I giuramenti di fedeltà a un partito: dal dramma al comico e al ridicolo- di F. Lo Piparo

Politica
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Nell’anno 1931 Mussolini obbligò tutti i professori universitari a prestare giuramento di fedeltà al fascismo, pena la decadenza dal ruolo di professore.

Oggi tutti ci scandalizziamo e ricordiamo i pochissimi professori che non vollero giurare. È giusto scandalizzarsi. Diffido però degli atti di coraggio postumi fatti eroicamente quando non si corre alcun pericolo. Mi sono sempre chiesto, osservando il mondo in cui a vario titolo ho vissuto per più di mezzo secolo, quanti di noi in quelle condizioni avrebbero sacrificato la carriera universitaria. Non so chi dei lettori sa che tra i tantissimi (quasi tutti) che giurarono c’è anche un professore che sarà Presidente della Repubblica italiana, Luigi Einaudi. Non solo. In una lettera privata a Mussolini, datata 6 luglio 1933, Einaudi in un certo modo minimizza il valore di quel giuramento. Cito: «Ha chiesto [Mussolini] ad essi [i professori] bensì un giuramento, ma poi li lascia liberi nelle loro opinioni scientifiche».

La storia reale è sempre un po’ più complicata della storia raccontata.

Siamo sicuri che quel giuramento di fedeltà non venga più praticato? E cos’è se non un giuramento di fedeltà il cosiddetto «Codice etico» che ciascun candidato nelle liste 5Stelle deve sottoscrivere davanti a un notaio? L’art. 3 del Codice prescrive che chi viene eletto in Parlamento «sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle (…) si obbliga in caso di espulsione del MoVimento 5 Stelle, a dimettersi dalla carica». L’art. 5 aggiunge che il parlamentare fedifrago «sarà obbligato a pagare al MoVimento 5 Stelle (…), a titolo di penale, la somma di € 100.000,00».

Detto in parole più chiare, chi viene eletto nelle liste 5Stelle giura fedeltà non alla Costituzione e alla Repubblica ma a un Capo politico, privato cittadino nel caso specifico. In violazione dell’articolo 67 della Costituzione che vuole il parlamentare libero da ogni condizionamento esterno: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».

Mi chiedo: il giuramento di fedeltà al Capo del proprio partito è un’anticipazione di altri futuri giuramenti sul modello di quello mussoliniano del 1931?

Considerazione finale. Se il giuramento imposto da Mussolini ai professori universitari fu un capitolo drammatico della storia d’Italia, il giuramento 5Stelle contiene una buona dose di comicità. L’impegno, sottoscritto dai candidati, alle dimissioni da parlamentare in caso di dissenso col vertice del partito è palesemente illegale e anti-costituzionale e, per questo, giuridicamente nullo. Grillo e Casaleggio non possono non saperlo. Qualcuno glielo avrà spiegato. Perché allora lo fanno? Chi lo sa, magari per ridere alle spalle di quelli che ci credono. Ho detto Grillo e Casaleggio e non Di Maio perchè so che al momento i robot sono incapaci di usare motti di spirito e capire barzellette.

Nonostante la comicità di un giuramento senza valore rimane l’amarezza del triste spettacolo di brave e rispettabili persone disponibili a pagare il prezzo del ridicolo rito del giuramento, nullo, di fedeltà al Codice etico pur di tentare la strada che potrebbe condurre in Parlamento.

Franco Lo Piparo