Al voto! al voto! - di Manlio Schiavo

Politica
Typography

Solo a pochi può sfuggire il fatto che la campagna elettorale per le elezioni regionali sta entrando sempre più nel vivo e che, come al solito, con l’approssimarsi della data fissata, si moltiplicheranno incontri-scontri, appelli-controappelli, in un turbinare sempre più incontrollato e incontrollabile di immagini e di messaggi, col rischio di creare in noi elettori l’effetto “torre-di-babele” e di sottovalutare o di non dare adeguata attenzione a quello che, a nostro modesto avviso, dovrebbe costituire il primo e fondamentale appello: andare a votare!


Riguardo al fenomeno sempre più preoccupante per il sistema ‘democrazia’ della disaffezione e della mancata partecipazione al voto – che non interessa, purtroppo, solo la nostra società italiana- non sono mancate attente e documentate analisi sociopolitiche, alle quali dovrebbero ricorrere gli ‘attori’ stessi della politica, per una ‘autoriflessione’ meno approssimativa e di spessore culturale più adeguato, se veramente avvertissero la necessità e l’urgenza di porre rimedio a quel fenomeno e ridare dignità e valenza alla politica stessa, alla democrazia e alla ‘partecipazione’ che ne è l’anima. Ma tant’è. E non volendo e non potendo, in questa occasione, ricorrere a quelle analisi, le nostre ‘noterelle’ vogliono solo proporre, tuttavia, qualche semplice riflessione in merito.
«La democrazia...è ostacolata dagli egoismi, dalla sete di supremazia, dalla sfiducia nella capacità
delle persone, dalla pigrizia, dalla paura e da chissà quanti altri fattori. La democrazia è complicata e complessa...necessita di informazione e di cultura. Ha bisogno di attenzione assidua, non consente distrazioni, va costruita e mantenuta ogni giorno. La democrazia non può prescindere dalla partecipazione....Occorre imparare (e aiutare il prossimo a imparare) a discernere; mantenere elevata la propria informazione; mantenere un vigile controllo sull’esercizio della rappresentanza e – per quel che si riesce- agire, contribuire con i propri comportamenti al “governo” della società».
( G. Colombo, Democrazia, Bollati Boringhieri, Torino, 2011, pp. 90-92).
Se così è, andare a votare, indipendentemente dalle proprie convinzioni politiche, è il primo fondamentale dovere (e diritto: ovvio!) per costruire, tutelare e consolidare il sistema democratico «che- sottolinea ancora Gherardo Colombo- è il sistema che più di tutti gli altri consente indifferentemente a ciascuna persona di avere libertà analoga a quella dei suoi simili» (ibid., p.90).
E’ pur vero che, per tanti di noi, la nostra vita individuale e i suoi naturali risvolti nella vita associata sono stati e sono sottoposti ad una serie di continue e profonde delusioni da parte di coloro ai quali abbiamo delegato il compito- sia a livello locale, sia a livello regionale, sia a livello nazionale- di governare la cosa pubblica, al punto da arrivare quasi, ad una radicale e definitiva assenza di speranza in un reale ed efficace, anche minimo, rinnovamento della politica, sebbene da più parti tanto conclamato e tanto ‘strombazzato’ e in nome del quale si è chiesta e si continua a chiedere fiducia.
E avvertiamo in tanti «...quanto pesi la quotidianità della non-speranza anche sulle singole vite, nostre e dei nostri figli....Stiamo lasciando andare tutto quello che apparteneva a tutti. Siamo già in una condizione di quasi-rassegnazione rispetto al nostro destino comune, quello che riguarda la nostra vita associata e la nostra civiltà: lingua, cultura, patrimonio di bellezza, arte e natura, paesaggio e memoria...una rassegnazione...fatta essenzialmente di rimozione -lo sguardo si distoglie per evitare una sofferenza inutile, priva di sbocco- e finisce per divenire cieco...Allora il mondo si appiattisce nell’indifferenza, diventa...privo di valore. Niente rileva, tutto annoia o disgusta, “sono tutti uguali”.» ( R. De Monticelli, Sull’idea di rinnovamento, R. Cortina, Milano, 2013, p.14).
E quando il cittadino-sentinella si addormenta, «la democrazia è pronta a diventare qualcos’altro». (ibid.).

L’ingiustizia e l’illegalità, diffuse e protette, il solco sempre più profondo delle disuguaglianze sul piano economico e sociale, il continuo mancato rispetto dei diritti fondamentali della persona e del cittadino, la politica, per lo più, ridotta esclusivamente a scontro di gruppi di potere e di malaffare, col mancato coinvolgimento dei cittadini, se non in quell’unico senso di rapporto clientelare, sono arrivati al punto da cancellare nella mente di molti la differenza fra uno Stato – rubiamo l’espressione ad Agostino di Ippona - e una banda di briganti.
Ma se, riguardando la nostra più profonda coscienza di persone e di cittadini, riteniamo che il nostro orizzonte di senso che può dare significato al nostro convivere sia proprio sostanziato da ‘valori’ opposti a quei dis-valori, e dunque dall’affermarsi della giustizia e della legalità, dallo sforzo per realizzare una sempre più piena uguaglianza economico-sociale con l’attenzione primaria alla solidarietà verso chi rimane ai margini, dal pieno rispetto del diritto all’istruzione, alla salute, al lavoro, nella parità di genere, dalla politica come esclusiva ricerca ed attuazione del bene comune anche attraverso il coinvolgimento e la partecipazione responsabile dei cittadini, allora, appare quanto mai urgente ritornare alle sapienti, pur nella loro semplicità, riflessioni, già citate, di Gherardo Colombo, a proposito della ‘democrazia’: per superare ‘egoismi’ , ‘sfiducia’, ‘pigrizia’ , occorre riprendere ‘dialogo’, ‘confronto’, ‘informazione’ e ‘cultura’, ‘imparare (insieme) a discernere’, a ‘mantenere elevata la propria informazione’; e a ‘non prescindere dalla partecipazione’.
L’urgenza della prossima scadenza elettorale può essere l’occasione più adatta per ri-avviare, insieme a quanti si ritrovano idealmente in questi valori, un cammino politico che, nell’immediato, non può prescindere dall’aprire un’attenta riflessione su chi, per l’autenticità della propria storia pregressa e presente, possa farsi interprete, coerente, responsabile, affidabile, di una politica nutrita di quei valori, e tale da sollecitare l’attenzione, rimuovere la sfiducia, ridare coraggio e speranza, promuovere un consenso libero, consapevole e ragionato, a sostegno del nostro convivere democratico.

Manlio Schiavo