Leggendo Leto “di persona personalmente”- di Ezio Pagano

Leggendo Leto “di persona personalmente”- di Ezio Pagano

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Aspettando la mostra di Giovanni Leto al Museo regionale di Palazzo Riso, presentata da Franco Lo Piparo.

Nell’anno del Signore,1985, Bill Gates presentava la prima versione di Windows 1.0; contemporaneamente io presentavo all’Expo Arte di Bari le opere di Giovanni Leto realizzate con la carta di giornali. In quegli anni l’Expo era la prima fiera d’Italia e per questo veniva seguita dai più importanti critici d’arte. In quell’occasione Achille Bonito Oliva, Filiberto Menna, Enrico Crispolti, Pier Restany ed altri prestigiosi critici, videro per la prima volta le sue opere, rimanendone impressionati per l’originalità del linguaggio. 

Negli anni successivi Leto verrà invitato a Biennali, rassegne nazionali ed internazionali ed esporrà in spazi pubblici e privati in molte città italiane, assicurandosi, in primis, un posto tra gli “artisti sperimentatori”.

Andrea Camilleri sosteneva di non essere un “cantastorie”, bensì un “contastorie”. Io, in questo distinguo, colgo una similitudine tra i due artisti perché, se da un lato Camilleri “conta-storie” attraverso la carta stampata, Leto, recuperando storie della carta stampata e trasformandole in opere d’arte, “conta-storie” a sua volta.

Infatti, un fine cultore della materia, Franco Lo Piparo, nel presentarlo in catalogo scrive: “… Abbiamo gli elementi minimi per entrare dentro la produzione artistica, ma anche tecnologica, di Giovanni Leto. Con quali pezzi di mondo Leto costruisce immagini pubbliche del mondo? Ecco la prima originalità: non usa colori, non usa marmo, non usa bronzi, non usa terracotta, usa fogli di giornali. Una sofisticheria. I giornali sono già immagini scritte del mondo. Le rappresentazioni artistiche di Leto sono costruite con la materialità di altri pezzi di mondo che sono essi stessi immagini del mondo”.

Un’altra prerogativa dell’opera di Giovanni Leto è che il suo significato viene svelato dal fruitore e non dall’autore. Leto, infatti, occulta le storie che racconta accartocciando i giornali in modo che non siano leggibili, così da renderne misterioso il contenuto. In questo senso, in linea con tutta l’arte contemporanea, il fruitore legge il messaggio con un diverso approccio e lo fa, per dirla alla Camilleri, “di persona personalmente”.