I cento anni dalla nascita del partigiano bagherese Rosario Montedoro

I cento anni dalla nascita del partigiano bagherese Rosario Montedoro

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In un momento assai triste per la nostra Italia pensiamo che sia doveroso ricordare tutti coloro che ieri hanno rischiato la vita per la libertà della nostra Patria come ora tanti medici e operatori sanitari rischiano la vita per garantire la salute di tutti noi.

Volevamo portare un fiore al partigiano Montedoro che riposa nel cimitero di Bagheria ma la situazione esige che i nostri morti li possiamo e dobbiamo onorare solo con il ricordo.
L’ANPI di Bagheria ringrazia e onora le memoria del prof. Rosario Montedoro con un piccolo ricordo del suo passato di partigiano.
Il partigiano "Roso", Rosario Montedoro

Il 3 aprile del 1920 nasce a Bagheria da Giovanni e Di Salvo Antonina: Rosario Montedoro,conosciuto come stimato professore della Ciro Scianna, dove insegnò applicazioni tecniche fino alla pensione.
Con l'uscita del libro "Vite in cambio. Gianni Mineo, il partigiano infiltrato che salvò dalla strage
la popolazione della Chiassa"di Santino Gallorini, Effigi 2014, e la seconda edizione: I partigiani
di Vite in Cambio, Effigi 2018,vengono alla luce eventi partigiani a cui il nostro concittadino
partecipò insieme al suo amico Gianni Mineo.Dopo l'8 settembre si sottopone a un intervento chirurgicoall'Ospedale di Fano, pronto a essere deportato in Germania come Internato Militare Italiano (IMI). Già questo ci dà la misura del valore del nostro soldato che rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò, a costo di essere portato nei campi di lavoro tedeschi. Ma il nostro non demorde, e scrive al suo amico Gianni Mineo, sbandato ma rifugiato a casa della sua fidanzata ad Arezzo.
Il Mineo si precipita a Fano e riesce a liberarlo con uno stratagemma, recandosi ad Arezzo dove riescono a sopravvivere condividendo un rudere adibito a essiccatoio di castagne. E' Montedoro a dare l'approvazione a Mineo quando decide di raggiungere il Capitano Siro Rosseti, comandante della
Brigata Garibaldina "Pio Borri" per ricevere l'incarico di partigiano. Successivamente Mineo è comandante del Gruppo X - Squadra Volante composta da almeno 20 elementi e a cui "Roso" infatti con la scheda n. 4 aderirà. L'attività di questo gruppo è memorabile con diverse azioni e operazioni di supporto certificate: "...questo gruppo consegnava fucile mitragliatore in perfetta efficienza.... che sottrassero con un colpo di mano a un autocarro tedesco".
Ma la più celebre azione partigiana è quella della liberazione del Colonnello Von Gablenz della Wehrmacht che troviamo così raccontata in un documento interno della Brigata:
"Venuti a conoscenza che nella Chiassa Superiore circa duecento persone venivano prese in ostaggio dal Comando Tedesco per la scomparsa del Colonnello Von Gablenz [sic!] e sarebbero state passate per le armi se entro quarant'otto ore detto colonnello non fosse stato riconsegnato al Comando Tedesco,...[Il compito di liberare queste persone venne affidato al Mineo,da parte del Comandante Rossetti"] fu affidato al Mineo, dal Comandante Rossetti[sic!], il compito di svolgere con il suo gruppo opera tale da poter venire a conoscenza del luogo ove trovavasi il colonnello. Dopo diligenti e faticose ricerche fu appurato che il colonnello in parola era prigioniero della banda del "Russo" in Montemercoli. Il gruppo, presi accordi con detta banda, restituiva il colonnello al suo Comando. In seguito a questo, le persone chiuse nella Chiassa in ostaggio venivano rimesse in libertà." Si trattava di 209 ostaggi che sarebbero stati fucilati e sarebbero stati distrutti anche quattro paesi, tra cui Anghiari.
Anche se attualmente non risultano testimonianze di una partecipazione nelle fasi finali della liberazione di detto colonnello è sicuro il coinvolgimento strategico del Montedoro.
Infatti il partigiano Roso svolge tante e tante operazioni anche singole di cui: "Per ordine del Comandante la brigata Rossetti, andava ad Arezzo, per prendere informazioni circa la forza e l'armamento dei tedeschi. L'azione informativa veniva portata a termine".
Egli dichiarerà:"Il mio lavoro maggiore era nel sorvegliare attentamente i movimenti tedeschi e fascisti, per dopo essere attaccati dalle squadre del Gruppo. Collaboravo per obbligare i proprietari a distribuire il grano, la carne macellata clandestinamente a prezzi normali".
Con queste sue parole ci piace finire questa scheda per ricordarlo perché sono tante le vicende che meriterebbero di essere ricordate, in parte documentate anche nei libri di cui sopra.

ANPI di Bagheria

 

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