolo di vita l’altra nella regione ipogastrica prodotta da strumento di punta, e taglio, raccolsi poscia le circostanze dai detti degli offesi che facevano caderne l’imputabilità a carico di Francesco Genova, altrimenti Panno, di Carlo Lo Galbo, e Giuseppe Paladino giovinastri fra loro stretti in relazione per vincoli di affinità o d’amicizia. In quel dopopranzo, poco pria dello avvenimento, il Rotolo erasi fatto aspramente in pubblico a rimproverare il succennato Paladino alla presenza del detto Lo Galbo di costui fratel cognato, perché dapprima dimandatogli del vino, che s’avea bevuto, e poscia comprava una partita a tocchi, al far dei conti, per mancanza di moneta, non ne corrispondeva il pagamento e che perciò a conseguire di siffatti torti vendetta, il detto Lo Galbo, lasciato in quel luogo il Paladino, fatta al Rotolo minaccia di ritornarvi fra poco, uscendo, e ricondottovisi in compagnia del nominato Genova, fatta riattaccare sull’oggetto una briga tra il Paladino e il Rotolo, eran quindi riusciti, facilitandolo, ed assistendolo nel preordinato disegno di scagliare dei colpi di coltello contro il Rotolo, e del di lui nipote Caruso, che, chiamato dalle grida, senza nulla saperne, dalla convicina casa accorso era sul luogo. E nella stessa notte, spingendosi con tutto zelo le ricerche contro i detti tre prevenuti, i quali non erano indugiati concordarsi, fu dato alla polizia nel primo albore, non senza durare fatica, tutti e tre insieme sorprenderli ed arrestarli dentro il girato di questo Sig. Paterna, ove preso ricovero, avevan già cominciato con della legna ad accender fuoco, per riscaldarsi. Dopo di che ho fatto io detenerli in quelle carceri.
Il Giudice Regio
Francesco Rodanò.

Due erano Nicolò Rotolo e Salvatore Caruso, zio e nipote, feriti a colpi di coltello la sera del 22 gennaio del 1854. Tre erano Francesco Genova, detto Panno, Carlo Lo Galbo e Giuseppe Paladino, giovinastri e amici, responsabili di quelle ferite. Per una di queste, precisamente quella inferta all’addome, Salvatore Caruso “alle ore quattro della trascorsa notte cedè alla vita” (lettera del giudice al direttore di polizia del 24 gennaio 1854).

Giudicato Circondariale di Bagaria Num. 8 Sezione riservata
Al Signore Sig. Direttore presso il Dipartimento di Polizia in Palermo Bagaria 24 gennaio 1854

Signore. … Sento il bisogno tenerla informata che Domenico Marino di Giuseppe, uno di quei tre testimoni essenziali i quali presenziarono all’inferite offese, per sottrarsi all’obbligo di renderne verace dichiarazione alla giustizia, chiamato a presentarsi la sera istessa in cui avvenne il reato fè a ragion veduta trovarsi assente e non comparse quindi all’ulteriori sollecitazioni; datamisi promessa dal di costui fratel maggiore a nome Cosmo e madre, che tutti insieme convivono, lì seco loro, nel dì appresso condurlo non l’hanno ancora col fatto adempiuto, senza venire ad allegarne scusa veruna, perciò s’è già contro lo stesso, giusto le forme di rito, spedito mandato di accompagnamento: ma perché tale misura non giungerebbe che assai lentamente e perché tale condotta è or in questo Comune una novella risorsa di cui potrebbe col pubblico mal esempio, e col disprezzo della giustizia servirsi la classe di questi uomini mal nati, usi a negare audacemente i fatti più noti, per non far mettere mai luce nelle lor prave delinquenze, trattandosi d’un avvenimento che merita tutto l’interesse d’un più che spedito procedimento io mi permetto proporle, ove il detto Marino rendasi tuttavia inobbediente, l’arresto dei succennati di lui parenti che d’accordo con esso  promettendone la presentazione han creduto beffarsi così dell’autorità della giustizia. E nel tempo istesso trovandosi sottoposti alla misura dell’esperimento in questo carcere gli altri due Antonino e Nicolò Coffaro i quali vogliono tacere parte di quelle circostanze in loro conoscenza ove continuassero ad essere renitenti
voler ordinare che siano mandati nel carcere di Monreale. Ciò in adempimento di ogni mio dovere.
Il Giudice Regio
Francesco Rodanò.

616 12 32 38 4082

Tre erano stati i testimoni di quella tragica rissa. Uno era Domenico Marino resosi irreperibile; due erano
Antonino e Nicolò Coffaro, fratelli, in carcere perché reticenti. Le proposte del giudice che li riguardavano
vennero accolte dal direttore di polizia.
Al Regio Giudice di Bagheria
Pal. 26 gennaio 1854
Sig. Giudice. Perché Domenico Marino, uno degli essenziali testimoni per la istruzione del processo dello
omicidio in persona di Salvatore Caruso si è reso latitante disprezzando la chiamata della Giustizia ed i
parenti e congiunti di lui mancavano alla promessa di farlo a lei presentare, l’autorizzo a passare allo
arresto di tutti costoro finchè il testimone latitante adempirà al suo dovere. Per gli altri due testimoni in
esperimento perché renitenti a dire il vero ho dato le analoghe disposizioni al capitano Coffari per rilevarli
da codeste Prigioni e trasferirli in quelle di Monreale. Ciò di risposta al di lei foglio del 24 stante N. 8.
Il Direttore

Perché fossero scarcerati la madre e il fratello, presto Domenico Marino (già il 31 gennaio) si presenterà al
giudice; persistendo tuttavia nel suo atteggiamento omertoso sarà arrestato. Lo stesso comportamento
continueranno a tenere gli altri due pur trasferiti, per aver lontano i parenti, nel carcere di Monreale,
accompagnati dal capitano della compagnia d’armi. Francesco Rodanò, il 3 febbraio, comunicherà al
direttore di polizia che: “Sull’oggetto del commesso reato è mio dovere soggiungerle che è interamente
portata a termine l’impresa istruttoria dalla quale non è dubbia la rispettiva reità dei colpevoli ond’io fra
breve trasmetterò gli atti al Sig. Procur. Generale del Re pel dippiù che di giustizia”. Quell’istruttoria,
tuttavia non potè servirsi dei testimoni che, nonostante il carcere, rimasero muti.

ASP, Real Segreteria di Stato presso il Luogotenente Generale in Sicilia, Dipartimento Polizia, Filza n. 988, Documento n. 5578.

Biagio Napoli 

Settembre 2019