Enza Guttuso, Vittoria Casa ed i malesseri nel pd - di Pino Fricano

Politica
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La vicenda della dottoressa Guttuso credo ci consenta di fare alcune valutazioni di carattere politico, utili per una scelta consapevole alle prossime elezioni.

Intanto come diceva Totò “ed io pago!”, proprio così, tutte le fesserie di questa amministrazione li pagheremo noi, quelli che paghiamo le tasse, in questo caso lo stipendio di due anni e le spese processuali, non sono in grado di quantificare con precisione ma credo che la spesa a carico della collettività sarà di almeno 100.000 euro.

Penso che la cosa più grave, comunque, non sia questa, la cosa gravissima è quella di avere mandato il settore economico finanziario allo sbando: ancora oggi non disponiamo di un bilancio di previsione che possa avere un minimo di validità per l'anno in corso, si discute ancora del consuntivo 2015, forse navighiamo verso l'ennesimo dissesto senza potere avere nessuno elemento di valutazione sui conti.
La scusa del “non aveva i requisiti”, scusa che la sentenza dimostra essere assolutamente fasulla, è stata usata per alimentare una campagna di gelosia, invidia e odio, creando il “capro espiatorio”, metodo che è diventato il carattere distintivo del M5S e che ricorda molto quanto fatto da Hitler con gli ebrei.
Non so fino a che punto a determinare questa scelta sia stata più l'arroganza di chi pensa di fare giustizia sommaria sul sentito dire, quanto la voglia di far fuori un funzionario scomodo che non si prostrava rispetto ai dictat dell'amministrazione o, ancora peggio, la voglia di smantellare un settore per nascondere la drammaticità dei conti ed il fallimento amministrativo ai cittadini.
Se così fosse, ci troveremo alle porte di un nuovo dissesto con le conseguenze, che già conosciamo: da un lato le limitazioni nella gestione del personale, proprio ora che potremmo stabilizzare i contrattisti, dall’altro l'applicazione dei massimali per tasse e tributi locali, che incidono sulle magre finanze di famiglie e imprese.
Una cosa è certa ci troviamo difronte ad una gestione caratterizzata da incompetenza, arroganza, protervia, opacità, demagogia e retorica, di un consenso costruito alimentando le divisioni e l'odio sulla scorta di notizie false e tendenziose; tutti i vizi della cattiva politica!
Purtroppo il dato bagherese è confermato da quello romano e torinese, quindi questo è lo stile dei 5 stelle, questo sarà quello che dovremo attenderci a livello nazionale se dovessero avere la forza per governare l'Italia.
Per queste ragioni non condivido la scelta di candidatura di Vittoria Casa, guarda caso ex segretaria del PD, con la sua scelta rafforza un progetto politico deleterio per il destino del nostro paese, coprendo responsabilità gravi di questa amministrazione contribuisce, anche lei, alla grande illusione, a gettare benzina sul fuoco della collera, alla criminalizzazione dell’avversario, in un momento in cui stiamo faticosamente uscendo dalla crisi peggiore del dopo guerra .
In ambiente ecclesiastico si dice che chi divide è un operatore a servizio del male, per questo sono molto deluso dell’ennesima divisione a sinistra, anche qui la demagogia si spreca a piene mani, con vecchi slogan dei tempi delle vacche grasse, che in epoca di globalizzazione e concorrenza spinta, alimentano solo illusioni, con il fine reale di garantire la rielezione di qualche vecchio trombone che rischiava la rottamazione.
Ritengo invece che l'operato del governo a guida PD, di cui molti di quelli che ora fanno i censori sono stati sostenitori, presenti un bilancio positivo, così come condivisibili siano le scelte programmatiche e, per molti versi, anche quelle sulle candidature.
Citavo prima il decreto Madia che consente la stabilizzazione dei contrattisti, penso, più in generale alla stabilizzazione di molti precari ed al risanamento dei conti che mette in sicurezza il sistema pensionistico e da quest'anno consentirà di riaprire i concorsi per l'assunzione nella pubblica amministrazione, penso all'assunzione dei giovani con onere contributivo a carico dello stato, alle importanti scelte in materia di sostegno alle fasce deboli e di manutenzione della viabilità principale e di investimento in infrastrutture, in ultimo la scelta di Palermo capitale della cultura che porterà un grande afflusso di turisti a Palermo e nella sua area metropolitana.
Anche la scelta programmata di tre fasce di tassazione 20/30/40, con l'inserimento in prima fascia della maggior parte dei redditi da lavoro dipendente, al contrario delle proposte del centro destra, che sono una regalia ai ricchi e creano un buco di 80 miliardi, tende a riequilibrare i redditi a favore di quelli medio bassi, mantenendo una tassazione comunque compatibile con la necessità di aumentare i consumi e sostenere la crescita.
Proposte credibili e concrete, molto più serie delle balle di un centro destra a trazione leghista che, non dobbiamo dimenticarlo, ha governato portandoci alla bancarotta e che alla fine a contrattato con l’Europa tutti i balzelli che hanno soffocato l’economia, mortificando il Mezzogiorno, i dipendenti pubblici e la scuola di stato.
Naturalmente gli effetti degli ultimi anni di buon governo si notano ancora poco a Bagheria ed in Sicilia, non solo perché un organismo gravemente fiaccato da vecchi mali impiega più tempo a rimettersi in forma, ma anche per le colpe di una pessima classe dirigente locale, che quantomeno il PD sta provando ad archiviare.
La scelta di candidare nel nostro collegio un sindaco eletto per la terza volta ed uno rieletto al secondo mandato, che ha lasciato per dare spazio ad uno più giovane della stessa squadra, la scelta, questa volta che a decidere era Roma, di lasciare fuori vecchie e logore figure, fa sperare nella volontà di avviare seriamente un ricambio della classe dirigente, puntando su figure radicate nel territorio e che hanno svolto un ruolo a servizio del bene comune, riconosciuto dagli elettori con la conferma nella carica.
L’assenza di un candidato, o meglio ancora di una candidata, di Bagheria, in uno dei due collegi uninominali o quantomeno nel plurinominale della camera, lascia l’amaro in bocca e la dice lunga sulla debolezza del PD locale nella compagine provinciale, ma se la logica dei collegi si affermerà, spero più piccoli ed a doppio turno, e se resteremo agganciati a Termini, Cefalù e le Madonie, dovremo ripensare ad uno sviluppo pensato in modo integrato per il versante orientale della provincia di Palermo, di cui i nuovi deputati ed i nuovi senatori dovranno farsi carico.
Questo dobbiamo chiedere a Cicero a Vasta ed a Miceli, unitamente ad un impegno serio per riorganizzare il partito su base di collegio, facendo pesare di più gli iscritti e gli elettori.

Febbraio 2018

Pino Ficano