Bagheria negli occhi di Dacia

cultura
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(immagini del set prese dal sito http://www.daciamaraini.it/immagini.htm)

Bagheria, 1970: sono queste le coordinate spazio-temporali da cui spicca il volo l’unica realizzazione cinematografica della scrittrice Dacia Maraini.

L’amore coniugale, con Thomas Milian e Macha Meril protagonisti, è un film drammatico, ispirato all'omonimo romanzo breve di Alberto Moravia.

Girato interamente a Bagheria, nella spettacolare cornice di villa Valguarnera, fra i sentieri odorosi di zagara dei vicini agrumeti, la Maraini dà vita a questo film seguendo due ispirazioni fondamentali: la prima è quella della memoria, filo rosso che più volte lega le vicende di vita della scrittrice alle sorti culturali della nostra città; la seconda è quella della letteratura, l’istinto creativo sempre vivo della scrittrice.


E' un film colto. Ricco di citazioni e riferimenti culturali alti, di ammiccamenti a diversi contesti letterari ed atmosfere culturali, che dà proprio il "senso" di un'epoca, con tutti i suoi fermenti, le sue preoccupazioni, i suoi miti. Ed è forse questa accentuata commistione di linguaggi, la ragione che maggiormente gravò sul destino di questa pellicola, impedendone il successo ai botteghini, oramai più di trent’anni fa.

La trama è un frangente nella vita di un uomo: Silvio Pantaleo è un giornalista che dopo alcuni anni, fa ritorno con la moglie francese nella sua Sicilia, per scrivere il romanzo che ha in mente, e nel frattempo curare da vicino gli interessi delle terre di cui è proprietario. I suoi limoni rischiano infatti di essere spazzati via dall’incontenibile ondata di speculazione edilizia che vessa le campagne bagheresi, così come la sua vena creativa rischia d’impoverirsi a causa della crisi di cui lo scrittore si sente vittima. Silvio, viveur poco incline al pragmatismo e alla soluzione di questioni legate alla quotidianità, sconterà sulla sua pelle ogni "distrazione" dalla realtà, raccogliendo ben presto i frutti amari del suo intellettuale distacco. L’amore per la moglie che descrive nel suo libro è idealizzato, privo di contatto con la vita vera, fatta di sentimenti sofferti e di pathos; così come è idealizzato il suo rapporto con la realtà bagherese, vissuto con elegante distanza dalla terrazza della sua nobile villa. A libro ultimato, scoprirà ciò che forse non avrebbe mai voluto scoprire... e sulle ceneri di questo vissuto potrà finalmente capire cosa sia l’amore coniugale.


Il film di Dacia Maraini è una pellicola densa di significati, dotata di molti spunti per una riflessione intelligente sulle dinamiche amorose tanto quanto su quelle sociali. Un film che apre uno spaccato sulla vita bagherese negli anni '70, non privo di profondità e sensibilità nel rintracciare le orme della grande Storia che coinvolge la nostra cittadina, l'eco di intense trasformazioni nella realtà politica e sociale prima di tutto.

La contestazione studentesca, il sorgere dei movimenti operai e degli agricoltori delle campagne di Bagheria, la nascita della Camera del Lavoro, le prime battaglie femministe, la mafia che cambia volto e che sposta i suoi interessi dal latifondo al settore dell'edilizia, sono tutti elementi che fanno da sfondo alla storia raccontata dalla Maraini, e lo fa con pregio, poichè libera dall'urgenza di costringere il pubblico ad una chiave di lettura politicizzata sulle questioni che solleva, ma al contempo partecipe e incuriosita dagli sviluppi di queste vicende sul territorio cittadino.

Si può chiosare parafrasando una battuta del film, dove si dice che l’amore è tale non solo perchè vede il bello nell’altra persona, ma, soprattutto, perché vede e ama il brutto. E ciò è ancor più vero a proposito dell’amore per un luogo come Bagheria.