Riflessioni pasquali - di Pino Fricano

Politica
Typography

Il risultato elettorale ha creato uno stato di costernazione negli elettori, in quelli che una volta erano i militanti, del centrosinistra, quella parte della società legata ai valori liberaldemocratici, che vede quei valori travolti dall’avanzata degli amici della Le Pen, di Trump e di Putin.


E’ una sorta di notte che somiglia molto alla notte del discepolo di cui parla Francesco nella recente omelia del Sabato Santo:
“E’ la notte del discepolo che si trova intirizzito e paralizzato, senza sapere dove andare di fronte a tante situazioni dolorose che lo opprimono e lo circondano. E’ il discepolo di oggi, ammutolito davanti ad una realtà che gli si impone facendogli sentire e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli
E’ il discepolo ammutolito e ottenebrato che finisce per abituarsi e considerare normale l’espressione di Caifa: “Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!”
La conventio ad excludendum attorno al PD ed al suo segretario somiglia molto alla sindrome della vittima espiatoria di cui parla R. Girard nel suo La violenza e il sacro: “Qualsiasi comunità in preda alla violenza o oppressa da qualche disastro al quale è incapace di porre rimedio si getta volentieri in una caccia cieca al ‘capro espiatorio’. Istintivamente si cerca un rimedio immediato e violento alla violenza insopportabile, Gli uomini vogliono convincersi che i loro mali dipendono da un unico responsabile di cui sarà facile sbarazzarsi”
La sindrome è quella dei giudei ed in parte degli stessi discepoli che ancora attendono il liberatore dal dominio romano, colui che li libererà dagli esattori e magari distribuirà incarichi e privilegi agli amici più intimi, è la sindrome di chi, oggi, dopo dieci anni di crisi non ce la fa più a reggere al ‘disastro’ dei giovani senza lavoro, delle famiglie esasperate dalla povertà, dalla disgregazione.
Degli errori dell’ultimo governo e del leader del principale partito che lo sosteneva ho già parlato, ma è furi di dubbio che qualcosa si è fatto, qualcosa si stava facendo, qualcos’altro si sarebbe fatto, ora che le condizioni lo permettevano, è fuori di dubbio che i nostri problemi hanno radici lontane, negli in cui si portava il debito dall’80 al 130% sul PIL, negli anni di tangentopoli, negli anni in cui il Cavaliere governava con la Lega.
Eppure la gente, in particolare nel mezzogiorno, ha sentito il bisogno di cambiare, di scegliere Barabba- Di Maio, colui che pensa di sistemare gli esattori a fil di spada, la storia ci insegna che non è finita bene, la dottrina sociale della chiesa ela storia ci insegnano che chi pretende di cambiare radicalmente le cose, alimentando l’odio ed il rancore, prepara regimi molto più oppressivi di quelli che pretende cambiare.
Anch’io sono stato un trentenne animato da passione “rivoluzionaria”, in un partito che ci teneva alla sua “diversità”, ho già parlato di questo commentando un libro di F. Piccolo quindi non mi dilungherò sul tema, allora da posizione ingraiane contestavo il compromesso storico, che ora ritengo una profetica intuizione di E. Berlinguer, per dirla con Guccini “quante balle si hanno iun testa a quell’età”.
Traggo dall’omelia di Francesco questo ulteriore messaggio: “Gesù è risorto dalla morte per renderci partecipi della sua opera di salvezza: Questo è il fondamento e la forza che abbiamo come cristiani per spendere la nostra vita e la nostra energia, intelligenza, affetti e volontà per ricercare e specialmente nel generare cammini di dignità…. E’ l’annuncio che sostiene la nostra speranza e la trasforma in gesti concreti di carità”.
Come ci spiega il Vescovo Lorefice nel messaggio alla diocesi per la Pasqua, questo aveva capito Maria di Magdala, non c’è un oppressore da sostituire con un altro, c’è da far morire l’oppressore che è dentro di noi, quel chicco di grano che se non muore non può dare frutto, questa è la resurrezione a cui siamo chiamati tutti: abbandonare l’odio, il rancore, la diffidenza, armarci della legge dell’amore, della comprensione, della solidarietà, del servizio verso i fratelli e la comunità.
Non aspetterò l’angelo che fermi la mia mano, non credo ci sia alcun sacrificio da compiere, credo che bisogna continuare il percorso intrapreso, imparando dagli errori, riproponendo valori e regole che in parte si sono smarriti, dentro un orizzonte liberaldemocratico, recuperando la cultura dell’ascolto e lo stile della mitezza.
Il governo che si profila, 5 stelle + Lega, non promette nulla di buono, ma credo sia un male necessario per vaccinare gli Italiani, dobbiamo prepararci a ricostruire pazientemente dalle macerie, facendo maturare nella coscienza collettiva il messaggio contenuto nella famosa frase di A. Moro “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.
Aprile 2018