Quello strano muro a Palazzo Cutò (II° parte)- di Antonio Belvedere

Quello strano muro a Palazzo Cutò (II° parte)- di Antonio Belvedere

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Nel 1823, durante il suo viaggio di studio sulle tracce della Sicilia antica, l’architetto franco-tedesco Jacob Ignaz Hittorff scopre che in Sicilia c’è anche tanta architettura moderna, costruita dal Medioevo in poi: osserva, studia, disegna, prende misure, annota i dettagli più rilevanti.

Un decennio più tardi, a Parigi, pubblica Architecture Moderne de la Sicile un bel volume ricco di disegni e di testi esplicativi dedicati appunto alla architettura siciliana più recente: la tavola n. 63 contiene tre disegni del nostro Palazzo Cutò, rielaborati in base agli schizzi e alle misurazioni eseguite sul posto. Cosa ci dicono questi disegni del 1823? 

Non ci sono muri tra la villa e la via Consolare: dalla strada si può godere la visuale della bella facciata la quale, a destra e a sinistra sembra proseguire con due bassi muri, alle spalle dei quali si intravedono i giardini. Questi muri costituivano parte integrante di un fronte arretrato di una ventina di metri rispetto alla strada: di essi rimangono oggi i resti di quello a est, mentre quello a ovest è stato demolito “impropriamente” nei primi anni Novanta del secolo scorso (altre storie da raccontare…). La vicinanza della facciata principale alla via pubblica aveva pertanto suggerito all’architetto della villa l'adozione di una soluzione sobria ed efficace, più vicina al palazzo di città che alla villa rustica: un piazzale, chiuso su tre lati e aperto verso la via pubblica. Lungo la linea di confine tra il piazzale e la strada, Hittorff disegna una fila di pilastrini bassi, dei paracarri probabilmente.

hittorff FACCIATA

Sono attendibili i disegni di Hittorff ?
A grandi linee si, sono attendibili. Inutile cercarvi la fedeltà nel dettaglio architettonico di una finestra o di un vasotto o la esattezza delle misure: l’impianto generale delle architetture rilevate viene tuttavia restituito abbastanza fedelmente.
Con la costruzione del muro, dopo il 1835, il Principe di Cutò, per motivi che abbiamo ipotizzato nella prima parte dell’articolo, separa le sorti della Casina da quelle della strada pubblica; qualche decennio più tardi, con la costruzione della linea ferrata, la villa perde anche i terreni a Nord. Il muro ottocentesco, come lo possiamo apprezzare oggi, è un muro rustico, senza particolari architettonici di rilievo, e non sembra in nessun modo essere in relazione con la architettura della villa: è una cesura, una barriera di protezione, una frettolosa recinzione. Una eccezione va fatta per il cancello in ferro che possiede una alzata con le iniziali PC (Principe di Cutò) e la data 1835: niente di eccezionale, ma è l’unico reperto di un qualche valore storico-artistico. Non parliamo poi del casotto/portineria, addossato al muro entrando a sinistra: una struttura aggiunta con molta probabilità negli anni Venti del Novecento. Anche qui siamo in presenza di una struttura priva di qualsiasi valore artistico e quello storico non ci pare tale da giustificarne la conservazione. Le guardiole d’accesso erano spesso dei piccoli padiglioni ben disegnati e in armonia con l’architettura della villa; villa Sant’Isidoro ad esempio, aveva (e ha) le sue belle guardiole anch’essa sulla Consolare (oggi via Rammacca: a proposito il degrado in cui versano questi due piccoli padiglioni settecenteschi è inammissibile, e non se ne occupa nessuno in attesa che crollino per sbarazzarsene definitivamente).

hittorff PIANTA

Si apre dunque una questione molto spinosa: proseguire sulla via della conservazione del muro, con la prevista ricostruzione della parte crollata? O aprire una nuova pagina, con un nuovo progetto di sistemazione dello spazio tra la villa e la Via Consolare che, eliminando la barriera del muro, determini una nuova dialettica tra il monumento e la città?

La seconda ipotesi, ovviamente, richiede un impegno culturale e politico molto più grande della prima, e solo una Amministrazione Comunale pienamente convinta della bontà del percorso e degli obiettivi da raggiungere potrebbe farsene carico.

Antonio Belvedere