Bagheria ai tempi del colera: la parte della donne- di Biagio Napoli

Bagheria ai tempi del colera: la parte della donne- di Biagio Napoli

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Le donnicciole vennero arrestate e non finì come al tempo della colonna infame

Ovvero dove è chiaro come i tempi fossero ormai cambiati e come le autorità borboniche avessero timore del ripetersi dei disordini del 1837.

“La mattina del 21 giugno 1630, verso le quattro e mezza, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra…vide venire un uomo con una cappa nera, e il cappello sugli occhi, e una carta in mano, sopra la quale, dice costei nella sua deposizione, metteva su le mani. Le diede nell’occhio che, entrando nella strada, si fece appresso alla muraglia delle case…et viddi, dice, che teneva toccato la detta muraglia con le mani. All’hora, soggiunge, mi viene in pensiero se a caso fosse un poco uno di quelli che, à giorni passati, andavano ungendo le muraglie. … C’era alla finestra d’una casa della strada medesima un’altra spettatrice, chiamata Ottavia Bono, la quale…interrogata anch’essa…viddi, dice, che aveva una carta in mano, sopra la quale mise la mano dritta…et poi levata la mano dalla carta, la fregò sopra la muraglia”.
Alessandro Manzoni, Storia della colonna infame, cap. I.

Siamo nel Seicento, a Milano, vi è una grave epidemia di peste, ecco servito l’untore; le donnicciole verranno credute, l’uomo con la cappa nera e il berretto sugli occhi sarà identificato e sottoposto a tortura, la promessa impunità lo porterà ad accusare altri, in due verranno giustiziati. La casa dell’altro sarà rasa al suolo e al suo posto innalzeranno una colonna, infame, a perenne ricordo dell’infame comportamento di chi diffondeva la peste. L’ignoranza del popolo fece il paio con l’ignoranza dei giudici e delle autorità. Ci vollero un secolo e alcuni altri decenni per abbattere (nel 1778) quella colonna annullando nell’oblio sia l’infamia inesistente di chi era stato condannato che la vera infamia di chi aveva condannato degli innocenti.

Al Signore Sig. Direttore presso il Dipartimento di polizia in Palermo
Bagaria 3 agosto 1854
Signore. L’usciere di questo Regio Giudicato D. Salvatore Araja recandosi nella borgata di Aspra onde eseguirvi un atto del proprio Ministero dopo d’essersi per poco fermato al fresco in luogo vicino ad un pozzo colà esistente allontanavasi accompagnato da un ragazzo di lui nipote saltando una siepe onde trasferirsi per via breve nel convicino Comune di Ficarazzi: Ma sì innocente e semplice andamento eccitando dei falsi e malvagi sospetti allora nella nominata Maria Frittitta moglie di Francesco Balistreri, ch’erasi presso quel pozzo trovata ad osservarlo, si fè essa forsennatamente gridando d’esser quell’usciere veduto che ne avvelenava l’acqua: e quindi riunitasi sulle prime ad altra donna, che le stava vicino a nome Ignazia Balistreri moglie di Giuseppe Territo col seguito d’altre poi arrivarono sin all’audacia d’inseguirlo alla di costui insaputa, e mentre pei fatti suoi erasi egli già inoltrato d’assai sull’impreso cammino. Avuto io intanto sui reclami benanco di quell’usciere d’un tal fatto sentore che propagando apertamente delle false e dannabili credenze possono aprir causa a gravissimi disordini col discapito dell’ordine pubblico, e della pubblica tranquillità, ho fatto arrestare le succennate due donne, e scortate l’ho in pari data spedite al Sig. Prefetto di Polizia per quel di più che si giudicherà sul loro conto convenevole.
Il Giudice Regio
Francesco Rodanò.

Siamo nell’Ottocento, a Palermo c’è già il colera, si teme che arrivi anche a Bagheria (i primi due decessi si verificano il 17 agosto); il popolo, al solito, crede che la malattia venga diffusa ad arte perché ricchi e nobili non si infettano; non sa, ovviamente, di epidemiologia e che la malattia colpisce gli strati più bassi della popolazione semplicemente per le loro carenze igieniche. Le autorità, a loro volta, temono che i disordini possano trasformarsi in un attacco politico allo stato. Arrestano, a differenza di quanto era avvenuto tanti anni prima a Milano, le due donne propagatrici di false idee. Solo il 18 settembre il prefetto, richiesto del suo parere dal direttore di polizia e dopo avere, a sua volta, richiesto il parere del giudice regio, risponde che possono essere scarcerate “trovando sufficiente la detenzione da esse sofferta”. Secondo il prefetto possono essere scarcerate anche due altre donne, di Bagheria questa volta, che il giudice aveva arrestato il 6 agosto. Per un eccesso di zelo? Probabilmente considerate le loro colpe come risultano dalla comunicazione del giudice al direttore di polizia: “Santa Scianna moglie di Giuseppe Gagliano invasa da quei pregiudizi che suscitano false idee sulla causa del morbo asiatico sognavasi, esaltando la propria immaginazione, far intendere alla fornaja Maria Ferrara, moglie di Giovan Battista Impellizzeri, che fatti a me venire molti di questi panifacoli avea loro imposto servirsi dell’acqua dei pozzi anziché di quella delle cisterne nell’uso di impastare il pane. Ciò che tendeva a preservarle dal pericolo di veleni. Al che essa sentire fu un solo istante propagarne all’altre donnicciole la voce, e farsene riunione presso il vico ove fa precisamente dimora il compagno d’armi Pietro Barone il quale avvedutosi di ciò si fè allora innanzi a me condurla. Epperò ordinata la presentazione di detta Scianna…ho fatto arrestarle, e le riterrò in questo carcere, poiché una arrivata al suo mese di gravidanza, sino a che non vorrà Ella disporre di farle costì scortare”. Chiacchiere di donnette e arresti, ma una è gravida, non sappiamo delle due quale fosse, magari la fornaia se è vero che Santa Scianna, il 9 settembre, invia una supplica al direttore di polizia per essere scarcerata proprio dalle Grandi Prigioni dove, evidentemente, era stata trasferita dal carcere di Bagheria.
Ma la Scianna, pur sposata, è ancora adolescente… “Santa Scianna da Bagheria di età anni sedici moglie di Giuseppe Cagliani con tutto rispetto espone all’E.V. che da circa dodici giorni trovasi arrestata nelle Grandi Prigioni di cotesta…appartiene a una onesta famiglia di Bagheria priva di genitori sotto la tutela del marito…”.

Erano soltanto delle donne ignoranti a venir arrestate? A questo proposito Il giudice Francesco Rodanò ebbe delle precise e martellanti disposizioni da parte del direttore di polizia. Costui gli scrive infatti il 13 agosto: “Faccia subito arrestare tutti gli agitatori e facinorosi di cotesto Comune dirigendoli sotto scorta a Palermo”. E il 15 agosto: “La interesso di impegnarsi a ghermire i più tristi ed irrequieti che sonosi resi profughi, e laddove in brevi giorni non le riuscisse, la autorizzo a trarre agli arresti i di loro parenti e genitori”. E il 16 agosto: “Ella trovandosi autorizzata a trarre agli arresti i più tristi di codesta Comune, dovrebbe con un colpo di mano isventar i loro pravi disegni catturandone i più pericolosi e render così la calma e la tranquillità al paese”. E il 24 agosto: “Arresti intanto senza misericordia tutti coloro che Ella crederà sospetti di poter turbare l’ordine e la tranquillità in questi tempi malaugurati”. Per quanto riguarda coloro che si erano resi latitanti, il direttore di polizia si era impegnato a rinunciare al loro arresto qualora si fossero spontaneamente presentati. Così, quando taluni di essi, nel settembre successivo, si consegnarono, egli scrisse al giudice di “contromandare gli ordini di arresto sottoponendoli all’obbligo di ritirarsi in casa alle ore 24 e tenendoli sotto stretta sorveglianza onde trarli in arresto al primo sospetto che darebbero di loro condotta”. La perentorietà di quegli ordini dà la misura della valenza cospirativa che eventuali disordini possono assumere. Tra l’agosto e il settembre 1854 il giudice arresterà 18 individui; nel settembre 1854 si consegneranno 4 latitanti; tra settembre e ottobre 1855 ci saranno altri 6 arresti. Si tratterà in tutti i casi di individui di sesso maschile. La loro scarcerazione avverrà quasi sempre, sia nel 1854 che nel 1855, dopo la cessazione dell’epidemia colerica e dopo l’invio di una o più suppliche al direttore di polizia.

Biagio Napoli

22 novebre 2019